La disfatta 3-0 in Europa League contro il Tottenham non è piaciuta a Massimo Moratti. Il tecnico nerazzurro non ancora pronto per un ruolo nei grandi palcoscenici 

Andrea Stramaccioni e Andrè Villas Boas

Quella tra Tottenham e Inter doveva essere (anche) la sfida tra i due più giovani allenatori rimasti nelle competizioni europee: André Villas Boas e Andrea Stramaccioni. La brutalità della sconfitta patita dai nerazzurri ha messo in chiaro una volta per tutte quale dei due sia già un allenatore di alto livello. E soprattutto ha messo in chiaro perché: perché «natura non facit saltus».

Benché più giovane di Stramaccioni – scrive il Corriere della Sera -, Villas Boas vanta un’esperienza (anche internazionale) che il tecnico dell’Inter non possiede nemmeno lontanamente. Com’è noto, l’adolescente André abitava a Oporto nello stesso palazzo in cui risiedeva l’allora allenatore del Porto Bobby Robson. Al quale una volta il ragazzo lasciò nella cassetta postale un foglietto con osservazioni tattiche.

Il tecnico inglese ne fu colpito, volle conoscerlo, dopodiché lo spedì a farsi le ossa in Scozia e Inghilterra. Fino a quando Mourinho non lo chiamò come suo tattico al Porto (e poi al Chelsea e poi all’Inter).

Quello che non tutti ricordano, è che Robson è uno dei due maestri (l’altro è Van Gaal) di Mourinho, viceallenatore dell’inglese a Oporto a metà degli anni 90. Villas Boas è quindi il terzo anello di una catena di trasmissioni di conoscenze (o di innovazioni tout court, come le tecniche di allenamento di Mourinho). La qual cosa spiega come mai Villas Boas, da primo allenatore, al Porto tra il 2010 e il 2011 vinca tutte le competizioni nazionali e l’Europa League.

Siccome però la natura non fa salti, tutto questo non è bastato perché, a soli 33 anni, Villas Boas sia riuscito a replicare i successi di Mourinho anche al Chelsea. Alle dipendenze di Abramovich, lo Special One era arrivato a 41 anni, nel 2004. E 8 anni di esperienza in più, nel calcio, non sono pochi.

Lo si è visto, drammaticamente per l’Inter, nella serata contro il Tottenham. È molto probabile, anzi è quasi certo che tra otto anni Andrea Stramaccioni sarà un ottimo allenatore. Perché avrà immagazzinato abbastanza esperienze da consentirgli di evitare errori di mercato clamorosi (Cassano, per non stare a infierire sugli impresentabili Alvarez e Jonathan – errori dei quali non è certamente l’unico responsabile), difetti di preparazione (le velocità diverse cui giocavano Tottenham e Inter; l’eccesso di infortuni), svarioni tattici (troppe volte in questa stagione il centrocampo dei nerazzurri è stato una desolata landa di conquista).

Forse, col tempo, Stramaccioni riuscirà a far vedere qual è la sua idea di calcio. E chissà se sarà simile a quella di Villas Boas: per dirla con Sandro Modeo, che l’ha descritta nel suo libro sul Barcellona, un azzardato ma affascinante mix del meglio del calcio mondiale degli ultimi 10 anni, e cioè quanto creato da Guardiola e Mourinho. Indipendentemente dal fatto che ci riesca o meno, è qualcosa alla portata solo di qualcuno che, oltre a doti innate, possieda sufficienti esperienze e conoscenze in materia

A sfavore di Stramaccioni c’è l’assenza, ormai non rimediabile, di grandi maestri nel suo periodo di formazione. Non è una colpa, né può esserlo il fatto di avere accettato l’azzardo di iniziare la propria carriera nel grande calcio dalla panchina dell’Inter.

A suo favore c’è invece la considerazione che il fallimento di White Hart Lane dimostra un’altra cosa: che se si vuole puntare sui giovani bisogna farlo fino in fondo. Quindi, se si crede in loro, non bisogna abbandonarli (che fa rima con esonerarli) nel momento delle difficoltà.

Un buon modo di sostenerli, per esempio, è dare loro giocatori degni di palcoscenici di un certo livello. Come Kovacic che, se le cose vanno avanti così, all’Inter rischia di fare la fine di Pirlo. O come quelli del Tottenham. Che hanno consentito a Villas Boas di scalare la classifica del campionato inglese. E di dimostrare di essere più bravo di Stramaccioni.

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