La fine di Hugo Chávez e i lati oscuri del suo Venezuela

Gli USA, sempre loro, colpevoli di tutto. Ma si sgonfierà presto l’accusa di un avvelenamento di Chávez inoculato da qualche sicario americano. Chávez era malato di cancro da anni. Perché allora non parlare di fatture, di magie? Lasciamo stare le superstizioni da oscurantisti, dettate da esigenze politiche e verosimilmente dettate da ambienti vicini allo stesso presidente, e andiamo al sodo.

Fa un po’ di tristezza leggere sui social network – soprattutto fra i giovani che avrebbero tutti i mezzi per saper distinguere, giovani che magari attribuiscono natura dittatoriale ai magnati televisivi che entrano in politica o accusano di razzismo Israele – elogi del chavismo e di Chávez: “è morto un grande uomo”. Anche il francese Mélenchon, capo del “fronte de gauche” francese (di tendenza comunista) dichiara la sua immortale eredità. Come fanno tanti altri, nel mondo, senza dubbio. Vediamo, dipende cosa si intende e quali sono i parametri di simili giudizi.

Era grande e robusto Chávez, giocava pubblicamente la parte del macho. E gigantografie di lui  campeggiavano nel paese, come in ogni buon regime populista, di taglio demagogico, mezzo peronista mezzo castrista, sedicente artefice di una nuova rivoluzione, persino persino da una sorta di mistica simbiosi con Simon Bolivar. Come Castro (sono note le ore e ore in cui imboniva la sua gente dalla TV), Chávez amava convincere e essere amato dal suo popolo. Anche sinceramente. Il controllo sui media era ferreo. La libertà di opinione come minimo ridotta. Certo, ha anche saputo fare qualcosa di utile per i venezuelani, ma il problema è misurarla, misurarne i costi. Del resto la maggior parte le dittature ha sempre anche aspetti “positivi”.

Senza negare da parte di chi scrive la sottolineatura di certi elementi e sfumature, a discapito di altri, elenchiamo alcuni fatti, non opinioni.

Chávez è al governo dal 1998, è stato rieletto più volte dal suo popolo e le modalità delle sue rielezioni non hanno mancato si suscitare sospetti degli osservatori internazionali, a causa di possibili (ma non mi risulta dimostrati) brogli. L’innegabile popolarità di Chávez è legata al fatto che “la manna del petrolio”, come qualcuno l’ha definita, e le buone risorse del paese sono state riversate a favore di una politica di riduzione della povertà che ha senz’altro raggiunto risultati significativi. Non si deve necessariamente criticare il lider venezuelano per quest’uso delle ricchezze nazionali. Ma non si può scindere la politica sociale del chavismo, ideologicamente incentrato sul miraggio della rifondazione di un socialismo del XXI secolo, con tutto il resto del suo governo, a cominciare dal fatto che questi stessi risultati nell’immediato (che hanno fatto piangere migliaia di venezuelani) non sono destinati a essere proseguiti, perché basati su una sorta di liberalità personalizzata, dunque effimera. Certo, ci saranno nuove elezioni e Maduro, l’erede individuato dallo stesso Chávez potrà vincere, ma difficilmente sarà in grado, in assenza dello stesso carisma del suo precedessore, di conservarne o rilanciarne la politica anche limitandosi agli aspetti più accettabili di essa. Rimarranno gli elementi prevalenti di crisi, giacché all’investimento e alle nazionalizzazioni non è corrisposta una significativa previsione di politica di sviluppo, a differenza di quanto hanno fatto altri governi di sinistra, come quello brasiliano dopo Lula.

Chávez, insieme ad altri leader latino-americani, a cominciare da Morales in Bolivia, ha sbandierato l’idea di un socialismo nuovo, e di un antiimperialismo antiamericano viscerale. Ottimo motivo per piacere a molti, anche in Europa. Quali compagni di strada, avrebbe potuto sceglierne di migliori. Un asse strategico politico-economico micidiale, amicizie internazionali con i vari Akhmadinejad iraniano (che vorrebbe veder sparire Israele dalla faccia della terra e che si prepara un arsenale nucleare), il Castrismo morente, il dittatore siriano Bachar E Assad e altri regimi antistatunitensi e antiisraeliani, la Russia putiniana. Non una gran compagnia.

E infine, ma soprattutto, quid ergo della società venezuelana? Corruzione dilagante, fortissimo clientelismo legato ai gangli del potere chavista, violenza in aumento (gravissima la situazione di Caracas, e si ricorderà anche di italiani recentemente morti in situazioni oscure in Venezuela). E cosa del futuro Venezuela e di quel popolo che come tutti i popoli merita rispetto? Per questo rimando a poche righe da un editoriale del quotidiano progressista spagnolo Pais:

«L’eccessiva personalità di Hugo Chávez e la sua ineguagliabile capacità di entrare in sintonia con molti venezuelani gli permisero di tentare di fronteggiare nel tempo senza incrinarsi politicamente dinanzi ai gravissimi problemi del suo paese. Però pare sia improbabile che il suo successore, chicchessia, ottenga l’appoggio sufficiente per rendere tollerabili a lungo ai cittadini gli enormi squilibri economici, la penuria quotidiana, la corruzione estesa o la violenza urbana rampante che affliggono il paese caraibico e che sono destinati a rimanere intatti o aggravati dopo il lungo regno del presidente scomparso».

© Riproduzione Riservata

Commenti