Raid via mare, opera di professionisti. La pista del racket degli investimenti. Si indaga su un’azione dolosa e mirata ad entrare poi nella ricostruzione e bonifica

Città della Scienza distrutta

Un attentato con un movente imprenditoriale: spostare quattrini, veicolare investimenti, avere in tasca la certezza di entrare nella ricostruzione, di svolgere un ruolo nella nuova bonifica di un pezzo di costa occidentale. Ipotesi di scuola, primo passo di una indagine complessa, dove al momento non si esclude alcuna pista.

Fascicolo aperto per incendio doloso, in azione lunedì notte specialisti del ramo: in pochi minuti hanno agito con precisione chirurgica e hanno portato a casa il proprio obiettivo, quello di porre al centro dell’agenda politica ed economica delle amministrazioni regionali il caso Bagnoli, il caso Città della scienza.

Hanno agito di notte – scrive “Il Mattino” -, intorno alle 21,40 di lunedì scorso, potendo contare sul fattore climatico: sono arrivati probabilmente dal mare, ma avevano una conoscenza compiuta della mappa interna all’impianto espositivo, sapevano come colpire e come rendere tutto più rapido. Venti o trenta minuti per distruggere il simbolo della rinascita degli anni Novanta, per costringere tutti a spostare lo sguardo dal centro alla periferia, dal lungomare alla periferia occidentale.

Inevitabile una domanda: quanto c’entra la camorra in questa storia? Probabile che abbia fornito quanto meno manodopera e appoggi logistici, probabile che ci sia un interesse sullo sfondo di un cartello di clan desiderosi di piazzare i propri gruppi di imprese nell’affare del futuro.

Così com’era, la zona era poco redditizia, da tempo lavori fermi e scarso interesse per un’area rimasta isolata dallo scorso anno, dopo aver perso la possibilità di ospitare l’America’s cup. Indagine di ampio respiro: inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Gianni Melillo, accanto a un pm di una sezione ordinaria, il fascicolo viene delegato anche a un pm della Dda di Napoli. Un doppio approccio investigativo, allertati tutti i reparti investigativi, l’obiettivo è capire a chi giova la distruzione di Città della scienza.

Si lavora a ritroso. Anno 2009, nel corso delle indagini sul racket a Bagnoli, il pm Michele Del Prete firmò il sequestro di un elenco di aziende interessate ai lavori di Bagnoli futura, su un territorio decisamente più ampio rispetto a quello aggredito due notti fa delle fiamme. Cosa c’era in quell’elenco? Lo ha spiegato un collaboratore di giustizia, che ha parlato di interessi della camorra (in particolare del clan D’Ausilio) a taglieggiare le imprese attive in una serie di interventi edilizi. Da allora, arresti, processi e qualche condanna, con un pericoloso vuoto di natura criminale. Probabile che negli ultimi mesi, la zona della periferia occidentale sia stata presa di mira da cartelli dell’area nord occidentale che fanno dell’edilizia e del movimento terra il proprio asset economico.

Ma quella criminale non è l’unica pista battuta in queste ore dalla Procura. C’è dell’altro. Non si possono escludere episodi di ritorsione, anche alla luce dei premi assicurativi in ballo per alcuni lavori condotti solo a metà e in attesa di nuovi finanziamenti pubblici; e in riferimento alla mancanza di liquidità, che ha costretto i vertici della struttura a non versare gli stipendi ai dipendenti da più di otto mesi. Malessere anche da alcuni dipendenti del settore pulizie, rimasti fuori dai contratti più appetibili. Scenario in movimento, decisive le analisi scientifiche, per capire come sono state appiccate le fiamme e quali metodi hanno usato gli incendiari. Si ragiona sugli investimenti condotti sull’intera area, sugli effetti provocati dall’incendio di lunedì notte, dallo spostamento di finanziamenti pubblici alla destabilizzazione del sistema Napoli, città colpita nello stesso giorno nei due simboli del riscatto mancato: il sequestro del cantiere della metropolitana (la famigerata Linea 6) e la distruzione della Città della scienza.

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