Il boom

L’inatteso formidabile successo del movimento di Grillo induce a alcune riflessioni. Molte in realtà se ne potrebbero fare. Alcune però ci interessano di più. Intanto, sembra significativo il recupero (come da vari commentatori notato) della dimensione ‘comiziale’: l’agorà, il foro, come luogo di elezione della politica a sorprendente scapito della televisione e degli altri mezzi di comunicazione di massa.

Il discorso per internet è diverso e complesso: Grillo ha costruito come Penelope una straordinaria tela nel corso degli anni, ma nella fase finale della campagna elettorale tutto si è svolto a più diretto contatto con la gente.

Meno convincente a parere di chi scrive è stato il rifiuto da parte di Grillo di presentarsi in TV per rispondere ai giornalisti (persino insultati o cacciati) e di confrontarsi con i competitori.

I fatti gli hanno dato ragione, ma sarebbe stato “democratico” farsi vedere e giudicare anche da chi segue la politica in televisione. Interessante un altro fatto: poco ha pagato per alcune personalità dell’ultima campagna elettorale o della politica italiana in genere avere letteralmente imperversato, “abitato”, nelle televisioni: sconfitti, espunti, probabilmente spariti per un pezzo: Casini, Fini, Meloni, e poi Giannino, Di Pietro, e lo stesso Ingroia (appare francamente grottesco che Ingroia lamenti di essere stato trascurato dai media… non so se qualcuno condivida, ma chi scrive lo vedeva continuamente intervistato e invitato ai talk-show…).

Adesso il PD, un partito che ha abilmente bypassato l’indirizzo renziano per costruire sulla base delle primarie (che con l’espediente del doppio turno erano già decise) un successo burocratico e di apparato/apparente. La mentalità, gli interessi del PD rimangono in larga misura quelli di un tempo. Una certa pulizia di facciata, ma l’arcigno controllo delle rendite di posizione. Il rifiuto di un’alleanza coi radicali (buona parte delle cui tradizioni, idee, battaglie: dal finanziamento pubblico ai partiti, all’abolizione del valore legale del titolo di studio a tanto d’altro ricompaiono nei programmi del 5 stelle e nei 100 punti di Renzi) sia a livello nazionale che regionale (Lombardia, Lazio) non ha certo contribuito all’insuccesso politico (più che numerico) del PD ma è stata una chiusura emblematica dell’atteggiamento di questo grande partito popolare che non è capace di staccarsi dalle incrostazioni del suo passato e che non sa rischiare.

Brutto è stato anche che niente sia stato fatto per abolire il ‘Porcellum’: certo che no, sembrava ora il turno del PD di approfittarne. E per la camera dei deputati ne ha certamente tratto vantaggio. Indicativa anche la devoluzione a Vendola della componente programmatica più movimentista, libertaria, laica (e religiosa al tempo stesso). In economia l’orientamento sembrava essere di avvicinamento alle posizioni del sindacato e questo tipo di politica sarebbe stata verosimilmente realizzata con un successo cospicuo della coalizione di sinistra. Sono impressioni, beninteso, ma credo non destituite di fondamento.

Il paese è difficilmente governabile, non c’è dubbio. Non si vede quale possa essere una maggioranza che non sia un improponibile modello di governo da grosse-Koalition a posteriori con primo ministro tecnico (giammai Monti, evidentemente). Le polemiche con Grillo, aspre, potrebbero essere superate dalle nuove esigenze congiunturali: che strano, appena usciti dalle urne ora si parla di un movimento importante, non più populista, che esprime i bisogni dei cittadini. Ci viene in mente la definizione di D’Alema della Lega come di una “costola della sinistra”, tanti anni fa, dopo che la Lega assunse a sorpresa posizioni antiberlusconiane.

Perché ora potrebbe esserci bisogno di allearsi almeno su alcune riforme con esso: che le elezioni servano almeno a qualcosa, prima di tornare a votare, una strada quest’ultima che sembra tracciata anche se forse non in tempi brevissimi. Speriamo che non siano quelle peggiori, le riforme approvate del nuovo governo con il sostegno dei deputati del 5 stelle, che non ci si allei sul giustizialismo o su provvedimenti a nostro parere dubbi (per motivi che non preme qui spiegare) come sarebbe il dimezzamento del numero dei parlamentari. Vediamo adesso cosa accadrà.

Si è comunque trattato di una scossa alla partitocrazia, al monopartitismo imperfetto (e corrotto in senso più politico che di tornaconto finanziario), come lo ha soprannominato qualcuno. Se ci sarà una responsabilizzazione da parte dei partiti maggiori questo non potrà che essere stato un bene. Cambino davvero, dunque, o si dissolvano. Che l’opera in qualche modo salutare del movimento 5stelle si esaurisca presto pare difficile crederlo. Una pars destruens indispensabile. Sulla capacità dei grillini (li chiamo così per semplicità) di operare in una direzione construens, ci sia concesso di avere qualche dubbio in più.

(Photo: La Presse)

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