Karim ammette al processo: “Fabio Furlan mi avvertì: ora Cristofer sparirà”. Poi un’altra rivelazione: “mi disse, vacanze in Brasile? Vedrai che non ci arriva…”

Cristofaro Oliva

Alla fine non ce l’ha fatta più. Per oltre un’ora ha assistito allo stillicidio di «non so», «non ricordo», tra mezze frasi e contraddizioni della propria compagna, e ha capito che per la teste si metteva male, che rischiava addirittura una denuncia per falsa testimonianza.

Ha così deciso – scrive “Il Mattino” – di uscire allo scoperto, ha alzato la mano e ha chiesto la parola: «Presidente sono qui, posso spiegare io ciò che la mia compagna non sa e non può dire. Sono pronto a rispondere alle domande». Eccolo Karim Sadeh, protagonista della mossa che non ti aspetti nel processo sulla scomparsa di Cristoforo Oliva. Aula 114, terza Assise, Karim rivede la propria posizione, a distanza di quindici giorni.

Invitato a sedere in aula dal presidente Carlo Spagna per motivi di ordine pubblico, decide di non avvalersi più della facoltà di non rispondere (possibilità che gli era concessa per il suo status di imputato di reato connesso), capisce che è giunto il momento di rispondere: «Oggi ho un figlio, sono un uomo», dice. Conferma così alcuni punti messi a verbale nella fase preliminare delle indagini, dopo essere finito agli arresti da minorenne come concorrente nella scomparsa di Cristofer, prima di essere scagionato dall’accusa di omicidio.

Karim conferma le accuse che tengono in cella l’imputato e amico di un tempo Fabio Furlan, ieri assente nell’udienza in assise. Qual è la storia raccontata ai giudici? «Siamo tra il primo e il tre novembre del 2009 (due settimane prima della scomparsa di Cristofer) – spiega Karim – io e Fabio eravamo in auto a fumare spinelli. Fu allora che Fabio mi rivelò di aver trovato l’agendina di Cristofer, in cui c’era scritto ”caro amico ti devo uccidere”, con tanto di fucile disegnato nella pagina accanto». Non è finita. Karim ricorda le parole che gli avrebbe confidato l’imputato: «Fabio mi disse: ”io quello non lo faccio arrivare in Brasile (riferendosi a un viaggio di piacere annunciato dallo studente, ndr)”».

Ma cosa voleva dire Fabio? Spiega Karim: «Quando gli chiesi a cosa si riferisse, Fabio si limitò a dirmi: ”Un giorno capirai…”». È il punto chiave delle indagini dei pm Alessandro Cimmino e Ivana Fulco, in forza al pool dell’aggiunto Gianni Melillo, sulla scomparsa di Oliva: un litigio tra due ex amici, storia di sesso e soldi. Già, i soldi. Karim introduce un altro particolare: «So che Fabio vide l’agenda di Cristofer, era conservata accanto a una discreta somma di denaro, circa tremila euro, che poi è la stessa somma che Cristofer portò con sé quando uscì di casa per incontrare Fabio».

Un particolare in più, in un processo che ora incassa una testimonianza forte. Tocca ai legali di Furlan, i penalisti Vincenzo Moggio, Annalisa e Saverio Senese, che incalzano il teste assistito, facendo emergere lo stato d’animo dello studente prima della scomparsa: «Fu ancora Fabio a dirmi che Cristofer era preoccupato, che voleva acquistare un’arma da quelli della zona di Santacroce». È così l’attenzione si sposta su possibili pressioni della camorra verso quella piantagione di erba gestita da Cristofer e da Fabio, «erba fatta in casa e venduta per migliaia di euro, tanto da infastidire pusher e piccoli criminali della zona», insiste Karim.

Perché procurarsi una pistola? E che rapporti c’erano tra Cristofer Oliva e Maria Caiazzo (presunta esponente della omonima famiglia del Vomero, ndr)? Domande che spostano l’attenzione su possibili protezioni chieste da Cristofer, ma che suggeriscono anche potenziali ritorsioni provenienti da altre zone criminali: «Tra noi, nessuno – ha spiegato ieri Karim – voleva andare a comprare l’erba nelle piazze di Scampia e Secondigliano». Ma c’è un altro punto confermato ieri in assise e riguarda il misterioso furto delle piantine di cannabis dalla casa di Cristofer: «L’unico che poteva averle rubate era Fabio, che viveva da Cristofer. Mi capitò di acquistare erba da Fabio, me la diede tremando, fu allora che capii che quella roba era prodotta dalle piantine rubate a Cristofer».

© Riproduzione Riservata

Commenti