Nella nuova legislatura i parlamentari non avranno più diritto a un servizio, piccolo ma assai comodo, al quale si erano abituati tutti ormai da molti anni: ecco quale

la Casta perde la barberia

Sarà la crisi economica, sarà lo tsunami del Movimento 5 Stelle che si è abbattuto sul Parlamento con l’intento di eliminare ogni privilegio della casta, sta di fatto che la Barberia della Camera dei Deputati starebbe per chiudere i battenti.

Anzi, l’intento non è proprio quello di chiudere, bensì di aprire le porte a tutti, quindi anche ai non parlamentari, ai quali da sempre è stato riservata questa frivola esclusiva.

Presente dai tempi della Repubblica, questa sala dagli arredamenti liberty è stata l’isola felice di deputati e senatori, un luogo dove staccare la spina e farsi curare il proprio look. Una sala dove sono passate molte onorevoli teste, ognuna con le proprie esigenze, come quelle del senatore a vita Giulio Andreotti che passava nel Reparto Barberia due volte al giorno per fare la barba, in modo da essere sempre perfetto in viso.

Quando nel 1991 il servizio diventa a pagamento, i conti in cassa cominciano a non tornare, così si inizia a cercare una soluzione, dalla chiusura al taglio del personale. Nel frattempo, nel 2011 arriva Spider Truman che mette in rete i costi irrisori del servizio e gli stipendi abbondanti dei barbieri, oltre i poco chiari meccanismi di reclutamento dei barbieri di Palazzo. Una situazione spinosa alla quale si aggiunge poco tempo dopo la notizia che il ministro Giancarlo Galan, che non era parlamentare, utilizzava la Barberia della Camera con il tesserino del deputato, anzi, deputata, Giustina Destro.

L’apertura al pubblico della Barberia è solo uno dei tanti privilegi a cui i parlamentari potrebbero essere costretti a rinunciare per volere dei grillini. Si parte dai gesti più semplici, come quello di togliere da uffici e ascensori le targhe con su scritto “riservato agli onorevoli deputati”. Via anche la targa dall’ufficio postale che ammoniva a dare la precedenza ai deputati e le aule dedicate al loro riposo, trasformando il Parlamento in un posto di lavoro come tutti gli altri.

Tagli e ridimensionamenti verranno fatti anche nella buvette del Parlamento: dal punto di ristoro di deputati e senatori spariranno cioccolate e vini pregiati, mentre è stato proprio chiuso il ristorante del Senato, anche in seguito agli attacchi per i prezzi stracciatissimi rivelati sempre da Spider Truman.

I parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno un vademecum ben preciso da seguire per evidenziare la loro discontinuità dal passato. Oltre alla spending review delle frivolezze, alle quali è stato categoricamente vietato avvicinarsi, c’è il divieto di assumere amici e parenti come propri assistenti (tra l’altro, proprio qualche giorno fa è saltata l’assunzione di trenta collaboratori e assistenti parlamentari che l’ultima seduta, nella XVI Legislatura, dell’Ufficio di presidenza della Camera, avrebbe dovuto deliberare). Non solo: no agli appartamenti in centro o alle lussuose stanze d’albergo, preferendo la coabitazione nelle zone più periferiche, e ai ristoranti di lusso. No anche a tutti gli sconti e gli ingressi gratis, dai musei agli stadi. Infine, sì all’abbigliamento casual: niente giacca e cravatta e sontuosi tailleur ma abiti comodi da “comune cittadino”. Su questo punto, però, c’è qualcuno intenzionato a non cedere, come Emilio Colombo, 93enne parlamentare che presiederà la prima seduta a Palazzo Madama: “Se i senatori del Movimento 5 Stelle si presentano senza giacca e cravatta io non li faccio entrare in Aula”.
Un governo appeso a un filo, anzi, a un nodo della cravatta.

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