Le malattie parodontali colpiscono in Italia circa il 50% della popolazione. Il 10% manifesta forme avanzate. Quali sono le cause? Come prevenirle? Come curarle?

Le malattie parodontali sono infezioni causate da microrganismi che colonizzano la superficie del dente al margine gengivale o al di sotto dello stesso. Si viene cosi a creare un equilibrio tra la popolazione batterica del cavo orale e i tessuti parodontali, equilibrio che può divenire instabile e portare alla distruzione dei tessuti parodontali (gengiva, legamento parodontale, cemento radicolare e osso alveolare).

Le malattie parodontali sono malattie molto frequenti, presenti nel 50% dei pazienti al di sopra dei 50 anni, benché colpiscano i giovani molto più di quanto si possa pensare.

Prima causa della parodontite è la placca batterica, condizione necessaria ma non sufficiente a scatenare la malattia in quanto entrano in gioco anche altri fattori, come la suscettibilità individuale, il tabagismo e le malattie sistemiche, che ne rendono così l’eziologia multifattoriale.

Il primo approccio al paziente parodontale prevede la compilazione di una cartella che viene individualizzata con alcuni indici definiti appunto parodontali, che servono per valutare lo stato generale della malattia, evidenziare i siti infetti, impostare la terapia e controllare nel tempo i miglioramenti/peggioramenti dei singoli siti aggiornando di volta in volta i dati rilevati. Il trattamento dei pazienti colpiti da malattia parodontale può essere ripartito in quattro fasi:

  • fase sistemica della terapia, incluso il supporto antifumo, il cui obiettivo è quello di ridurre, o almeno diminuire, l’influsso delle condizioni sistemiche sugli esiti terapeutici;
  • fase iniziale della terapia parodontale, ovvero la terapia eziologica, il cui obiettivo è raggiungere una condizione di pulizia e assenza d’infezione nel cavo orale attraverso la totale rimozione di tutti i depositi sopra e sotto gengivali mediante strumenti ultrasonici e meccanici. Questa fase deve altresì puntare a motivare il paziente in vista del controllo ottimale e costante della placca. La terapia iniziale termina con la rivalutazione degli indici parodontali e la pianificazione sia delle terapie supplementari sia di quelle di supporto;
  • fase correttiva della terapia, ovvero misure supplementari quali interventi di  chirurgia parodontale, volti al ripristino di un’architettura anatomica fisiologica. Se il livello di collaborazione del paziente a mantenere uno stato di salute orale corretto risulta inadeguato, può non essere opportuno avviare le procedure terapeutiche chirurgiche;
  • fase di mantenimento, ovvero terapia parodontale di supporto, il cui scopo è la prevenzione di nuove infezioni e recidive. Per ogni singolo paziente occorre pianificare un sistema di controlli che preveda la rivalutazione degli indici parodontali, mediante sondaggio ed eventuale strumentazione dei siti infetti.

Clinicamente la parodontite è nella maggior parte dei casi asintomatica, e ciò rende la sua diagnosi (e di conseguenza la terapia) difficoltosa in quanto i pazienti si recano dal clinico allorquando il sintomo di mobilità dentale è evidente e spesso irreversibile, decidendo così in assenza di sensibilità o sintomatologia algica di non affrontare il trattamento ritenendolo non necessario. In ragione di ciò è di fondamentale importanza una attenta e scrupolosa visita specialistica atta ad evidenziare problematiche parodontali che mettano a rischio la salute del cavo orale nel breve o nel lungo periodo, ma anche un impegno costante da parte del paziente nel seguire le indicazioni del proprio odontoiatra.

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