Vaticano: “nessuna autorità civile potrebbe bloccare un cardinale”. Ancora polemiche sulla questione Mahony

Roger Mahony

Senza riferimento al caso specifico del cardinale statunitense Roger Mahony, che domani depone in un tribunale degli Stati Uniti con l’accusa di avere insabbiato denunce contro preti pedofili, mons. Juan Ignacio Arrieta, segretario del pontificio consiglio per i Testi legislativi, ha ricordato, nel corso di un briefing tecnico in Vaticano, che le norme della Chiesa cattolica vietano l’interferenza di “qualsivoglia autorità civile” nella scelta del prossimo Pontefice.

“Voglio ribadire – scriveva Giovanni Paolo II nel numero 80 della vigente costituzione apostolica Universi Dominici Gregis riletta integralmente da mons. Arrieta – ciò che fu sancito dai miei Predecessori, allo scopo di escludere ogni intervento esterno nell’elezione del Sommo Pontefice. Perciò nuovamente, in virtù di santa obbedienza e sotto pena di scomunica latae sententiae, proibisco a tutti e singoli i Cardinali elettori, presenti e futuri, come pure al Segretario del Collegio dei Cardinali ed a tutti gli altri aventi parte alla preparazione ed alla attuazione di quanto è necessario per l’elezione, di ricevere, sotto qualunque pretesto, da qualsivoglia autorità civile l’incarico di proporre il veto, o la cosiddetta esclusiva, anche sotto forma di semplice desiderio, oppure di palesarlo sia all’intero Collegio degli elettori riunito insieme, sia ai singoli elettori, per iscritto o a voce, sia direttamente e immediatamente sia indirettamente o a mezzo di altri, sia prima dell’inizio dell’elezione che durante il suo svolgimento. Tale proibizione intendo sia estesa a tutte le possibili interferenze, opposizioni, desideri, con cui autorità secolari di qualsiasi ordine e grado, o qualsiasi gruppo umano o singole persone volessero ingerirsi nell’elezione del Pontefice”.

Al cronista che domandava cosa succedesse nel caso ipotetico dell’arresto di un cardinale da parte della magistratura statunitense, il canonista ha sottolineato che non esistono “norme” per un caso del genere, limitandosi a sottolineare che il porporato “non potrebbe venire a Roma” ma non perderebbe per questo il diritto di voto.

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