Festa di popolo e duetti virtuali al concertone di Bologna in ricordo del grande cantautore scomparso un anno fa

Lucio Dalla

«Ciao Lucio, la tua piazza, Piazza Grande. La tua musica è vita, ci accompagnerà sempre», dice Morandi con il pianto in gola. Cerca di tirarsi su nell’Anno che verrà, in duetto con Renato Zero che arriva in bombetta. Quante volte l’abbiamo cantata tutti, nei Capodanni? Quante volte è uscita dalle nostre gole, nei momenti difficili?

Poi il Re dei Sorcini ha in serbo una sorpresa. «Sotto tutto quel pelo spero che non sentirai freddo», canta in Lu: un pezzo naif, dedicato proprio a Lucio, dal prossimo album. Poi, con il sax guizzante di Stefano di Battista, arriva subito Marco Mengoni: bisognerà pur dare fiato ai fans che son lì dalla mattina, ormai assiderati si pensa. Quando canta le canzoni altrui, Mengoni si ricompone. Tutto fila liscio, c’è una botta di sentimento con Ave Maria no morro davanti a San Petronio, Zucchero con i mezzi guanti e coro gospel ha scritto un testo proprio per Dalla: lo definisce «Arcobaleno acceso in ciel», un altro Lucio arcobaleno, dopo il Battisti immaginato da Mogol per Celentano. Ecco Bocelli in Gesù Bambino. Un’infilata di star.

E’ una diretta tv. Si guarda all’amato calcio, ai grandi nomi, ma anche alla vita quotidiana di Lucio: sul palco suona l’Orchestra Classica Dalla, diretta dal suo direttore di sempre Beppe D’Onghia; e ci sono i suoi compagni storici di band, Ricky Portera il bellone chitarrista dalle eterne braghe di pelle, e la sua corista immensa Iskra Menarini, da un balcone spunterà Marco Alemanno, a declamare ispirato versi di canzoni: sono tutti i suoi parenti veri, quelli con i quali ha diviso la vita di tutti i giorni. Grande Lucio.

Una festa di popolo la senti, subito, dall’intensità delle facce di tutte le età, dai capelli dritti e dalle rughe, dal calore che sale dai 30 mila malgrado Bologna sia stata davvero inclemente ieri nel suo gelo solare. Stavano attaccati l’uno all’altro per scaldarsi, qualcuno non è nemmeno andato a cena per non perdere il posto, e godersi il grandioso compleanno di Dalla. Ieri, San Lucio, 4-3-13, il piccolo grande uomo che l’Italia sembra aver riscoperto dopo la morte improvvisa e sbalorditiva per tutti del primo marzo 2012, avrebbe compiuto 70 anni: e chissà se da lassù ha festeggiato godendosi lo spettacolo davvero di popolo, a pochi passi da casa sua, e nelle case di milioni di italiani in quattro ore di diretta su Raiuno: è uno dei primi eloquenti nuovi passi della direzione di Giancarlo Leone, cultura&spettacolo&memoria intrecciati per restituirci un pezzo di storia condivisa di tempi meno peregrini.

E’ stato un gesto d’amore, il concertone. Nato non dagli eredi di un patrimonio che si dice si aggiri sui 100 milioni di euro, quei 9 cugini dei quali non sono noti gli intendimenti né la volontà di creare una Fondazione come da più parti si auspica; a pensare che ieri bisognava tributare il giusto omaggio a Lucio Dalla furono il giorno stesso del suo funerale il pugno di amici e collaboratori di sempre, rimasti orfani di un formidabile compagno di lavoro, avventure, risate. Lo racconta l’autore Giampiero Solari: «Nel dolore assoluto, davanti alla bara, ci siamo detti: “Fra un anno dobbiamo fare un esorcismo, esorcizzare il dolore”». Bibi Ballandi, l’impresario che ha messo su la kermesse con F&P alla produzione, il manager Bruno Sconocchia, il suo ufficio stampa Michele Mondella e molti altri hanno costruito il ricordo come una festa viva e tutt’altro che funebre, condotta a tratti dallo stesso Lucio con l’ampio ausilio di registrazioni di varie epoche e con duetti virtuali, per ripercorrere le proprie mattane e i propri capolavori.

E’ stato Dalla stesso ad aprire la serata con Piazza Grande, nella versione 1972, al Festival presentato dal sior Mike e Sylva Koscina. Ma la serata ha ricordato suoi momenti topici di cantautore, jazzista, istrione puro: eccolo nella gag dello smontaggio del clarinetto, notissima, che usò come lectio magistralis quando gli diedero la laurea honoris causa; ecco l’omaggio al tifoso, con Morandi presidente del Bologna, e i giocatori che ballano Attenti al lupo. Gli unici raccordi sono stati affidati proprio all’amico di sempre Gianni Morandi, fra Vita che fu il frutto di un tour comune di grande successo e duetti che hanno abbracciato un repertorio sterminato.

Amici e colleghi hanno fatto la fila per esserci. I giovani: Pierdavide Carone in Se io fossi un angelo, Il Cile, Simoni e Maggio in Com’è profondo il mare, Chiara con la Ornellina Vanoni in Chissà se lo sai; i classici: Pino Daniele in Caruso, Mario Biondi in Futura, Fiorella Mannoia in Cara, Ron nella più amata, Henna. Dalla e Dario Fo in uno scambio gramelot, Paolo Rossi in Milano. Inspiegabile D’Alessio ardito in Disperato erotico stomp. I bolognesi: Luca Carboni in Quale allegria, Samuele Bersani nella sua Canzone, gli Stadio nell’Ultima Luna: E il Guccinone, da Pavana, a ricordare le follie della gioventù e del Sangiovese.

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