Triumvirato dei cardinali italiani Bertone, Re e Sodano a caccia di voti. Conclave breve: si punta al 19 marzo per la celebrazione della prima Messa con il nuovo Pontefice

il cardinale Tarcisio Bertone

Le grandi manovre sono già iniziate. Scambi discreti, consultazioni informali, colloqui amichevoli. Dietro le quinte si stanno muovendo i cardinali residenti a Roma. Si confrontano, affiorano speranze, si mettono a fuoco i problemi esistenti, si ragiona pensando al bene della Chiesa, al futuro. L’intento è costruttivo. Si tratta di individuare, sulla base della propria esperienza, candidati spendibili.

E ormai sono molti in Vaticano ad avvertire la necessità di individuare una figura capace di polarizzare i consensi, di comprendere le differenti culture che compongono l’universalità della Chiesa, di guidare con mano sicura la barca di Pietro in un mondo globalizzato, interdipendente, minato da una cultura che tende a marginalizzare Dio.

I cardinali si affidano alla Provvidenza che aiuterà loro a sciogliere tanti nodi. Ma la caccia al voto è già iniziata. Vista la carenza di figure emergenti in partenza, facilmente individuabili tra tutti, a questo conclave giocheranno un ruolo fondamentale i «grandi elettori», porporati conosciuti, con un peso specifico indiscusso. Saranno loro a influenzare e raccogliere consensi fino alla creazione di una piattaforma la più ampia possibile.

Tre sono i king maker forti, tutti consapevoli del bisogno di unità: il segretario di Stato, Bertone; Re (al quale spetterà la celebrazione della messa Pro Eligendo Pontifice) e il decano del collegio cardinalizio, Sodano che pur avendo 80 anni, gode di grande stima tra le berrette rosse. «Se questi tre cardinali si metteranno d’accordo su un candidato, avremo una elezione rapida» analizza una autorevole fonte. Il momento è ritenuto delicato anche perché più si protraggono i tempi dell’attesa, maggiore è la tensione che si accumula nella Chiesa. Al disorientamento dei fedeli, si aggiungerebbe la percezione esterna della mancanza di unità. Insomma, un brutto segnale. I tempi di attesa per il nuovo Papa dipenderanno però anche dalla data d’inizio del conclave.

La Costituzione stabilisce che siano i cardinali elettori, riuniti nella prima congregazione generale, a definire l’inizio delle votazioni, «il giorno e l’ora». Il primo di marzo, cioè il primo giorno della Sede Vacante, l’assemblea prenderà in esame se mantenere l’intervallo dei 15 giorni previsti o ridurlo. Tutto dipenderà se gli elettori sono nel frattempo già arrivati a Roma. Cosa peraltro assai probabile dato che ormai tutti sono già a conoscenza delle dimissioni papali e del fatto che il 28 febbraio, alle 11 del mattino, Benedetto XVI li ha convocati per un ultimo saluto collettivo. C’è chi non esclude che in tale sede, come ultimo atto, Papa Ratzinger voglia emendare la Costituzione che impone il rispetto del termine dei 15 giorni per facilitare il conclave e l’elezione del successore.

Tra gli esperti consultati dalla Santa Sede per dirimere una serie di questioni giuridiche aperte, si sta prendendo in considerazione anche la possibilità di anticipare il conclave forse già qualche giorno prima del 10 marzo. In questo caso il nuovo pontefice potrebbe essere eletto nel giro di pochi giorni e magari celebrare la messa di inaugurazione del nuovo pontificato il giorno 19 marzo, festa liturgica di San Giuseppe, patrono universale della Chiesa.

Un giorno significativo anche per Joseph Ratzinger che festeggia il suo onomastico. Certamente un omaggio al Papa che ha cambiato il corso degli eventi con un atto di enorme coraggio.

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