Opa Salini a 4 € ad azione, pacchetto di 120 milioni di azioni in portafoglio. Gavio pronto ad accettare l’offerta

gli uffici di Impregilo

Ufficialmente tutte le strade sono ancora aperte nel futuro di Impregilo dopo il lancio dell’opa targata Salini.

Ma in realtà Beniamino Gavio, il patron di Igli, avrebbe già preso la sua decisione: accettare l’offerta del costruttore romano (4 euro per azione) è per lui la via migliore per chiudere nove mesi di scontri e concentrarsi su altro.

Un orientamento che per ora il patron del gruppo di Tortona (con il 29% di Impregilo) avrebbe confidato solo ai suoi più stretti collaboratori in attesa che il dossier arrivi (probabilmente già la prossima settimana) sul tavolo della holding controllata da Autostrada Torino-Milano. Intanto in Piazza Affari il titolo Impregilo si è subito allineato al prezzo d’opa (+4,4% a 4,02 euro).

Per Gavio il ragionamento è semplice: consegnare all’opa il pacchetto di 120 milioni di azioni in portafoglio significa portare a casa una plusvalenza interessante (circa 85 milioni) considerato il prezzo medio di carico delle azioni (acquistate per due terzi sette anni fa da Benetton e Ligresti) poco superiore a 3,3 euro. Senza contare la liquidità (480 milioni) resa di colpo disponibile per virare la prua verso una nuova sfida. Quale? Qualcuno dice quella da lanciare ad Atlantia del gruppo Benetton sulla Milano-Serravalle. Ma non sarebbe l’unica opzione sul tavolo.

Del resto, tra uno scontro e l’altro è dall’ingresso di Salini nella società che Gavio non condivideva più la visione strategica imposta al gruppo. Fare del general contractor un «campione nazionale» solo nelle costruzioni, come nei piani di Salini, significava allontanarsi da un modello di business imprescindibile per Gavio, quello di un gruppo fatto di due gambe: le costruzioni e le concessioni. Di qui l’intenzione di cedere il passo di fronte alla mossa di Salini, convinto finalmente a passare dal mercato per portare avanti i suoi piani in Impregilo. Se, dunque, le cose andranno davvero così, l’imprenditore piemontese abbandonerà la partita e la strada diventerà tutta in discesa per Salini. Solo con il 29% di Gavio, il gruppo romano avrebbe già quasi i numeri (il 60%) per andare dritto alla fusione Salini-Impregilo, come nei piani originali.

Ma è facile immaginare che le adesioni all’opa sul 70% del capitale andranno ben oltre l’ok di Igli. Lo stesso fondo Amber, ago della bilancia nello scontro tra i due soci forti, potrebbe approfittare per liquidare il 7,5% in portafoglio e incassare una ricca plusvalenza. In ogni caso, se fino all’ultima delle azioni Impregilo fosse consegnate all’opa, l’esborso massimo sarebbe di quasi 1,13 miliardi per il gruppo romano affiancato nei finanziamenti da Banca Imi e Natixis (Rothschild è advisor finanziario). Basta vedere però tra i dettagli dell’offerta per capire che il conto da sopportare per Salini sarà molto più leggero. L’offerta è «cum dividendo», spiega infatti la nota della società: come dire che i 4 euro in contanti offerti agli azionisti comprendono anche l’eventuale maxi-dividendo da varare a maggio: a opa chiusa naturalmente, visto che il periodo d’offerta è già fissato tra metà marzo e metà aprile.

Insomma, chi aveva sperato nella cedola extra (soprattutto dopo la vendita della controllata sudamericana Ecorodovias per 925 milioni) ora dovrà scegliere: o l’opa o il dividendo, peraltro ancora tutto da definire. Mentre per Salini una cosa è certa: potrà finanziare almeno parte dell’opa con la liquidità di Impregilo (oltre 1 miliardo). Fino a che punto, sarà lo stesso gruppo romano a deciderlo una volta archiviata l’opa.

Dunque, la partita per il controllo di Impregilo sembra arrivata davvero all’ultimo atto. Eppure c’è chi non esclude colpi di scena. Compreso un ritocco del prezzo d’opa qualora non fosse raggiunto al primo colpo il 50,1%.

© Riproduzione Riservata

Commenti