Le persone affette dalla sclerosi multipla possono trovare adesso beneficio da una terapia ormonale, suggerisce un nuovo studio. Una speranza in più tra i pochi trattamenti disponibili allo stato attuale e per chi ancora non risponde alle terapie farmacologiche

la sclerosi multipla

La terapia ormonale sperimentata dati ricercatori del Medical Center della University of Southern California (USC) a Los Angeles, si pone come un nuovo trattamento per la sclerosi multipla (o SM) che s’inserisce tra i pochi che si hanno a disposizione oggi.

Lo studio ha visto il coinvolgimento di 23 persone con SM che stavano assumendo beta-interferone quale trattamento e che avevano subìto almeno una recidiva durante l’anno precedente.
Tutti i pazienti sono stati classificati in base alla mancata efficacia del trattamento nel tempo. Le prove di questa ricaduta sono state ricavate mediante scansione cerebrale e in base alla recrudescenza dei sintomi come maggiore disabilità sopravvenuta e più frequenti ricadute.

Durante il periodo di follow-up, della durata di un anno, i partecipanti suddivisi a caso in due gruppi sono stati trattati con ormone adrenocorticotropo (ACTH) o metilprednisolone (un glucocorticoide sintetico) come terapia mensile, in aggiunta alla terapia tradizionale.
Al contrario dei ricercatori che li seguivano, i pazienti con SM sapevano che tipo di trattamento stavano ricevendo. I volontari sono infine stati esaminati ogni tre mesi, per un totale di 15 mesi.

I risultati dello studio, che verranno presentati all’American Academy of Neurology’s 65th Annual Meeting che si terrà a San Diego, dal 16 al 23 marzo 2013, hanno mostrato che il gruppo di pazienti che aveva ricevuto la terapia ormonale con l’ACTH aveva subìto meno ricadute. In totale si è riscontrato uno 0,08 di ricadute, rispetto a uno 0,8 del gruppo trattato con il metilprednisolone.
Oltre a ciò, il gruppo trattato con l’ACTH ha mostrato meno effetti avversi di tipo psichiatrico, rispetto all’altro gruppo che, nello specifico, ha riscontrato un numero medio di 0,55 episodi psichiatrici per paziente.

«Questi risultati – spiega nel comunicato USC la dottoressa Regina Berkovich – sono interessanti poiché sono disponibili pochi trattamenti per le persone con SM avanzata. Ulteriori studi, tra cui studi randomizzati e controllati, sono necessari per convalidare questi risultati preliminari, ma i risultati suggeriscono un potenziale beneficio della terapia con ACTH a impulso nella SM progredita».

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