L’uso di cannabis aumenta il rischio ictus: un recente studio scientifico svela cosa accade nei giovani adulti

il pericolo di ictus

Fumare marijuana fa aumentare il rischio di ictus. Anzi, lo raddoppia addirittura nei giovani adulti.

Lo rivela uno studio che sarà pubblicato sulla rivista Stroke e che è presentato alla conferenza internazionale Stroke 2013 in corso a Honolulu, promossa dalla American Stroke Association. Gli studi sono stati condotti all’Università di Auckland, in Nuova Zelanda da Alan Barber.

Altro che un semplice spinello. La marijuana è la sostanza “illegale” più usata nel nostro Paese, per questo risulta ancora più importante capire quali danni reali può provocare alla salute. Gli esperti hanno esaminato 160 casi di ictus o Tia (attacco ischemico transitorio) in un gruppo di giovani adulti di età compresa tra i 18 e 55 anni, sottoposti a esame delle urine al momento dell’accettazione in ospedale. Il 16% del campione era risultato positivo ai test per la cannabis contro l’8,1% del gruppo di controllo (altri pazienti con età simile ma ricoverati per altre patologie diverse dall’ictus). Con i dovuti calcoli i ricercatori hanno concluso che i pazienti andati incontro ad un ictus o a Tia avevano una probabilità più che doppia (2,3 volte in più per la precisione) di essere positivi ai test per la cannabis al momento dell’ingresso in ospedale.

Secondo i ricercatori, quindi, questi dati proverebbero che l’uso e il consumo di cannabis aumenta il rischio di ictus cerebrale. Un dato che potrebbe generare più di una preoccupazione se si confronta con i dati diffusi dall’Onu la scorsa estate e che vedono l’Italia in testa nel consumo medio di hashish e marijuana in tutto il Vecchio Continente. Secondo le statistiche nel Bel Paese circa il 14,6% dei cittadini, con età compresa tra i 15 e i 65 anni, ha fatto uso di cannabis nel 2011. Insomma, la nostra penisola è il luogo dove il consumo di droghe leggere è più ampio e diffuso rispetto al resto d’Europa.

 Tra i Paesi occidentali solo la Nuova Zelanda – non a caso lo studio che mette in relazione l’uso di cannabis con il rischio di ictus è stato condotto a Auckland – riesce e tenere il passo dell’Italia con la stessa media di 14,6% di consumatori, mentre anche in Nigeria si registra un alto uso di hashish e marijuana (14,3%) e negli Stati Uniti d’America (14,1% della popolazione). Sorprendenti i dati di Palau. La piccola isola del Pacifico, situata a circa 500 chilometri a est delle Filippine, dove vivono circa 20mila persone, ha un consumo medio di cannabis che oltrepassa il 25%, tra la fascia di popolazione tra i 15 e i 65 anni.

“Sappiamo che la cannabis può causare cambiamenti della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca, che sono associati ad un più grande rischio di ictus”, ha commentato Alan Barber, autore dello studio in Nuova Zelanda. “I risultati sono particolarmente importanti dato che il fumo può essere considerato relativamente innocuo per la salute, magari più sicuro che bere alcol o assumere altri farmaci. Invece diventa importante conoscere i rischi, anche in quegli Stati dove l’uso, in un modo o nell’altro, è stato legalizzato”.

Negli Stati Uniti la marijuana è la droga leggera più consumata. La sostanza è illegale a livello federale, ma Washington e Colorado sono stati i primi ad approvare leggi che legalizzano l’uso ricreativo. Sono diciotto, inoltre, più il Distretto di Columbia, gli Stati che hanno anche leggi per l’uso di marijuana medica. Ogni anno più di 795mila americani hanno un ictus, 610mila per la prima volta. Circa 130mila sono i morti ogni anno per ictus, si tratta di un decesso ogni quattro minuti.

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