Nel nostro Paese si guadagna il 14% in meno che in Germania. Per operai, precari, pensionati, disoccupati e cassintegrati la sopravvivenza così diventa un’impresa

stipendi italiani tra i più bassi in Europa

La retribuzione oraria media in Italia è inferiore del 14,6% rispetto a quella della Germania. Nel confronto italo-tedesco, insomma, c’è anche uno “spread” dei salari che la crisi non ha fatto altro che allargare. I dati dell’Istat sulla Struttura delle retribuzioni per l’anno 2010 sono tutt’altro che edificanti: l’Italia si posiziona al dodicesimo posto dell’UE-27, ma, soprattutto, al di sotto della media dei Paesi dell’Unione. Si tratta dei dati del lavoro emerso, di statistiche che non includono 255-275 miliardi di euro di evasione fiscale, ovverosia il 16,3-17,5% del PIL nazionale.

Il biasimevole primato continentale dell’evasione fiscale si sconta con una pressione fiscale anche questa da record: i contribuenti onesti sono chiamati, con un surplus di tasse, a coprire i buchi di chi le tasse non le paga. E così, come rende noto Bankitalia riferendosi al 2010, per il 65% delle famiglie italiane il reddito non è più sufficiente. Per precari, operai, pensionati, disoccupati e cassintegrati che vivono in affitto l’aumento inesorabile del costo della vita, a fronte di uno stallo degli stipendi, è una rincorsa continua, nella quale non ci si può fermare.

Ma le diseguaglianze non sono soltanto quelle che separano l’Italia dai Paesi d’oltreconfine. Considerando 28.558 euro come stipendio medio, le differenze fra giovani e anziani sono abissali: i lavoratori con quindici anni di anzianità aziendale percepiscono un salario superiore del 61,4% rispetto agli assunti da cinque anni: 36.247 euro i primi, 22.461 euro i secondi. Non stupisce, dunque, che l’irresistibile ascesa del Movimento Cinque Stelle abbia fra i suoi principali claim propagandistici la rivoluzione generazionale e “rottamatrice”.

La rilevazione quadriennale dell’Istat sottolinea, inoltre, l’enorme gap fra lo stipendio medio dei laureati (42.822 euro) e dei non laureati (19.296 euro). Chi ha un titolo accademico guadagna, mediamente, il doppio di chi si è fermato all’istruzione primaria. Altra nota dolente è la differenza di genere con un divario di 21 punti percentuali nella retribuzione media annua pro-capite di uomini (31.394 euro) e donne (24.828 euro).

Se a livello continentale la differenza retributiva più ampia è con la florida Germania (-14,6%), i lavoratori italiani hanno un gap negativo percentuale in doppia cifra anche nei confronti del Regno Unito (-13%) e della Francia (-11%).

© Riproduzione Riservata

Commenti