“Monti una delusione, non capisce di economia. Casini e Fini difficilmente entreranno in Parlamento, Ingroia da sempre schierato. Grillo? E’ cattivo. Aboliremo l’Imu”

Silvio Berlusconi

“I siciliani sono sempre nel mio cuore”, ha benedetto il Cavaliere dal palco. Ma nel suo discorso – due ore filate – la Sicilia quasi non c’è. L’Isola è solo cornice. Nonostante, oggi, possa tornare utile per vincere, o pareggiare, al Senato. Il “granaio di voti”, semmai, è più un mare indistinto di buone intenzioni e annunci. Da sorvolare sul solido fantasma del Ponte sullo Stretto, che si materializza all’inizio della lezione: “Prima di morire voglio passare su quel ponte”. Ben più in alto, insomma, di quella Babele dal retrogusto siculo che fu il Consiglio dei ministri negli anni passati: “Tutti parlavano in siciliano – scherza Berlusconi – ho dovuto portare dietro un vocabolario”.

E a dire il vero – si legge in un articolo di Live Sicilia -, il vocabolario, oggi, in un Teatro Politeama pieno come un “uovo della Libertà”, è quello vecchio: i comunisti, i traditori Fini e Casini, il milione di posti di lavoro diventato un milione e mezzo, i magistrati rossi, il voto utile, il parlamento inutile. Con qualche spruzzata di novità che investe, ovviamente, il “professorino Monti”, Grillo e i suoi estremisti di sinistra, persino il “piccolo” Oscar Giannino. Affondato per via del look (“Se si presentasse in un circo, lo scambierebbero per un clown”. E sacrificato sull’altare del “voto ai piccoli partiti, che non farebbe che avvantaggiare la sinistra”. “Una sinistra – spiega Berlusconi – che solo in Italia è radicata ai principi del Comunismo, che ha portato tante disgrazie, anche nel nostro Paese. Pensavamo che Renzi potesse fare nascere una sinistra davvero democratica. Invece da quella parte vivono ancora una invidia sociale. Sono sempre incazzati. E nutrono un atteggiamento punitivo nei confronti di chi, col lavoro, ha raggiunto uno stato di benessere”.

Già, il benessere. Fortemente intaccato dai provvedimenti del governo di Monti, che in un anno circa avrebbe massacrato l’economia italiana, “con errori plateali. Con l’abbassamento a mille euro della soglia per il pagamento in contanti – spiega il Cavaliere – ha spinto molti cittadini ad andare all’estero per acquistare oggetti di lusso”. Ma l’errore più grande, ovviamente, è uno: “Nel primo Consiglio dei ministri – annuncia per l’ennesima volta l’ex premier – delibereremo la cancellazione dell’Imu. E restituiremo quanto tolto agli italiani. Dove troveremo i soldi? Un accordo con la Svizzera consentirà di applicare un imposta a quei correntisti che vogliono mantenere il segreto. Recupereremo circa cinque miliardi. Per risarcire l’Imu ne serviranno quattro”. Ma l’attacco a Monti ha anche una natura più “politica”. Da campagna elettorale. “Ha sfruttato la sua visibilità di premier a capo di un governo tecnico – dice Berlusconi – per poi lanciarsi in politica. Nonostante avesse promesso che non l’avrebbe mai fatto. Parla di rinnovamento, e poi con chi si allea? Con Fini e Casini, che sono in Parlamento da trent’anni. Il suo centro, è solo un centrino”. E a quel punto, il “passo” verso gli ex alleati di un tempo è breve: “Fini ormai è ridotto a un prefisso: lo zeroquattro. Casini se continua così si avvicinerà a quelle cifre. E sono certo che nessuno dei due arriverà in parlamento, visto che la coalizione non raggiungerà il 10%”. E poi, ecco l’attacco ai partiti piccoli: “Che portano avanti solo interessi particolari dei loro piccolissimi leader” e a Beppe Grillo. “Grillo è una iattura. Nelle sue liste sono presenti estremisti di sinistra e militanti No-Tav. Se venissero eletti, il Parlamento sarebbe ingovernabile”.

Quindi, è il turno di Antonio Ingroia: “La magistratura in Italia è sempre stata percorsa da un ‘filo rosso’. Ingroia è sempre stato di sinistra. La cosa inquietante è che lo era anche quando si occupava delle più delicate inchieste della storia del nostro Paese”. Applausi. Di un pubblico che si surriscalda quando il Cavaliere fa riferimento ad altri provvedimenti, come l’introduzione della “cauzione” (“Basta con i cittadini in carcere prima di una sentenza definitiva”), le assunzioni agevolate (“I datori di lavoro non pagheranno un euro di tasse, e lo Stato risparmierà la cassa integrazione”) e soprattutto il condono tombale. “Condono, condono”, scandisce il pubblico dalla platea, mentre il Cavaliere scivola, dopo due ore ininterrotte di monologo, verso la conclusione. Sulle note di “Meno male che Silvio c’è”. “Viva l’Italia, viva la Sicilia”, chiude. Già, meno male. C’è anche la Sicilia.

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