Il treno è già in stazione. Dovrebbe partire tra una decina di minuti. Ho tutto il tempo di trovarmi un posto tranquillo, visto che è uno di quei pochi treni rimasti senza l’obbligo della prenotazione. Mi pregusto le due ore di viaggio nella completa libertà di immergermi nella lettura del libro che mi son portato e che da settimane, tra una cosa e l’altra, non sono riuscito ancora a toccare.

Entro nel vagone con la piacevole sorpresa di trovarlo vuoto, luminoso, appena pulito. Anche i finestrini sono di una limpidezza cristallina. Magnifico! Oggi che è sabato, i pendolari per Roma, che durante la settimana vivono su questo treno, non viaggiano.

Mi accomodo in un sedile a due posti, così da non rischiare di trovarmi qualcuno di fronte che possa disturbarmi. Mi tolgo il giubbotto e lo sistemo al mio fianco, insieme allo zaino. Prendo il libro, inforco gli occhiali, sono pronto. E’ il momento della partenza quando sento fuori dal marciapiede dei passi pesanti avvicinarsi di corsa ed entrare nel mio vagone, proprio un istante prima che le porte si chiudano. Ho uno strano presentimento, ma non voglio farci caso. Sento il tizio alle mie spalle entrare nel corridoio e percorrerlo alla ricerca di un posto. Il presentimento diventa più forte, ma non ha senso, i posti son tutti liberi!

E invece no! L’uomo si ferma proprio dove sono io e si siede nel sedile accanto al mio, solo lo stretto corridoio ci separa. Faccio finta di niente ma senza grandi speranze. Sul treno c’è chi si pregusta una tranquilla lettura e chi una sana chiacchierata. Niente di male, se le due tipologie di persone non si trovassero una affianco all’altra in un vagone completamente vuoto!

L’uomo comincia a mormorare da sé:

– E’ una guerra! Una guerra!

Il tempo di leggere un solo capoverso del mio libro che, implacabile, sento la voce dell’uomo rivolgersi a me:

– Siete italiano?

Faccio appena un cenno d’assenso con la testa, senza distoglierla dal libro.

– Di Roma?

Un altro cenno, sempre senza rivolgergli lo sguardo. In genere non farsi agganciare con gli occhi è un trucco che in strada funziona bene per non essere trattenuto da chi ti importuna. Ma non qui.

– Ecco, anche voi a Roma avete il derby!

No, il calcio no! Ti prego! Alzo leggermente il viso, con un sorriso di sufficienza, ma continuo a trincerarmi dietro il libro.

– Ci avete fatto caso? Tutte le grandi città hanno un derby. Voi avete la Lazio, Roma-Lazio, grande derby! Voi siete per la Roma?

Il mio sorriso di sufficienza si trasforma in una smorfia perplessa che esprimo con un suono sordo:

– Mah!

L’uomo, per nulla intimidito, continua imperterrito:

– Anche a Milano c’è il derby. Milan-Inter, altro grande derby! Poi c’è Torino-Juventus, Genova-Sampdoria. Pure a Bergamo, che non è tanto grossa, hanno il derby con l’Atalanta. Beh, noi a Napoli no, noi non abbiamo il derby. Ci avevate mai pensato? E Napoli è bella grande!

Cosa fare? A quel punto lo guardo di sfuggita negli occhi e gli rispondo:

– E’ vero, a Napoli non c’è il derby.
– E invece no! Anche noi a Napoli abbiamo il nostro derby. E sapete qual’è?
– No, qual’è?
– Napoli-Camorra!

Sono colpito. Devo confessarlo. Questa battuta mi ha colto di sorpresa. Ancora una volta il carattere napoletano conferma il suo genio innato. Mi viene in mente la cittadinanza napoletana civilmente unita nella consapevolezza che insieme si può sconfiggere il grande flagello che assilla la città. Tutto sommato, forse, la conversazione è a un livello superiore di come s’era presentata. Mi tolgo gli occhiali e decido di concedere all’uomo il premio della mia attenzione.

