Addio Kevin Ayers

Notizia dolorosa, per i non molti appassionati e privilegiati che lo hanno amato e lo amano: Kevin Ayers, uno dei fondatori della ‘Soft Machine’ (e prima ancora nel 1963 dei ‘The Wilde Flowers’) e dopo il suo abbandono del gruppo autore di una serie di indimenticabili LPs da solista, è morto pochi giorni fa, a 68 anni, nella Francia del sud dove aveva scelto di vivere, tra nevrosi e insicurezze.

Ayers era un artista eclettico. Passò da psichedelia e rock-jazz delle sue origini, più segnate dalla collaborazione con Robert Wyatt e Hugh Hopper fra gli altri, a sviluppare attitudini musicali più sue, tutt’altro che commerciali, peraltro. Pezzi malinconici e blues (come un paio di ‘valzer’ che caratterizzano la straordinaria seconda facciata dell’album June 1, 1974, jam session di cui fu mentore e nella quale riunì Eno, Nico, John Cale, dove fece anche spazio per un assolo di chitarra struggente a un giovanissimo Mike Oldfield), o brani di allegria speciale e irrefrenabile, spesso connotati da ritmi e contesti tropicali (aveva conosciuto la Malesia da bambino, con la famiglia, essendo suo padre un civil servant, un impiegato della diplomazia inglese). La sua voce profonda cantava testi godibili, spesso divertiti e coinvolgenti, a volte più ermetici e esistenziali-autobiografici (piccolo gioiello di divertissement è il May I? soprattutto nella versione cantata in francese: Puis je?, di lui affascinante che si avvicina a una ragazza seduta in un caffé). Ma la varietà dei temi delle sue canzoni, l’originalità dei suoi ritmi e delle sue sonorità, capaci a volte di deviare nello sperimentalismo cacofonico e strombazzante (presente anche in uno dei suoi dischi più belli, ossia Bananamour – dove lo si vede nel retrocopertina del vinile, biondo e elegantissimo giocare a scacchi con pezzi di banana sulla scacchiera), è difficilmente rappresentabile in tutta la sua complessità e pienezza. Ascoltate Kevin Ayers, anche l’ultimo, il sessantenne ancora capace di brani deliziosamente romantici come Baby come home dall’album tardo, dopo molti anni di silenzio, Unfairground.

Ti sia reso omaggio postumo e che la terra ti sia lieve. Che tu possa paganamente da uno sconosciuto altrove “drink some wine and have a good time”, Kevin, come dicevi nel track Whatevershebringswesing, contrappuntato dal memorabile falsetto di Bob Wyatt.

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Discografia

Joy of a Toy (1969)
Shooting at the Moon (1970)
Whatevershebringswesing (1971)
Bananamour (1973)
The Confessions of Dr. Dream and Other Stories (1974)
June 1, 1974 (1974)
Lady June’s Linguistic Leprosity  (1974)
Sweet Deceiver (1975)
Yes We Have No Mañanas (1976)
Rainbow Takeaway (1978)
That’s What You Get Babe (1980)
Diamond Jack and the Queen of Pain (1983)
Déja…Vu (1984)
As Close As You Think (1986)
Falling Up (1988)
Still Life with  Guitar (1997)
The Unfairground (2007)

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