Il libro del professor Ugo Mattei, “Beni comuni – un manifesto”: dalla storia ai tempi attuali, un viaggio tra le lotte e i referendum popolari più significative

la copertina di “Beni comuni-un manifesto”

La leggenda di Robin Hood ci è stata tramandata in modo distorto e fuorviante: invece essa ha molto a che fare con la storia dei “Beni comuni”, oggi depredati da multinazionali private e da uno Stato capitalista ad esse asservito. Robin Hood si batteva appunto per il rispetto della “Magna Carta” che sanciva l’uso libero e popolare dei boschi, delle foreste e del patrimonio ad essi associato (legname, acqua, vegetali, frutta, ecc.).

I film di Hollywood hanno fatto il resto “Robin Hodd, principe dei ladri“ (1991). Ma i ladri erano quelli che lui combatteva allora, come oggi i movimenti popolari che si battono per i “Beni comuni”. Lo Stato capitalista ha poi cancellato quei diritti formali, privatizzandoli e usurpandoli, com’è accaduto poi per la nostra Costituzione antifascista e i diritti connessi.

Ci racconta questa storia il libro del prof. Ugo Mattei – “Beni comuni – un manifesto” ed. Laterza 2011 – che attualizza quegli eventi collegandoli alle lotte e ai referendum popolari di questi anni. Ugo Mattei è un giurista impegnato nelle lotte popolari per la difesa  e la conquista dei “Beni comuni”, cioè di quei beni e servizi vitali che non appartengono né allo Stato né privati (monopoli ed altri).Ha redatto i due quesiti referendari per la difesa della “acqua-bene comune”. Il relativo referendum 2011 (56,7% dei votanti) ha ottenuto uno straordinario successo (SI abrogativo): 95,7% il primo, 96,2% il secondo. Gli altri 2 quesiti – nucleare e legittimo impedimento – hanno ottenuto il 94,6% e il 95%. Governo e grandi partiti hanno manifestato disinteresse o opposizione, ma sono stati sconfitti sonoramente. Nonostante ciò sono poche le Istituzioni che rispettano la volontà popolare sull’acqua e su gli altri quesiti. In Campania De Magistris ha sconfitto la privatizzazione dell’acqua che rimane in mano pubblica.

Bisogna anche dire che molto spesso i mass-media fanno una confusione strumentale tra beni e servizi “pubblici” (per loro statali) e “beni comuni di proprietà collettiva” inalienabili. Il governo Monti e i partiti che lo sostengono, e lo sosterranno, sono per la privatizzazione e la (s)vendita dei beni pubblici e comuni, come il patrimonio artistico, la sanità, l’istruzione, le comunicazioni di massa, l’acqua,l’energia, i trasporti, l’ambiente ecc. Beni e servizi di utilità/interesse generale contemplati nell’art. 43 della nostra Costituzione che ne prevede perfino l’autogestione di comunità di utenti e lavoratori. Asse portante della nostra Costituzione è la “sovranità popolare” delegata e diretta, finora beffata da elezioni-truffa e dalla violazione sistematica delle volontà popolari referendarie. Quando lo Stato privatizza una ferrovia, una linea aerea, la sanità, l’istruzione, l’acqua, ecc. espropria la comunità (ogni suo singolo membro pro quota) dei suoi beni comuni (proprietà collettiva inalienabile).

Ugo Mattei ragiona perciò su un tema di grande attualità planetaria, perché pensare ai beni comuni significa creare consapevolezza evoluta sull’accesso e sull’uso libero di questi beni. Dalla lotta per l’università e la scuola pubblica a quella per l’informazione critica e la comunicazione; dalle battaglie contro il precariato e per un lavoro di qualità a quelle contro lo scempio e il consumo del territorio; dalla lotta contro la privatizzazione della rete internet a quella contro le grandi opere (TAV, Dal Molin, Ponte sullo stretto). Dunque i beni comuni ci riguardano da vicino. Ugo Mattei li considera come riconquista di spazi pubblici autenticamente democratici  e partecipativi, fondamento di un pensiero politico e istituzionale nuovo e radicalmente alternativo che determina la conquista di nuovi paradigmi e di nuovi rapporti sociali. Da sudditi e  consumatori passivi pilotati, a cittadino attivo e cosciente che produce una civilizzazione delle società.

