Condanne ridotte in appello. In aula la protesta dei parenti delle 7 vittime. Rabbia contro ad Thyssenkrupp

Thyssenkrupp

Al processo di appello della Thyssenkrupp è il giorno del verdetto. La corte presieduta da Giangiacomo Sandrelli affiancato dal giudice a latere Paola Perrone ha deciso di tener conto delle attenuanti generiche e condannare Harald Espenhahn a 10 anni. In primo grado era stato condannato a 16 anni e mezzo per omicidio volontario con dolo eventuale. Sconto di pena per gli altri cinque dirigenti che in primo grado erano stati condannati per omicidio colposo con pene tra i 10 e i 13 anni. I dirigenti Gerald Periegnitz e Marco Pucci hanno avuto la pena ridotta a 7 anni mentre Daniele Moroni a 9 anni.

In aula si è scatenata la bagarre, le madri e i parenti dei sette operai si sono lasciati andare a pianti e urla. Dall’aula si sono alzate urla “vergogna, maledetti questa la giustizia dei padroni”. Ora i parenti non intendono lasciare l’aula per protesta.

Per i giudici di appello in pratica nella condotta dell’amministratore delegato della Thyssenkrupp Italia non ci fu dolo.

Il pm Raffaele Guariniello che ha condotto l’accusa tuttavia ha affermato: “È un grandissimo risultato comunque, perché siamo riusciti ad ottenere la più grande condanna mai inflitta, cioè dieci anni, per un infortunio sul lavoro. E questo è un grande messaggio”. Guariniello ha anche annunciato che “per il dolo eventuale faremo ricorso in Cassazione perché la questione del dolo eventuale ha un suo rilievo anche per la giurisprundenza”.

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