La frase che annuncerà l’avvenuta elezione del nuovo Papa sarà pronunciata dal cardinale Tauran

Jean Louis Tauran-blogtaormina

L’ «Habemus Papam», alla fine di questo Conclave 2013, avrà un accento francese. Ad annunciare al mondo il nome del successore di Benedetto XVI sarà infatti un cardinale d’Oltralpe, Jean-Louis Tauran, attuale capo dicastero per il Dialogo interreligioso, qui nella sua veste di protodiacono.

È compito del primo cardinale dell’ordine dei diaconi, quale Tauran è dal 21 febbraio 2011, il compito di proclamare al popolo dei fedeli, dalla Loggia centrale di San Pietro, l’avvenuta elezione del nuovo Pontefice. «Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam!», è la celebre formula, pronunciata sotto gli occhi del mondo, che poi prosegue: «Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum (poi il nome dell’eletto in accusativo latino), Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem (e il cognome non tradotto), qui sibi nomen imposuit (e il nome pontificale in genitivo latino, seguito dal numerale ordinale)».

Quindi, tra l’ovazione della folla, la prima apparizione in pubblico del neo-eletto successore di Pietro. L’ultimo a pronunciare l’attesissima formula è stato il cardinale cileno Jorge Arturo Medina Estevez, che il 19 aprile 2005 annunciò l’elezione di Benedetto XVI. Prima di lui, il 16 ottobre 1978, l’Habemus Papam per Giovanni Paolo II era stato proclamato dall’italiano Pericle Felici. Sempre in qualità di protodiacono, Tauran imporrà il pallio al nuovo Papa durante la messa di insediamento.

Tauran, 70 anni il prossimo 5 aprile, originario di Bordeaux, arriva a questo appuntamento con la storia dopo una carriera vaticana da diplomatico di razza. Tra il 1989 e il 2003 è stato prima sottosegretario e poi segretario per i Rapporti con gli Stati, cioè «ministro degli Esteri» della Santa Sede. Creato cardinale da Wojtyla nel Concistoro del 21 ottobre 2003, un mese dopo è diventato archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Dal 25 giugno 2007, su nomina di papa Ratzinger, è presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, molto attivo sul fronte dei rapporti con l’Islam.

Durante il pontificato di Wojtyla, ha avuto un ruolo notevole in occasione della guerra in Iraq, sottolineando l’importanza del dialogo e dell’Onu per risolvere i conflitti. Dichiarò che «una guerra di aggressione unilaterale avrebbe costituito un crimine contro la pace e una violazione della Convenzione di Ginevra». In seguito ebbe modo di rilevare che paradossalmente i cristiani iracheni erano più tutelati sotto il regime di Saddam Hussein. In una recente intervista, dopo la rinuncia di Ratzinger, Tauran ha detto di ritenere che il nuovo Papa «debba continuare quello che ha fatto Benedetto XVI: insegnare il contenuto della fede».

«Ci vorrà inoltre – ha aggiunto – un Papa molto aperto al dialogo con le culture e le religioni, che possa effettuare una riforma della Curia affinchè ci sia maggiore coordinamento nella vita e nelle decisioni della Chiesa universale». Quasi un ritratto dello stesso Tauran, si direbbe. C’è una sola possibilità, infatti, che non sia il porporato francese ad annunciare il successore di Ratzinger: e cioè che venga eletto lui stesso, essendo considerato – pur da tempo in non buone condizioni di salute – uno dei «papabili».

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