La sua impostazione, come quella dei promotori dei “beni comuni” è radicalmente anti-capitalista ed anti-imperialista, dove la pace tra i popoli è da considerarsi il bene comune più prezioso. Lo Stato capitalista è subalterno ai poteri transnazionali – militari, finanziari, ideologici e militari delle multinazionali – per cui agisce per i loro interessi, svolgendo il ruolo coattivo di repressore, esattore ed impostore ideologico. Le rivolte  popolari di Seattle (USA,1999 e 2006) o  quelle NO TAV in Italia, represse dalle polizie locali, sono esempi recenti della lotta popolare per la difesa o la conquista di beni comuni vitali.

L’autore afferma  anche che “lo sviluppo del capitalismo si è fondato sul saccheggio dei beni comuni” e che le lotte sociali su questo tema sono ancora separate e settoriali, non globali come dovrebbero essere.

La commissione Rodotà ha connotato e specificato, in termini giuridici e costituzionali, la definizione e la gestione dei beni comuni, ma i mass-media ne hanno parlato pochissimo (www.giustizia.it/giustizia). Ecco un breve stralcio delle decisioni assunte sul tema:

a) La revisione dell’art. 810 cod. civile, al fine di includervi, come beni, anche le cose immateriali.

b) La distinzione dei beni in comuni, pubblici e privati.

c) La previsione della categoria dei beni comuni, cioè delle cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona. La norma precisa la titolarità dei beni comuni, le condizioni per la loro fruizione collettiva, gli strumenti di tutela amministrativa e giurisdizionale. Viene fornito un elenco esemplificativo di tali beni. Si prevede il coordinamento fra disciplina dei beni comuni e disciplina degli usi civici.

d) La classificazione dei beni pubblici, appartenenti a persone pubbliche, in tre categorie:

1) Beni ad appartenenza pubblica necessaria, cioè quei beni che soddisfano interessi generali fondamentali, la cui cura discende dalle prerogative dello Stato e degli enti pubblici territoriali. La norma fornisce un elenco esemplificativo di tali beni. Ne prevede la non usucapibilità, la non alienabilità e le forme di tutela amministrativa e giudiziale.

2) Beni pubblici sociali, cioè quei beni le cui utilità essenziali sono destinate a soddisfare bisogni corrispondenti ai diritti civili e sociali della persona. Anche in tal caso, l’elenco è esemplificativo. La norma prevede un vincolo di destinazione pubblica e ne limita i casi di cessazione.

3) Beni pubblici fruttiferi, che non rientrano nelle categorie precedenti e sono alienabili e gestibili dai titolari pubblici con strumenti di diritto privato. La norma regola i casi e le procedure di alienazione.

In definitiva l’impostazione e le proposte del libro di Ugo Mattei configurano la speranza e la possibilità concreta che “un altro mondo sia possibile, urgente e necessario” (movimento No global). Per un marxista queste elaborazioni sono assolutamente condivisibili e preziose, ma lo devono diventare per l’intera umanità, per il suo ambiente e per le generazioni future, senza se e senza ma. I limiti di sostenibilità planetaria, la crisi devastante del capitalismo, la negazione di diritti vitali – come l’acqua, il cibo, la sanità, l’istruzione, la comunicazione, ecc. – l’iniqua distribuzione delle risorse e degli accessi ai beni vitali, rendono ormai urgente ed ineludibile una lotta globale dei popoli per la conquista dei beni comuni in modo da esaudire bisogni primari e vitali. Una prima grande avanguardia è già in marcia, bisogna rafforzarla e dare ad essa una adeguata sponda istituzionale e culturale.

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