A rischio anche gli aliscafi dello Stretto, declassati gli aeroporti di Catania e Comiso. Rapporto della Fit Cisl sulla situazione dei collegamenti nell’Isola è impietoso: “non sono degni di una regione europea”

Trenitalia sopprime 105 linee

Bus fermi perché non ci sono i soldi per pagare la benzina, intere zone dell’entroterra irraggiungibili perché non ci sono treni che le servano, le isole minori abbandonate a se stesse, la probabile cancellazione dell’aliscafo sullo Stretto di Messina e un piano nazionale per gli aeroporti che penalizza gli scali dell’Isola.

Per chi vive in Sicilia è un’impresa muoversi da una città all’altra e spostamenti di pochi chilometri si trasformano spesso in viaggi della speranza che durano ore. La Fit Cisl Sicilia punta la lente di ingrandimento sullo stato dei trasporti e il quadro che ne viene fuori è imbarazzante. “Un sistema infrastrutturale che non è degno di una regione europea”, attacca Amedeo Benigno, segretario della federazione trasporti del sindacato.

Le autolinee. Ogni giorno l’Ast, l’azienda regionale di trasporti, taglia 70 corse in tutta la Sicilia. Il motivo? Non ci sono i soldi per pagare il carburante e la manutenzione dei mezzi, che rimangono posteggiati nelle rimesse. “La società – spiega Benigno – da mesi non paga gli stipendi ai dipendenti e non riesce nemmeno a pareggiare i conti con i fornitori che, intanto, hanno bloccato le manutenzioni. Questo perché la Regione e i Comuni non versano all’Ast quanto le spetta”. La conseguenza è che ogni giorno almeno 500 pendolari di tutta l’Isola scelgono di non affidarsi ai bus pubblici per gli spostamenti.

Ma vanno male le cose anche per le 120 ditte che gestiscono il grosso business del trasporto privato su ruote, che dall’anno scorso hanno visto i finanziamenti che arrivano dalla Regione tagliati del 20 per cento. Con il risultato che, senza soldi per pagare stipendi e benzina, sono state tagliate le corse da e per i centri siciliani più piccoli.

I treni. “Su quasi 500 treni regionali ogni giorno Ferrovie dello Stato sopprime quindici treni – illustrano dalla Fit Cisl – e spesso lo fa all’ultimo minuto, rendendo quindi il servizio inaffidabile. Senza contare che in molte stazioni le macchine per l’emissione sono guaste e non ci sono biglietterie. Prendere un treno diventa un’odissea”. E la situazione peggiorerà ulteriormente da lunedì prossimo, con la partenza del nuovo piano di Trenitalia Sicilia che prevede la soppressione (per adesso rimandata) di altre 105 tratte e penalizzerà ulteriormente pendolari e viaggiatori. Le tratte cancellate sono la Palermo-Agrigento, Catania-Messina, Palermo-Trapani, Agrigento-Catania, anche tratte metropolitane come Siracusa-Taormina, Siracusa-Modica, Taormina-Catania, stazione Giachery-Palermo Notarbartolo, Palermo-Cefalù, Caltanissetta-Roccapalumba, Messina-Milazzo, Catania-Caltagirone, Siracusa-Rosolini e Siracusa-Pozzallo, Fiumefreddo-Catania, Catania-Caltanissetta.

Le soppressioni riguarderanno alcune fasce orarie e capiterà, per esempio, di dovere aspettare fino a tre ore tra un treno e l’altro. Intanto, pochi giorni fa Regione e Ferrovie hanno firmato un accordo per la velocizzazione degli spostamenti tra Palermo, Messina e Catania, che prevede una riduzione del 10 per cento dei tempi. Nel frattempo, c’è solo un treno diretto che collega il capoluogo con la città etnea e per farlo ci mette quasi tre ore, mentre i regionali non diretti ne impiegano almeno quattro.

Trasporto marittimo. Dal 14 aprile potrebbe essere impossibile prendere un aliscafo per superare lo Stretto di Messina. Questo perché il mese prossimo scadrà il contratto di affidamento triennale al consorzio Metromare, che in venti minuti collega la Sicilia alla Calabria. Un servizio utilizzato da circa quattro milioni di pendolari all’anno, senza contare i turisti. “Senza un rinnovo del finanziamento – sottolineano dalla Cisl – saremo privati del mezzo più veloce per raggiungere la penisola, rimarranno solo i traghetti che impiegano il doppio del tempo. E’ un fatto che può avere ripercussioni anche sul turismo estivo in Sicilia”.

E proprio all’estate guardano i viaggiatori che ogni anno visitano le isole minori siciliane e che temono che anche quest’anno possano ripresentarsi i disagi della stagione scorsa, quando la Regione ridusse i finanziamenti ai trasporti privati e le compagnie marittime tagliarono i collegamenti. Da Ustica a Lampedusa e Pantelleria, dalle Eolie alle Egadi, anche per quest’anno la paura di una stagione turistica a rischio è concreto.

Gli aerei. Il mese scorso, il Piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale del governo Monti ha stabilito quali scali siano da considerare di interesse nazionale e meritevoli di ricevere, quindi, finanziamenti statali, e quali no. Di questi se ne occuperanno le Regioni e gli enti locali, che potranno valutare, nel caso di mancanza di risorse, anche la loro chiusura. Con il risultato di isolare ulteriormente la Sicilia dal resto del mondo. Nella serie A degli scali sono rientrati, per la Sicilia, solo l’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo e Trapani Birgi, mentre sono stati declassati Fontanarossa di Catania e l’eterna incompiuta Comiso.

La preoccupazione è che, in tempi di vacche magre per le casse locali, i due aeroporti possano vedere sensibilmente ridotti gli investimenti, con il conseguente calo del traffico aereo. Per Comiso, per il quale a cinque anni dalla sua costruzione era arrivato il via libera per l’apertura da aprile, si tema un nuovo stop da qui a pochi anni.

Intanto resta irrisolta la questione Windjet, il vettore low cost catanese sull’orlo del fallimento, che ha smesso di volare ad agosto e che cerca ancora un modo per ripianare i debiti e riprendere il servizio. I 500 dipendenti sono in cassa integrazione per i prossimi quattro anni e, nel frattempo, le quote di mercato della compagnia sono state spartite tra i big del low cost internazionale e Alitalia. “Una compagnia che poteva sviluppare un lavoro enorme – sottolinea Benigno – e contribuire a potenziare il tessuto economico della Sicilia orientale.

L’ennesima occasione sprecata per la Sicilia”. Ma per una compagnia che rischia la chiusura, un’altra annuncia investimenti: Volotea ha annunciato che a Palermo aprirà un hub, scommettendo su Punta Raisi con uno scalo fisso che offrià lavoro a 50 addetti.

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