Visco: “vicende gravi, rafforzare regole vigilanza. Serve potere di revoca dei vertici banche. Serve etica affari”

Ignazio Visco

Una Banca d’Italia più forte, con maggiori poteri di vigilanza e la possibilità di rimuovere i vertici delle banche se necessario. Dopo giorni di bufera su Mps il governatore Ignazio Visco ha scelto la platea del Forex per lanciare la sua proposta per evitare nuovi scandali in futuro. Solo con un rafforzamento della vigilanza, infatti, si può superare l’esperienza negativa del Montepaschi, “vicende gravi” che hanno indebolito l’immagine del sistema bancario italiano. Una proposta accolta positivamente dai banchieri presenti a Bergamo, pronti ad accettare il potere per Palazzo Koch di intervenire direttamente sui consigli di amministrazione.

La richiesta – davanti al gotha della finanza nazionale – di poter ‘cacciare’ i cattivi manager è arrivata in chiusura del lungo capitolo dell’intervento del governatore dedicato al caso Mps: 5 pagine su 15, uno spazio molto ampio e inedito. Ma lo scandalo è stato così forte che il numero uno di Via Nazionale non si è tirato indietro, sottolineando però che il sistema bancario resta solido e il sostegno pubblico garantito dai Monti-bond, “molto contenuto” rispetto agli aiuti di Stato in altri Paesi, “non è il salvataggio di una banca in crisi”.

Il sistema italiano, ha detto quindi Visco, si basa su un modello sano, ma “il quadro normativo va rafforzato. L’autorità di vigilanza deve poter valutare compiutamente l’idoneità degli esponenti, nel rispetto di criteri di trasparenza e imparzialità dell’azione amministrativa. Deve poter intervenire efficacemente – ha sottolineato – nei casi in cui, sulla base di fondate evidenze, ritenga necessario opporsi alla nomina di esponenti aziendali o rimuoverli dall’incarico”.

Per i vertici delle banche, ha spiegato Visco, “i requisiti di onorabilità e professionalità sono fissati con normative rigide: la decadenza può essere dichiarata solo per difetto di criteri tassativamente elencati. Quando l’intermediario non è in situazione di crisi – ha sottolineato – la Banca d’Italia può chiedere agli azionisti di rinnovare il vertice aziendale, ma non può incidere sulle loro decisioni, nè direttamente rimuovere un amministratore”.

Non c’è mercato – ha ammonito poi il governatore – che possa funzionare senza regole nè ci può essere prudente gestione senza correttezza. Quest’ultima si sostanzia non solo nel rispetto scrupoloso della legge e delle regole di vigilanza, ma anche nell’aderenza piena all’etica degli affari”.

Un richiamo accolto positivamente dai banchieri, per niente preoccupati dal rischio di poteri più forti per Palazzo Koch. “La mia opinione – ha detto il neopresidente dell’Abi, Antonio Patuelli – è di piena condivisione per le indicazioni del governatore. Quando venni eletto presidente della mia banca, la Cassa di risparmio di Ravenna, nella seconda metà degli anni ’90 – ha ricordato – c’era ancora il nulla osta preventivo per entrare in carica per i presidenti e i direttori delle Casse, poi è stato abolito. Di conseguenza non siamo preoccupati”.

“Non vedo controindicazioni – ha affermato poi il numero uno di Unicredit, Federico Ghizzoni – e in alcuni Paesi questa norma già esiste. Cose del genere però non si dovrebbero verificare: dovrebbe essere il cda stesso ad accorgersene e a decidere” su eventuali rimozioni. Sulla stessa linea l’amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola: “Credo che sia utile e sono d’accordo”. E così anche il presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli: “Mi pare sia stato detto che questo farebbe parte di una nuova regolamentazione, per ora auspicata”.

© Riproduzione Riservata

Commenti