– Napoli-Camorra! – ripeto – Cosa intende dire?
– Vedete, il tifo è bello. Noi a Napoli ne sappiamo qualcosa. Nun’è o’vero?
– Beh, certo, …u’ Napoli!…
– Ecco bravo, u’ Napoli! Però non accussì. Così è davvero troppo!
– Cioè?
– Ve lo spiego subito. Voi avete presente quando la sera a cena vi sedete a tavola e accendete la televisione?
– Sì, ma che c’entra?
– Io vivo solo… purtroppo. Mia moglie m’ha lasciato… E s’è portata via pure il bambino…
– Mi dispiace….
– E allora che faccio la sera quando ho preparato da mangiare? Mi siedo a tavola e accendo la televisione per vedere il telegiornale.
– Ho capito, e allora?
– E allora mangio e comincio a subire!
– A subire – ripeto – Che cosa?
– Le notizie! Tutte le brutte notizie del telegiornale! Che si può fare? Possiamo solo subirle, no?
– E’ vero!

Ormai ho chiuso il libro. Il discorso che mi sta facendo l’uomo non è così stupido, anzi! Mi viene in mente di dirgli che il televisore si potrebbe anche lasciarlo spento, ma non voglio mettermi a predicare. E poi vorrei che arrivasse al dunque. Gli domando:

– Ma questo, col tifo, che c’azzecca?
– Che c’azzecca? Ve lo dico subito. Dovete sapere che noi a Napoli il tifo lo subiamo! Lo subiamo come subiamo il telegiornale la sera quando mangiamo.
– Ah!
– Ma certo! Vi faccio un esempio. Volete comprarvi nu’ berretto per il freddo? Pensate che potete andare al centro commerciale a comprarvi il vostro berretto? Nossignore! U’ berretto deve essere azzurro! Volete compravi na’ sciarpa e’ lana? Deve essere azzurra! Na’ spilletta? Azzurra! Capito? Non siete padrone…
– Cioè, non potete vestirvi come vi pare?
– Avete capito? No, voi dovete comprarvi queste cose da loro, non avete scelta. Voi dovete tifare u’Napoli!

Il tipo sembra roso da una sincera preoccupazione, difficile da condividere per me che non amo il calcio. Cerco di sdrammatizzare:

– Va bene, ma non mi sembra così grave.
– Ma non è solo questo! Volete risparmiare un  po’ di soldi? Nossignore! Voi dovete andare da loro a comprare l’abbonamento allo stadio! E non è camorra, questa?

D’un tratto mi rendo conto che veramente ognuno vive nel proprio mondo e nessuno può capire fino in fondo i drammi dell’altro. Cerco di compenetrarmi nella realtà di quest’uomo, così fagocitato dalla sua dimensione sociale.

– Ma non può fare niente per evitare tutto questo?
– Si capisce! Ma è una guerra!
– Una guerra – ripeto.
– Sì, ora mi trovo qui, su questo treno, e ho fatto la mia scelta!
– Quale scelta?
– Come quale scelta! Domani è domenica e io, invece che allo stadio, mo’ me ne vado a Roma.
– Cioè? Fugge?
– Avete capito? E dovrò subire la loro vendetta.
– Addirittura!
– Ve lo sto dicendo! Il derby da noi è Napoli-Camorra!
– Napoli-Camorra – ripeto.
– Sissignore! Se sei nato a Napoli non puoi smettere di essere napoletano. Sarai napoletano tutta la vita! Loro lo sanno e ci fanno sopra i loro affari!

L’uomo guarda in alto con l’aria disperata e tira fuori un sospiro rassegnato:

– Ah… è una guerra! Una guerra!

Il derby Napoli-Camorra di Vincenzo Pellegrino
Il derby Napoli-Camorra di Vincenzo Pellegrino

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