La soluzione politica al conflitto siriano interessa anche la Russia, paese sostenitore del “regime baathista”

ancora tensione in Siria

Il capo della diplomazia siriana Walid Al Muallem ha annunciato che il suo governo è pronto a discutere con i ribelli per mettere finalmente fine al conflitto che ha causato fin’ora 70.000 morti. Il 28 febbraio a Roma Khatib, il capo della Coalizione nazionale siriana, ha partecipato al vertice dei paesi “Amici della Siria”a Roma, dove gli Usa hanno annunciato che forniranno ai ribelli, aiuti con rifornimenti alimentari e medici e che stanzieranno 60 milioni di dollari per l’opposizione politica.

Ma il generale Salim Idris, capo di stato maggiore del Consiglio militare supremo ribelle della Siria ha detto, in un intervista telefonica, che l’aiuto proposto dall’amministrazione Obama non aiuterà i ribelli a battere le forze del presidente siriano Bashar Al Assad i quali hanno una enorme superiorità aerea. Ban-Ki-Moon il segretario generale dell’Onu ha invitato il Consiglio di Sicurezza a riunirsi per stabilire i parametri di una transizione democratica come ultima speranza di salvare la Siria.

Intanto Ban, ha comunicato il suo incontro in Svizzera con il mediatore internazionale ed inviato speciale dell’Onu e della Lega Araba in Siria, Lakhdar Brahimi.

La soluzione politica al conflitto siriano interessa anche la Russia, paese sostenitore del regime baathista, Vladimir Putin ha sostenuto la necessità di mettere fine al conflitto, al contempo condanna la concessione dei nuovi aiuti affermando che incoraggiano gli estremisti siriani.

Attualmente la Siria si sta disgregando, un numero di siriani si rifugia nel settarismo; la diffusione delle vendette è sempre maggiore; nelle comunità locali si stanno radicando invece i militanti salafiti.

Quanti innocenti ancora dovranno pagare per le guerre nel mondo?

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