Il “fine teologo” al soglio di Pietro: Benedetto XVI in 8 anni da Papa ha incontrato milioni di persone, compiuto decine di viaggi nel mondo e scritto varie encicliche

Papa Benedetto XVI

Il giorno dell’addio è fissato per il 28 febbraio. Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, 265.mo pontefice di Roma, nono successore tedesco di Pietro, quel giorno lascerà il soglio di Pietro. Fine teologo, uomo timido dotato di grande capacità di ascolto, in quasi otto anni da Papa ha incontrato milioni di persone, compiuto decine di viaggi internazionali e in Italia, scritto varie encicliche.

Figlio di un poliziotto e di una cuoca, Ratzinger è nato a Marktl am Inn, il 16 aprile 1927. Trascorsa l’adolescenza a Traunstein, negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale è stato arruolato nei servizi ausiliari antiaerei, mentre era iscritto d’ufficio alla Gioventù hitleriana.

Prete dal 29 giugno 1951, addottorato in teologia con una tesi su sant’Agostino e abilitato alla docenza con una su san Bonaventura, è stato docente a Frisinga, Bonn, Muenster, Tubinga e Ratisbona. E’ stato esperto al Concilio Vaticano II.

Nel ’77 Paolo VI lo ha nominato arcivescovo di Monaco e il 27 giugno lo ha creato cardinale. Il suo motto episcopale è stato “Collaboratore della verità”. Ha partecipato ai conclavi che nel ’78 hanno eletto papa Luciani e papa Wojtyla. Nell’81 Giovanni Paolo II lo ha nominato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. E’ stato presidente della commissione per la preparazione del Catechismo della Chiesa cattolica, vice decano e poi decano dei cardinali.

E’ stato eletto papa il 19 aprile del 2005, al quarto scrutinio. Numerosissime le sue pubblicazioni prima dell’elezione, ma anche da papa ha coltivato il dono della scrittura, innovando la comunicazione papale, in particolare con la lettera agli irlandesi sullo scandalo della pedofilia, e con quella ai vescovi sul caso del vescovo lefebvriano negazionista Williamson. E’ sbarcato anche sui social network, con un profilo Twitter.

Tra i suoi documenti anche due Motu proprio del 2007: uno per ripristinare la maggioranza dei due terzi per l’elezione di un pontefice e l’altro, il Summorum Pontificum, che ha liberalizzato la messa in latino. La lettera ai cinesi del 2009 non ha dato alla lunga i risultati sperati nei rapporti con Pechino, che resta una criticità della Santa Sede. Ora, a sorpresa, la sua decisione di lasciare il Pontificato.

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