Ecco, tra pensione e buonuscita, quanto prenderanno i politici che non sono stati rieletti nel nuovo Parlamento

Antonio Di Pietro

Potremmo chiamarlo “la consolazione della casta”, questo nuovo capitolo della saga che riguarda una grossa fetta di politici italiani stigmatizzati dall’incessante lavoro di Sergio Rizzo. Il quale, post-elezioni, decide di occuparsi di quella categoria di politici che, poco elegantemente ma in maniera molto eloquente, viene definita la categoria dei “Trombati”. Coloro, cioè, che non ce l’hanno fatta ad essere rieletti.

E che quindi dovranno cambiare lavoro. Avranno diritto alla buonuscita, per reinserirsi nel mondo dell’occupazione, naturalmente. Quindi, almeno dal punto di vista pecuniario, non dovrebbero aver di che recriminare.

Gianfranco Fini è sicuramente uno dei nomi più illustri a lasciare le aule del Parlamento: era il Presidente della Camera uscente, e sedeva negli scranni romani da trent’anni ininterrotti. Adesso il suo partito non ha raggiunto la soglia di sbarramento (si è letteralmente volatilizzato) e quindi la sua carriera parlamentare ha subito uno stop. Può “consolarsi” con una buonuscita di 300mila euro (tassata come il tfr).

Naturalmente, cosa ben nota, potrà continuare a respirare l’aria dei palazzi che contano a Roma, visto che potrà contare per altri dieci anni su un ufficio a Montecitorio e su un team di collaboratori (da due a quattro), e ogni tanto potrà anche concedersi di usare un’auto blu.

Rizzo ci tiene a precisare che sono soldi pubblici. Montecitorio ricorda che sono «interamente finanziati dai contributi dei deputati senza alcun contributo a carico del bilancio della Camera». Soldi pubblici, appunto.

Non sarà più della partita nemmeno Antonio Di Pietro, in Parlamento dal 1997, da quando, cioè, venne eletto nel collegio del Mugello, in Toscana, per l’Ulivo, dopo elezioni suppletive a sostituzone del senatore Pds Pino Arlacchi (che era stato nominato vicesegretario generale dell’Onu). Anche lui può contare su una sommetta discreta.

Per tutti vale, comunque, la medesima cifra: 9.362 euro lordi per ogni anno di mandato.

Ma andrà sicuramente meglio a Roberto Formigoni, 18 anni da Presidente di Regione in Lombardia, dove la buonuscita viene calcolata con un’annualità lorda per ogni mandato di cinque anni: a spanne, un trattamento di fine rapporto fra i 450mila e i 500mila euro lordi.

C’è poi l’annosa questione dei vitalizi: cancellati quelli regionali, ma dal prossimo “turno”. Così, c’è chi, come Teodoro Buontempo, deputato per cinque legislature, poi divenuto Assessore della Regione Lazio proprio prima che venissero aboliti, non rieletto alla Camera, potrà beneficiare di due contributi a vita. E l’elenco continua.

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