Nei documenti depositati dagli inquirenti spuntano beni riconducibili all’Avvocato: un conto tra gli 800 e mille mln alla Morgan Stanley di Zurigo, fondazioni e trust in Liechtenstein e moli in Francia. Quanti beni nascosti?

Gianni Agnelli

La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per Margherita Agnelli e per gli avvocati Charles Poncet e Emanuele Gamna in relazione a una complessa vicenda che ruotava attorno all’eredità di Gianni Agnelli. Margherita Agnelli e il legale Poncet erano accusati di tentata estorsione nei confronti dell’avvocato Gamna, mentre quest’ultimo era accusato di falso in scrittura privata.

Va ricordato, infatti, che il procedimento era nato dall’impugnazione dell’eredità, in quanto Margherita riteneva invalido l’accordo firmato nel 2004 che la portò a ricevere circa 110 milioni in contanti e il trasferimento di immobili, arredi, opere d’arte e altro per un valore complessivo di 1,1 miliardi. Margherita riteneva di essere stata vittima di un complotto tra i suoi legali, Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e Siegfrid Maron che volevano escluderla dalle attività del gruppo.

Nella richiesta di archiviazione i pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta, però, emergono particolari molto interessanti riferibili all’avvocato Gianni Agnelli. I pm, infatti, hanno fatto presente che «vi sono molteplici indizi che portano a ritenere come verosimile l’esistenza di un patrimonio immenso in capo al defunto Giovanni Agnelli, le cui dimensioni e la cui dislocazione territoriale non sono mai stati compiutamente definiti». In particolare, scrivono i pubblici ministeri, l’indagine non è riuscita «a ricostruire il patrimonio detenuto all’estero dal senatore Giovanni Agnelli», anche perché non sono andate a buon fine richieste di assistenza alle autorità giudiziarie della Svizzera e del Liechtenstein.

Un prima traccia di questo tesoro occulto sarebbe un conto segreto da un miliardo dell’avvocato Agnelli in Svizzera. A rivelarlo ai pm è stato Paolo Revelli, ex managing director di Morgan Stanley, sentito dagli inquirenti come testimone il 21 dicembre 2009. «Questi ha affermato», scrivono Fusco e Ruta, «di avere sempre saputo che presso la filiale di Zurigo esisteva una provvista direttamente riferibile all’avvocato Giovanni Agnelli per una cifra compresa fra gli 800 e il miliardo, fiduciariamente intestata e detenuta attraverso molteplici conti da Siegfried Maron (uno dei consulenti personali dell’Avvocato per la gestione del patrimonio, ndr)».

Una seconda traccia è legata al Liechtenstein, dove avevano sede fondazioni, trust riconducibili a Giovanni Agnelli. In particolare la fondazione Alkyone aveva come tutori Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e lo stesso Maron. Infine è emerso che in mano all’Avvocato vi erano tre moli (il numero 25, 26 e 27) presso il porto francese di Beaulieu. Questi asset erano intestati a una finanziaria e a due società offshore, che rappresentavano, secondo i pm, una schermatura di beni, tale da celarne la proprietà e la provenienza.

«Dalla documentazione risultava che un molo fosse intestato alla Triaria Investments con sede in Jersey, mentre gli altri due erano solo formalmente riconducibili alle società offshore Delphburn Limited, con sede nell’Isola di Man, e Celestina Company Limited, con sede nel Jersey. La riconducibilità diretta dei tre moli all’Avvocato veniva altresì confermata dai figli di Achille Boroli, persona che nel 2004 aveva rilevato i tre moli».

Secondo i magistrati, l’esistenza di queste società e la proprietà dei moli sarebbero sufficienti a provare che Agnelli aveva nelle sue disponibilità altri beni sfuggiti al conteggio dell’eredità. E a escludere quindi il reato di estorsione a carico della figlia Margherita.

Va anche precisato che nella richiesta di archiviazione vi pm scrivono che «l’iniziativa giudiziaria promossa da Margherita Agnelli non può essere liquidata come una pretesa avventata» e «non possono escludersi, in linea teorica, accordi tra le persone coinvolte per marginalizzare Margherita Agnelli sul piano economico». Un’ipotesi però, smentita seccamente dall’avvocato Mauro Anetrini.

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