L’ex agente dei vip: “mi pento di certe cose, ho scritto un libro dopo il carcere e adesso la mia vita è un’altra cosa”

Lele Mora

Se potesse, con un colpo di spugna, cancellerebbe quella immagine che lo ritrae con tre tronisti che gli massaggiano i piedi spaparanzato sul divano di una lussuosa villa della Costa Smeralda. Perché quel Lele Mora non esiste più. O, forse, non è mai esistito. Perché il carcere ha segnato per sempre il manager più potente dei vip. Ora che è di nuovo libero, ha scritto un libro, “La mia verità”, e adesso in una intervista rilasciata a Tgcom ha confessato: “Mi pento di certe cose”.

Tutto cominciò quando da fan di Loredana Bertè divenne suo agente, da allora dalla sua scuderia sono usciti personaggi come Simona Ventura e Costantino. Quando era all’apice della carriera la sua casa era frequentata da politici, starlette, giornalisti, poi di colpo, con lo tsunami Vallettopoli (da cui è stato prosciolto) si è ritrovato sempre più solo. Fino alla galera. E alla scarcerazione, con la pubblicazione del libro di cui una parte del ricavato sarà devoluto alla polizia penitenziaria (“i veri detenuti”).

Partiamo da quel giorno…
Era il 20 giugno del 2011 e ho scoperto dal sottopancia di un telegiornale che ero stato arrestato. Poi sono arrivarti i finanzieri a prendermi e ho capito che era tutto vero. Mi è crollato il mondo addosso.

Ha sempre detto di aver pagato la sovraesposizione…
E lo ribadisco. Mi sono messo troppo in mostra e ho attirato tante invidie. Io sono sempre stato pulito, generoso, perbene.

Quella realtà della costa Smeralda non era un po’ falsata?
Ma no, era vita. Era divertimento, era lavoro. Ho sempre lavorato anche in vacanza. In quel periodo ero il manager più richiesto, andava un certo tipo di tv, e io confezionavo personaggi. Sicuramente ho imbarcato anche tanta gente che non meritava, che non aveva talento. Perché per fare l’artista ci vuole arte. Ma ho sempre cercato di far lavorare tutti. Spesso senza guadagnarci nulla.

In molti le hanno voltato le spalle…
Non mi interessa più. Avevo tanti amici famosi e importanti che sono spariti, tanti personaggi che ho aiutato a crescere professionalmente e che non mi hanno teso la mano. Ma non porto rancore. Una cosa però l’ho imparata: adesso so riconoscere gli amici veri. E prima di far entrare qualcuno a casa mia ci penso dieci volte.

Nel libro è molto duro con Emilio Fede e Alfonso Signorini…
Alfonso non mi ha scritto neanche un bigliettino quando ero in carcere ma recentemente mi ha ha fatto le sue scuse e le ho accettate. Non è facile ammettere di aver sbagliato. Magari era un periodo particolare della sua vita… Fede, invece, ha approfittato di me. Della mia buona fede.

E i rapporti con Simona Ventura come sono?
Abbiamo lavorato insieme per 14 anni. Ci sono state delle incomprensioni, lei pensava che in un momento particolare io dessi delle indicazioni a Corona sulla sua vita privata. Mi chiese di scegliere: o lei o Fabrizio… Adesso ci siamo chiariti, mi ha mandato una bellissima lettera, dei fiori favolosi. E’ maturata molto, è bellissima, raggiante. Ha trovato l’amore, credo che sia l’uomo giusto, e ha deciso di mettere da parte anche un po’ il lavoro, come è giusto che sia.

Quindi Simona ci aveva visto bene?
Decisamente. E’ molto intelligente e vede lontano. Ma ho imparato la lezione. Corona è stato la mia rovina. E’ malato, avrebbe bisogno di essere curato. Crede che i soldi siano tutto. E non ha ancora capito che la famiglia, i figli, gli affetti, sono le cose più importanti. Ma anche la sua è una maschera, io lo conosco ed è una persona umana.

Un consiglio per Fabrizio, adesso che è tornato in carcere?
Intanto credo che la condanna sia davvero pesante. Comunque gli consiglio di essere umile, di ritrovare certi valori che ha perso negli anni. Io sono speranzoso…

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