Un’operazione fantascientifica potrebbe diventare reale ed essere utile nella pratica medica dei prossimi anni

l’ibernazione è possibile?

L’ibernazione forse non apparterrà più solo ed esclusivamente al mondo della fantascienza. Secondo un articolo pubblicato sul prestigioso “Journal of Neuroscience” dal ricercatore Matteo Cerri e dai docenti Giovanni Zamboni e Roberto Amici e altri cinque fisiologi dell’Alma Mater, tale procedimento potrà diventare presto realtà. Il gruppo di studiosi è riuscito ad ibernare un ratto, un mammifero che, al pari dell’uomo, non riesce a farlo spontaneamente, a differenza di altri animali come le marmotte e gli orsi e diverse specie di criceti e pipistrelli.

Come spiega Amici, docente di fisiologia umana, che tutto ciò che è stato fatto non rappresenta “un processo fisiologico, ma indotto“, pertanto viene chiamato “pseudo-ibernazione“. Questi esperimenti e i relativi risultati, però, potrebbero essere utili per ottenere vantaggi nella pratica medica del futuro. Il team sottolinea, inoltre, che “l’obiettivo è riuscire a non far soffrire il cervello a fronte di situazione in cui arriva poco sangue o ossigeno“.

Al topino in questione, in pratica, è stata fatta un’iniezione nella regione profonda del cervello, contenente sostanze chimiche che gli hanno bloccato l’attività nervosa, proprio nella regione della puntura, arrivando a spegnere l’attività nervosa delle cellule destinate a tenere elevata l’attività metabolica. In questo modo, dunque, è stata ridotta anche la frequenza cardiaca dell’animale, che è sprofondato nel sonno. Al risveglio, il ratto era in ottime condizioni di salute, secondo quanto hanno riferito gli studiosi.

Il professore Amici, infine, spiega che ”tale tecnica potrebbe essere sfruttata durante complessi interventi neuro-o cardio-chirurgici o in pazienti infartuati per permettere ai diversi organi di sopravvivere in condizioni di scarsa disponibilità di ossigeno” anche se, tiene a precisare, “con molta cautela, anche perché è un’ipotesi molto lontana, si potrebbe pensare anche a un utilizzo in pazienti in attesa di espianto di organi”. Il gruppo di ricerca cerca ulteriori fondi per continuare a portare avanti questo progetto dal gusto fantascientifico

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