Dopo il crollo del social network Friendster, allarme tra gli informatici. Hanno effettuato “un’autopsia digitale” per provare a scoprire cosa è andato storto

Friendster

Friendster è una rete sociale fondata nel 2002, un anno prima di Myspace e due anni prima di Facebook. Di conseguenza, è spesso considerata come la “nonna” dei social network. Al suo culmine, la rete ha avuto oltre 100 milioni di utenti, molti situati nel sud est asiatico. Nel luglio 2009, a seguito di alcuni problemi tecnici e di una riprogettazione, il sito ha subìto un declino catastrofico del traffico, in quanto gli utenti sono migrati su altre piattaforme sociali, come Facebook. Friendster, a tal punto, chiuse definitivamente. Nel 2003, Friendster rifiutò l’acquisto proposto da Google per la cifra di 30 milioni di dollari.

La questione, naturalmente, è capire cosa è andato storto. Oggi, David Garcia e i suoi amici dell’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo, ci danno una risposta per spiegare il declino di Friendster. Questi ragazzi hanno svolto una sorta di “autopsia” digitale su Friendster, utilizzando i dati raccolti sulla rete prima che “spirasse” definitivamente.

Essi affermano che che quando i costi, il tempo e lo sforzo, associati all’essere membro di un social network superano i benefici, le condizioni sono mature per un esodo generale. L’idea è che se una persona lascia una rete sociale, anche gli amici tendono a fare la stessa cosa, provocando un crollo delle iscrizioni. Ma Garcia e compagni sottolineano che la topologia della rete fornisce una buona resilienza contro ciò. La resilienza è determinata dal numero di amici che i singoli utenti hanno.

Quindi, se una frazione grossa di utenti su una rete ha solo due amici, è altamente vulnerabile al collasso. Se, però, le persone iscritte alla rete hanno, diciamo, dieci amici, la perdita di un amico ha meno probabilità di innescare una perdita sostanziale per il sito. Il numero di amici è un indicatore determinante per la vulnerabilità e il conseguente crollo della rete sociale.

Garca e gli altri hanno esaminato questa frazione, denominandola k-core per le reti di distribuzione, come Friendster, Myspace e Facebook ed i risultati rivelerebbero quanto segue: “Abbiamo scoperto che le diverse comunità online hanno diverse distribuzioni k-core“, dicono. Naturalmente, le comunità vulnerabili non falliscono automaticamente.

Prima che ciò accada, il costo-per-beneficio deve scendere a un livello molto basso per allontanare l’utenza. È la combinazione di un basso costo-beneficio e di una k-core di distribuzione vulnerabile k-core di distribuzione che è fatale per reti sociali.

Garcia e co affermano, in particolare, che nei mesi prima del crollo Friendster, il rapporto costo-beneficio è sceso drasticamente a seguito delle modifiche di progettazione e dei problemi tecnici. Il crollo di Friendster ha più di una vaga somiglianza con il crollo di Digg, un aggregatore sociale di news, a seguito di modifiche del progetto che presumibilmente hanno alterato il rapporto costi/benefici per i suoi utenti.

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