Leader Cinque Stelle: “dove siederemo? Dietro di loro. Non gli daremo tregua. Adesso ci riprendiamo l’Italia”

Beppe Grillo trionfatore delle elezioni

Non sono in tanti ad aver colto la citazione, ma ieri Beppe Grillo, all’uscita dal seggio 617 di Genova, Rayban, sciarpa viola e capelli al vento, ha spiegato in modo allusivo qual è il ruolo che s’immagina per sé in rapporto al movimento, che esplode fin quasi a arrivare a essere il primo partito italiano. Col 25,5 per cento i cinque stelle sono in grado di impedire una maggioranza senza dover, per il momento, governare: lo scenario migliore per loro in questa fase. Hanno tempo di imparare, «ci perfezioneremo, osserveremo, dialogheremo», controlleranno da veri secchioni ogni provvedimento, con gli altri partiti che nel frattempo si logoreranno ulteriormente. E Grillo assai pacato, quasi mogio ieri – «sapete com’è, ho avuto il calo dell’adrenalina» – dove va adesso? «Vado nell’orto, ho la lattuga che mi scappa da tutte le parti». La solita battuta di colore, hanno pensato tutti.

In realtà stava dando una traccia. Chi è il personaggio che viveva ritirato nell’orto, dedito alla vita agreste, che abbandonò solo quando fu chiamato dalla res publica? Lucio Quinzio Cincinnato, ex console romano, poi richiamato due volte, con Roma in macerie, a governare da dictator (attenti, carica elettiva, allora). Grillo con quel riferimento all’orto rivela come si immagina lui: sta fuori, a Roma non lo si vedrà, né lui né, tanto meno, Casaleggio. Ma nulla esclude che ormai la sua creatura lo chiami, e ci sia ancora bisogno di un suo ruolo.

Il Grillo che fa il verso a Cincinnato ha trascorso la giornata accudito dalla figlia Valentina, dosando assai le parole. Su twitter ha parlato dell’«onestà» che ora «sarà di moda». Per lui l’onestà è un cambiamento di mentalità, non può essere imposta dalle procure. «Fino a oggi in Italia chi era onesto era uno sfigato, i modelli vita erano altri, i furbetti, il nano, il Pd di Montepaschi, quelli che per essere fichi dovevi spolpare l’Italia». Ora si cambia. Se per Casaleggio e i suoi ragazzi – che, en passent, avevano indovinato al millesimo il risultato – le parole cruciali per capire sono, forse, «fantasia» e «competenza», Grillo riserva il primo messaggio a questa, «l’onestà».

I due del resto sono complementari. Il punto di vista di questo navigato lupo di mare – «una vecchia baldracca», scherzava Grillo stesso nel camper – e lo staff a Milano, molto mitizzato da chi poco conosce. In realtà è fatto di ragazzi, anche classe 1986. Gente sveglissima, veri geek, che sanno di web, di musica, e hanno occhio su molte cose. Sanno cosa twitta Harper Reed, l’ingegnere di Obama, ma sanno anche aggiustare una parabola se si rompe. «Alla fine della campagna di Grillo, e dal suo punto di vista di Berlusconi, restava un messaggio; di Bersani niente, il vuoto più totale di messaggio», sostengono. Dovessero indicare un elemento fondamentale del boom direbbero «gli streaming, ci hanno seguiti almeno un milione in questo modo». Solo le connessioni. Ringraziano dunque «il mito Salvo Mandarà».

Lui, Grillo che fa il Cincinnato, in questo streaming è riapparso a sera, alle nove e mezza, scherzando sul fatto di esser stato messo sotto il plaid scozzese dalla famiglia, «non vogliono che abbia dei sussulti». Dice «abbiamo fatto le prove generali, sono finiti». Aggiunge un concetto nuovo: «E’ una guerra generazionale. Noi vogliamo far tornare al voto a sedici anni, in Parlamento a diciotto, come nei Paesi normali. Purtroppo ci sono una ventina di milioni di italiani che hanno galleggiato sulla crisi; riconsegnare il Paese a Berlusconi è un crimine contro la galassia». Ma finirà. E loro? «Noi intanto ci perfezioniamo, non pensino a inciucetti e inciucini, saremo 110 dentro e qualche milione fuori. Siamo primo partito, e non prenderemo i cento milioni». Cosa faranno? Le sentinelle: «Dove ci collocheremo nel Parlamento, chiedono. Spero dietro ognuno di loro, appena fanno qualcosa gli diamo uno scappellotto». Niente di violento, eh; anche se la moglie gli voleva propinare una camomilla.

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