Seconda una stima fatta dagli uffici comunali, negli ultimi 20 anni si registrano mancate riscossioni sui tributi pari a quasi 19 milioni di euro su Tarsu e Imu

ruoli non riscossi a Taormina

Nelle stesse ore in cui il Comune di Taormina vede da vicino l’ombra del dissesto, emergono proprio da Palazzo dei Giurati cifre sorprendenti sulla crisi del municipio e più in generale simboleggiano il momento difficile della città.

Seconda una stima fatta dagli uffici comunali – come riporta l’edizione odierna della Gazzetta del Sud -, negli ultimi 20 anni si sono registrate mancate riscossioni sui tributi pari a quasi 19 milioni di euro. Si tratta di ruoli non riscossi dalla concessionaria dell’ente su Tarsu e Ici, ai quali ora si aggiunge l’Imu. Somme che non si è riusciti a riscuotere anche perchè la crisi – soprattutto dall’inizio degli Anni 2000 – ha iniziato a colpire Taormina, impedendo di fatto a molti operatori economici e altrettanti cittadini comuni di far fronte al pagamento dovuto dei tributi.

I numeri sono pesanti. Per i ruoli Tarsu in riscossione ecco il quadro: esercizio 2002 residuo 905mila 328 euro; esercizio 2003 Un milione 029 mila 544 euro; anno 2004 Un milione 091 mila 703 euro; anno 2005 922 mila 321 euro; anno 2006 Un milione 265 mila 986 euro; anno 2007 Un milione 508 mila 293 euro; anno 2008 Un milione 955 mila 129 euro; anno 2009 Un milione 657 mila 940 euro; anno 2010 Un milione 570 mila 957 euro; anno 2011 Un milione 885 mila 252 euro; anno 2012 2 milioni 748mila 525 euro. A queste cifre si aggiungono ulteriori due importi di 145 mila 052 euro e 29 mila 578 euro.

Il totale è di 16 milioni 715 mila 614 euro. Il carico iniziale per le annualità in oggetto era di 30 milioni 988 mila 408 euro e dunque la percentuale media a residuo è del 53%.

Alla voce Ici, si legge sempre nella nota che i ruoli in riscossione a cura della concessionaria ammontano ai seguenti importi: esercizio 1993 150 mila 275 euro; anno 1994 220 mila 580 euro; anno 1996 54 mila 919 euro; anno 1997 54 mila 919 euro; anno 1997 3 milioni 039 euro; anno 1998 41 mila 159 euro; anno 1999 17 mila 938 euro; anno 2000 15 mila 897 euro; anno 2001 13 mila 558 euro; anno 2002 13 mila 596 euro, altri residui dal 1994 al 1997 4 mila 209 euro e dal 1998 al 2001 ulteriori 102 mila euro. Ed ancora, altri importi sparsi: 1998 6 mila 420 euro; anno 1999 15 mila 135 euro; anno 2000 16 mila 613 euro; anno 2001 7 mila 180 euro; anno 2002 3 mila 256 euro. Infine: sempre dal 98 al 2001 conteggiati 111 mila 683 euro; dal 2000 al 2002 172 mila euro; e dal 2004 al 2007 80 mila 894 euro.

Il totale è, dunque, di Un milione 017 mila 974 euro, a fronte di un carico iniziale di Un milione 906 mila 848 euro. E anche in questo caso la percentuale di residuo è del 53%.

Tarsu e Ici non riscossi ammonterebbero pertanto a circa 17 milioni 730 mila euro.

“I numeri – ha dichiarato il presidente del Consiglio comunale, Eugenio Raneri – parlano da soli e allora bisognerebbe vedere perché sulla base di questo ed altri aspetti non si è voluto fare il piano di predissesto in Comune. Partendo da una revisione dei residui attivi e tenendo conto della situazione dei ruoli delle tasse non riscosse si poteva fare molto di più per riequilibrare i conti comunali. Agli enti locali è stata data dal governo Monti una possibilità di evitare il dissesto con il piano di riequilibrio. E’ evidente che Taormina non l’ha sfruttata, mentre altri comuni italiani e siciliani, con un carico debitorio anche più pesante, si sono attivati.  Da troppo tempo si parla invano di cose che non vengono poi fatte al Comune di Taormina: ad esempio la necessità di una drastica riduzione dei consumi e revisione dei fitti attivi e dei contratti comunali. Si potrebbero rivedere i contratti di servizio di Asm, Messinambiente e piscina comunale, e prevedere il pensionamento del personale gradualmente ipotizzabile nell’arco dei prossimi 10 anni. C’è da chiedersi come si possa pensare di giustificare tutto con la questione Impregilo, che al di là delle estemporanee valutazioni fatte da qualche consigliere, non può avere attinenza con la tematica trattata. Il risultato del collaudo pone il Comune nella condizione di discutere in posizione paritaria con Impregilo sulla questione dei lavori realizzati.  Tale risultato non può essere visto come un rapporto di dare-avere, né si può ancora parlare di fantomatiche ipotesi di transazione. Meritano ben altra attenzione i risvolti che un atto cosi importante per il Comune potrà far valere sia in sede amministrativa che giudiziaria”.

Quella dei tributi non riscossi, e quindi l’ingente somma di cui si poteva disporre ma che nei fatti non c’è, appare una “beffa”, un paradosso, per Palazzo dei Giurati, nei giorni in cui incombe lo spettro della dichiarazione di dissesto finanziario. Al momento si registra, inoltre, un buco di circa Un milione di euro di Imu non incassata. Diversi albergatori si sono detti impossibilitati a pagare l’imposta e c’è chi sta provando a ottenere un prestito bancario.

Il gettito complessivo annuale di Imu che il Comune conta di incassare è di circa 5 milioni di cui circa 2 milioni riguardano la seconda casa ed il resto la prima. Il carico di tasse a Taormina è diventato uno dei più alti della Sicilia: l’eventuale dissesto non migliorerebbe la situazione, facendo temere anzi un innalzamento al massimo, anche se, come abbiamo evidenziato altre volte, nella città del Centauro sembra già in atto da diverso tempo, in termini di pressione fiscale, una sorta di “dissesto mascherato”. Vedi aliquota Imu sulla seconda casa.

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