Alcuni cibi più graditi dagli italiani potrebbero a breve non essere più disponibili: è la fine di alcune colture

le banane rischiano di scomparire

Il riscaldamento globale potrebbe far cambiare le proprie abitudini alimentari a milioni di esseri umani.

No, non si tratta di un’ipotesi catastrofista, ma di un semplice dato di fatto: l’alimentazione segue di pari passo i cambiamenti climatici. La cosa non dovrebbe stupire, per un motivo molto semplice: al variare di temperature variano le condizioni per allevare bestiame o per coltivare determinate colture.

Quello che sembra una mera deduzione logica trova conferma in una serie di studi ben precisi sul tema, realizzati nell’ambito di un progetto del Committee on World Food Security (il Comitato per la Sicurezza del Cibo) della Fao.

In particolare, un gruppo di ricercatori del CGIAR (un’organizzazione specializzata in ricerche sul cibo e la sicurezza dello stesso nel mondo) sostiene che le banane (la cui famiglia comprende un’incredibile varietà di specie) presto potrebbero sostituire la patata nell’alimentazione di milioni di persone.

Ma per quale motivo? Semplice: le patate sono una coltura decisamente a rischio, perché si coltivano a temperature fresche. All’aumentare delle stesse, sarà sempre più difficile coltivare il tubero con successo.

Allo stesso modo, diminuiranno in maniera drastica altri tre tipi di colture, semplicemente fondamentali, oggi: il mais, il riso e il frumento. Sono questi i cibi che potrebbero estinguersi in seguito al riscaldamento globale.

Uno dei ricercatori, il dottor PhilipThornton, ha spiegato a BBC News che banane e platani (sono stessa famiglia) potrebbero sostituire naturalmente la patata in certe aree geografiche.

Analogo destino potrebbe toccare alla manioca. La pianta, con radice a tubero commestibile, cresce nelle regioni tropicali e sub tropicali ed è una delle più importanti fonti di carboidrati per gli abitanti di queste zone, oltre ad essere utilizzata per produrre una farina, nota come tapioca. Per la sua tolleranza alle variazioni climatiche, potrebbe diventare un ottimo sostituto del frumento.

Il fagiolo dall’occhio (anche detto fagiolo gentile o fagiolo cornetto) potrebbe sopravvivere e sostituire, nel fabbisogno proteico dell’alimentazione dell’essere umano, i germogli di soia: il legume, infatti, è un altro alimento molto resistente alle alte temperature; resistente alla siccità, in Africa, non a caso, è già chiamato “la carne dei poveri”.

Infine, a dimostrazione del fatto che la FAO è molto sensibile al tema, il 2013 è l’anno della quinoa. Pianta erbacea della medesima famiglia di spinaci e barbabietola (le Chenopodiaceae), la quinoa può essere utilizzata in maniera molto simile ai cereali, ha un ottimo apporto proteico alla dieta, storicamente nelle popolazioni andine, e comincia ad essere parecchio utilizzata anche in Italia (dove per il momento fa parte di una cucina “gourmet”). Il fatto è che, oltre ad essere nutriente, resiste a temperature fra i -8°C e i 38°C.

Non c’è da temere, però: il cambiamento non sarà repentino, e non ci sarà alcun bisogno di costringere intere popolazioni a cambiare drasticamente dieta e abitudini elementari da un giorno all’altro. Si tratterà, piuttosto, di una transizione. Che non è affatto una novità:

Bruce Campbell, direttore del programma di studi, infatti, ha spiegato che cambiamenti del genere si sono già verificati: «Vent’anni fa quasi non si consumava riso in alcune zone dell’Africa. Ora sì: per questioni di prezzo, perché è più facile da ottenere, più facile da cucinare: saranno questi i cambiamenti cui assisteremo in futuro». Un futuro che, tuttavia, rischia di essere sempre più presente.

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