Alfano: fatti gravissimi, emergenza democratica. La procura: corruzione, a giudizio anche De Gregorio e Lavitola. A Milano tre certificati per “complicazioni cardiologiche, probabile un prolungamento ricovero”

i deputati del Pdl davanti al Tribunale di Milano

Sembrava che dall’alto fosse arrivato l’ordine, o per lo meno il consiglio, di mantenere un basso profilo e non lasciarsi andare a manifestazioni di piazza.

Ma 150 parlamentari del Popolo della libertà proprio non ce l’hanno fatta a stare con le braccia conserte a hanno deciso di marciare alla volta del palazzo di giustizia di Milano per manifestare la loro solidarietà a Silvio Berlusconi.

A darne l’annuncio è stata per prima l’ex ministro Mariastella Gelmini, che ha spiegato come dalla riunione dell’11 marzo sia emersa la volontà di «andare a manifestare davanti al tribunale di Milano».

«Per una volta», ha dichiarato Gelmini, «disobbediamo al presidente, la linea emersa dall’intervento di molti parlamentari è quella di andare comunque a manifestare».

Così, dalla sede dell’Unione del commercio, dove si è tenuta la riunione degli eletti, i parlamentari del Pdl, in gran parte a piedi, si sono diretti davanti al tribunale, dove è in corso un’udienza del processo in cui è imputato Silvio Berlusconi per la vicenda Ruby.

La versione ufficiale è che Silvio non fosse d’accordo, ma in realtà sarebbe stato il primo a chiedere ai suoi parlamentari di mobiliarsi in massa per difenderlo «da chi vuole eliminarlo per via giudiziaria».

Tra i primi ad arrivare, per quella che è stata definita «una manifestazione silenziosa», gli ex ministri Nitto Palma, Gianfranco Rotondi e Mariastella Gelmini, seguiti dalle parlamentari Laura Ravetto e Nunzia Di Girolamo. Tutti insieme hanno, poi, intonato le note dell’inno d’Italia.

Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha motivato la manifestazione davanti al tribunale sulla base di «tre fatti gravissimi»: il mancato riconoscimento del legittimo impedimento ai parlamentari avvocati Ghedini e Longo, la visita fiscale a Berlusconi e la richiesta di giudizio immediato da parte della procura di Napoli.

«Abbiamo un interlocutore di cui ci fidiamo», ha spiegato l’ex guardasigilli (guarda il video), «che è il presidente della repubblica, anche presidente del Csm, e a lui affideremo la nostra preoccupazione per l’emergenza democratica».

«Siamo dispiaciuti perché non volevamo esser qui», ha aggiunto Alfano, «poi la situazione si è aggravata viste le ultime notizie».

Prima di lasciare il palazzo di giustizia per recarsi al San Raffaele in visita all’ex premier, Alfano ha minacciato un’iniziativa ancor più clamorosa. «Valutiamo di non partecipare alle prime sedute del parlamento», ha dichiarato, «perché quello che sta accadendo è contro i principi della democrazia e delle istituzioni repubblicane che il Pdl ha sempre rispettato».
Una secessione dell’Aventino rivisitata. Nel 1924 fu una protesta dell’opposizione contro il regime fascista, dopo l’assassinio dell’onorevole Matteoli. Stavolta, 89 anni dopo, nel mirino della manifestazione ci sono finiti i magistrati.

Più tardi, uscendo dall’ospedale, il segretario pidiellino ha mostrato preoccupazione per le condizioni di salute dell’ex premier. «Non abbiamo potuto visitare Berlusconi», ha spiegato, «e gli manderemo il nostro attestato di solidarietà tramite i medici. Non neghiamo la nostra preoccupazione, perché anche questa mattina la situazione non era positiva, il presidente Berlusconi non sta bene».

Oltre agli occhi, a preoccuparlo è la situazione politica: con il Pd che ha chiuso alle grandi intese e quattro processi (Unipol, Ruby, Mediaset, De Gregorio) sulla testa, il Cav non può far altro che sperare in un ritorno alle elezioni.

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