Bersani ci sta provando, ma la “missione” è di quelle impossibili. Se non dovesse riuscire, sono già in tanti a scalpitare per sedersi sulla poltrona di presidente del Consiglio. Da Amato a Monti, passando per D’Alema

Giuliano Amato

Una cosa è certa: Pierluigi Bersani ci vuole provare a diventare il nuovo presidente del Consiglio. Nonostante alla Camera abbia raggiunto il premio di maggioranza per un pelo e al Senato regni il caos, il segretario del Pd si sta giocando le sue carte. Ma gli ostacoli sulla strada sono tantissimi: l’accordo col Movimento 5 Stelle per un appoggio esterno condizionato a determinate riforme magari si farà, ma se Beppe Grillo continua a parlare di “Bersani morto che parla”, difficile che possa essere lui a capo del Governo che verrà (se verrà).

E poi c’è la proposta di Silvio Berlusconi per un patto costituente tra Partito Democratico e Popolo della Libertà: per il momento dalle parti del Pd si esclude questa ipotesi, ma è ancora tutto da vedere. Se si facesse, però, non potrebbe certo essere un uomo identificato totalmente con un partito come Bersani a guidare la coalizione. A queste si aggiungono le tante altre ipotesi che stanno circolando, ognuna delle quali porta con sé, di fatto, un premier diverso. Vediamo quali sono i nomi che circolano con più insistenza.

Pierluigi Bersani. Come detto, è ancora il segretario del Partito Democratico a essere in pole position. La sua presidenza del Consiglio è quella su cui si sta lavorando nell’ottica di un accordo tra Pd, Sel e il Movimento 5 Stelle. Che tipo di accordo? Un appoggio esterno da parte del movimento di Grillo, basato su alcuni punti concordati in anticipo e che farebbero la gioia di tutti i militanti dell’M5S: taglio dei parlamentari, legge anticorruzione, nuova legge elettorale, conflitto di interesse e poco altro. Ma per riuscire in questa impresa bisogna superare un grosso ostacolo: Bersani deve arrivare in Parlamento e conquistare la fiducia con i voti dei ‘grillini’. Altrimenti, l’idea di Grillo di “appoggiare volta per volta le proposte che ci piacciono” è infattibile, perché il governo non si potrà fare.

Giuliano Amato. Se dovesse fallire il tentativo di Bersani con il Movimento 5 Stelle, Silvio Berlusconi è alla finestra per cercare di mettere in piedi un nuovo governo di larghe intese con Pd, Pdl e i centristi di Monti. È il messaggio che ha lanciato ieri in video, dicendo: “Non si deve partire dalle alleanze, ma dalle cose da fare. Nessuna forza politica responsabile può ignorare il valore della governabilità”. Al momento la base del Pd si sta ribellando anche solo all’idea, ma nel caso si decidesse che tornare alle urne sia troppo rischioso e che quindi l’unica possibilità è rifare un governo sostenuto da una grande coalizione, a quel punto il nome di Giuliano Amato potrebbe tornare utile. Ma perché proprio il Dottor Sottile? Il fatto è che l’ex socialista esponente del Pd è da sempre persona gradita a larga parte dello spettro politico e al Cavaliere in particolare. E ha già dato prova di saper guidare l’Italia nei momenti più difficili, come ha fatto durante la tempesta finanziaria del 1992.

Mario Monti. Il professore al momento è stato relegato ai margini della discussione, anche perché dopo la (quasi fallimentare) “salita in politica” non può più rivendicare un ruolo “terzo”. Ma se non dovessero andare in porto le altre ipotesi, un tentativo di rimettere in piedi il governo che ha guidato l’Italia nell’ultimo anno si farà. Un governo meno tecnico, di sicuro, ma che comunque servirebbe a rasserenare l’Europa. Il risultato di Mario Monti è stato deludente, ma il suo prestigio a Bruxelles c’è ancora ed è sempre lui l’uomo preferito da Angela Merkel e compagnia.

Fabrizio Saccomanni. È l’ultima carta da giocare. Se tutte le trattative tra le compagini politiche dovessero fallire, allora sarà inevitabilmente Giorgio Napolitano a prendere in mano la situazione e utilizzare tutte le sue ultime energie (il mandato è in scadenza) per imporre un nome tecnico, una nuova risorsa pescata fuori dalla poltica, come fu per Mario Monti, per costringere i partiti ad appoggiare un nuovo governo non politico. Se questo scenario dovesse realizzarsi, allora il nome che si fa è quello di Fabrizio Saccomanni, economista e direttore generale della Banca d’Italia. In alternativa, si parla anche di Pier Carlo Padoan, economista capo dell’Ocse (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

Due nomi improbabili: Alfano e D’Alema. Qualcuno ci ha provato, a buttare lì il nome di Alfano, sempre nel caso si debba fare un governo di larghe intese. D’altra parte il delfino di Berlusconi non è odiato da nessuno, e potrebbe così provare a conquistarsi quel rispetto che per il momento nessuno gli accorda. L’idea del Pdl è di proporre così un nome giovane, ma con esperienza, che ha cercato di rinnovare il centrodestra e che potrebbe fare da garante della “buona condotta” del Popolo delle Libertà. Il problema è che tutti, dietro di lui, vedono solo l’ombra di Berlusconi. Completamente diverso il secondo nome “improbabile”: Massimo D’Alema. In realtà nessuno ha citato esplicitamente l’ex presidente del Consiglio, ma è stato lui stesso – nell’intervista al Corriere in cui ha ventilato l’ipotesi di un impossibile governo Pd, Pdl, M5S – a dire: “Questo governo lo guiderà il Pd, ma non per forza Bersani”. Non è che D’Alema stava pensando a se stesso?

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