Il Comune revoca il predissesto, i creditori tornano all’attacco: mercoledi udienza in tribunale per la sospensiva di un decreto ingiuntivo da 1 mln di euro

Comune di Taormina a rischio dissesto

I creditori tornano a bussare alla porta del Comune di Taormina. “Codice rosso” a Palazzo dei Giurati, dove il Consiglio ha accordato mercoledì scorso al sindaco la revoca dell”iter di predissesto, accogliendo la proposta finalizzata a confidare si possa sbloccare in termini favorevoli all’ente pubblico qualche contenzioso ed in primis il lodo Impregilo.

Ma proprio in tema di contenziosi ora è di nuovo emergenza: il Comune aveva bloccato sin qui tutte le procedure di pignoramento, adesso però non c’è più “l’ombrello” del predissesto e quindi i creditori stanno già tornando a rivendicare le somme pretese.

La ditta “Progetto R” si è opposta al provvedimento di sospensione adottato il 9 gennaio scorso dal Tribunale di Taormina, riguardo l’immediata esecutività di un decreto ingiuntivo da Un milione di euro nei confronti del Comune (la disputa riguarda lavori non pagati dal municipio e si è per questo arrivati anche all’iter di pignoramento dell’ex pretura).

Palazzo dei Giurati aveva ottenuto la sospesione del decreto: ora la “Progetto R” punta di nuovo a sbloccare la vicenda e già mercoledì 6 marzo si terra un’udienza. L’ordinanza del giudice aveva, infatti, sospeso l’immediata esecuzione “fino all’approvazione o diniego del piano di riequilibrio”.

Quel piano il Comune non l’ha approvato ed ecco che tutto è subito in discussione. E’ una sequenza interminabile quella di decreti ingiuntivi e richieste milionarie di pignoramento che sono pervenute nei mesi recenti ed in questi anni al Comune di Taormina. Sul rischio, imminente, di dissesto finanziario pende non soltanto l’azione dei creditori ma soprattutto la “spada di Damocle” della valutazione che esprimerà nei prossimi giorni la Corte dei Conti sull’attività amministrativa e le decisioni prese dal Comune di Taormina negli ultimi 60 giorni. Il 29 dicembre, come si sa, era stato avviato il riequilibrio finanziario, poi i dirigenti hanno comunicato l’impossibilità di realizzare il piano perchè non vi è possibilità di coprire i debiti, e alla fine il Civico consesso ha votato – pur tra parecchie perplessità dei consiglieri stessi – la revoca del predissesto.

La Corte dei Conti dovrà ritenere adeguate le motivazioni date dal Comune nella volontà di non adottare il piano di riequilibrio, altrimenti il dissesto potrebbe davvero essere dietro l’angolo, anche tenendo conto delle note con le quali sia la ragioneria che la direzione generale, come anche i revisori, hanno di fatto ritenuto che il Comune sia arrivato ad un punto di non ritorno.

Le difficoltà rimangono e lo si evidence d’altronde anche nella delibera esitata nelle scorse ore, che stabilisce che “qualora entro il termine previsto per l’approvazione del bilancio di previsione, il 30 giugno 2013, non si registrino effetti positivi (per quanto concerne i contenziosi) l’ente procederà alla dichiarazione di dissesto”. A temere i riflessi di quel che accdrà nei prossimi giorni e nelle settimane che verranno sono i competitori delle prossime elezioni amministrative.

Chiunque vinca le comunali in programma a maggio si troverà a dover governare un Comune che finanziariamente è in ginocchio. E a questo punto non basterà soltanto provare a coprire i debiti, che ammontano a circa 40 milioni: solo nel 2012 ci sono 10 milioni 700 mila euro da coprire e a questi vanno aggiunte le somme che vanno garantire per continuare ad erogare i servizi essenziali per la città, come il sociale e la scuola.

E la vendita di qualche bene comunale (seppur non iscrivibile, per legge, nella spesa corrente) appare una strada ormai indispensabile per dare ossigeno in prospettiva alle asfittiche casse di un Comune che è in coma profondo. Il timore è che quel coma stia per diventare irriversibile.

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