La politica “sprecona” ha trovato l’aiuto statale per i Comuni in deficit che, sempre più numerosi, deliberano l’adesione al fondo anti-dissesto: ma ci sono dei paletti

i Comuni costretti a ricorrere al fondo salva enti

Qualche giorno fa un collega mi ha girato una mail che diceva più o meno così:

“Se ti riconosci in tutto questo, fai conoscere ai tuoi amici chi eravamo. 1 saluto”.

Allegata alla mail c’era un file che concludeva nel seguente modo:

“Questa è la nostra storia. Se appartieni a questa generazione, invia questo messaggio ai tuoi amici e conoscenti della tua stessa generazione ed anche a gente più giovane perché ricordino o sappiano com’era bella la nostra vita, prima…”

Ora, anche se io sono del 1968 ed il collega è classe 1956, devo dire che dopo aver letto il file mi sono reso conto che molte sono le cose che hanno accomunato la nostra vita, prima…..tra cui la seguente considerazione:

Noi, che votavamo per i partiti della 1° Repubblica: MSI, DC, PRI, PLI,PSI, PCI, e non per 70 diversi gruppi dai nomi fantasiosi.

Adesso, venendo ai giorni nostri, io inserirei in quel file il seguente messaggio alle future generazioni:

“Noi, che quando gli Amministratori comunali affondavano i comuni con la loro insipiente gestione della cosa pubblica ….andavano anche loro in default e non potevano candidarsi e/o ricoprire incarichi pubblici per 10 anni …. .e non potevano accedere alla Procedura di Riequilibrio Finanziario ed all’anticipazione del Fondo di Rotazione per Assicurare la Stabilità Finanziaria degli Enti Locali, meglio conosciuta (la prima) come Fondo Salva Comuni…..anzi… Salva Amministratori….

L’argomento odierno è appunto il ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario (introdotta nel ns ordinamento l’11 ottobre u.s. dal decreto legge 10/10/2012 n° 174) da parte di numerose amministrazioni che si sono prefissate l’obiettivo di attingere alla cospicua dote finanziaria (fino ad € 300,00 per residente, ma l’importo dipende anche dal numero di richieste approvate….) del fondo e di sospendere (avvalendosi del comma 4 dell’art. 243 Bis del Tuel), fino alla data di approvazione o di diniego del predetto piano di riequilibrio pluriennale, tutte le azioni esecutive intraprese nei loro confronti.

Fatta questa doverosa premessa, non può non evidenziarsi che a fronte della possibilità di avviare la procedura già dall’11 ottobre 2012, solo in data 9 gennaio 2013 sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale (n.7 del 9/01/2013) le linee guida varate dalla Sezione Autonomie della Corte dei Conti per l’esame dei piani di riequilibrio degli Enti Locali che, nel frattempo, hanno comunque deliberato di accedere alla procedura di riequilibrio dando inconsapevolmente inizio ad un implicito countdown che rischia di condurli alla dichiarazione dissesto di cui all’art. 244 del Tuel, ma andiamo per gradi.

L’aiuto statale per i Comuni che hanno deliberato di aderire al fondo anti-dissesto è infatti condizionato dai seguenti elementi:

1) Il rapporto fra l’entità delle richieste e lo stanziamento annualmente destinato dallo Stato per tale finalità;

2) le caratteristiche del piano di riequilibrio proposto dall’amministrazione locale, con particolare riferimento alla durata del piano ed alla riduzione delle spese correnti per prestazioni di servizi (intervento 3, riduzione minima del 10%) e per i trasferimenti (intervento 5, riduzione minima del 25%) in esso contenute, rispetto all’ultimo rendiconto deliberato. In sintesi maggiori saranno le riduzioni proposte e maggiori saranno le possibilità di approvazione del piano e l’importo del contributo per abitante residente.

3) l’approvazione del piano di riequilibrio da parte della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, il cui eventuale pronunciamento negativo comporta la perdita del diritto all’anticipazione di cui all’art 243 Ter e la restituzione dei fondi eventualmente già ottenuti;

4) la propedeutica (in realtà imprescindibile…) approvazione del bilancio di previsione e del rendiconto “nei termini di legge”, quali documenti ufficiali certi su cui basare il piano di rientro;

5) il rispetto del Patto di stabilità interno e dei limiti all’indebitamento, l’adozione delle misure per la riduzione della spesa del personale e delle partecipate ed il concreto avvio delle dismissioni patrimoniali;

6) l’approvazione da parte del Consiglio Comunale di un piano di riequilibrio (corredato del parere dell’organo di revisione) della durata massima di 10 anni, entro e non oltre 60 giorni dalla data di esecutività della delibera consiliare di ricorso alla procedura;

7) il pronunciamento della Commissione per la Finanza e gli Organici degli Enti Locali, cui compete la redazione della relazione finale che sarà trasmessa alla Sezione regionale della Corte competente per territorio che, sulla base della valutazione della congruenza delle misure proposte dall’Ente locale, adotterà una deliberazione motivata di accoglimento o di diniego del piano (eventualmente impugnabile entro 30 giorni dal suo deposito, presso le Sezioni riunite della Corte dei Conti).

Questo, in sintesi, il crono programma cui devono sottoporsi le Amministrazioni locali interessate, e tenuto conto che:

– i primi tre anni del suddetto piano di riequilibrio devono necessariamente trovare corrispondenza nei redigendi bilanci di previsione annuali e pluriennali degli Enti Locali, il cui termine di approvazione, per il 2013, è stato differito al 30 giugno p.v. dall‘articolo 1 comma 381 della Legge di Stabilità n. 228 del 24 dicembre 2012, in G.U. n. 302 del 29 dicembre 2012;

– nei suddetti bilanci deve anche trovare corrispondenza il gettito della Tares (solo per fare un esempio…), istituita dall’art. 14 del D.L. 201/2011, e che, è bene ricordarlo, dal 1 gennaio 2013 ha sostituito la Tarsu e tutte le Tia (1 e 2) e che con i suoi 30/40 centesimi al metro quadro (a secondo delle determinazioni dei singoli Comuni) dovrebbe finanziare i servizi indivisibili (come la manutenzione delle strade e la pubblica illuminazione), ma la cui prima rata è già stata differita prima ad aprile e poi a luglio e si sta pensando di rinviarla ulteriormente con l’ennesimo decreto legge;

– la destinazione del futuro gettito Imu, al pari dei trasferimenti regionali e statali non rappresenta, a tutt’oggi, una certezza numericamente definita;

– che stiamo forse vivendo la campagna elettorale più delicata e difficile che l’Italia abbia mai vissuto…

-che la politica locale ha i suoi tempi…

Non è detto che tutte le Amministrazioni Locali riescano a rispettare la scadenza del sessantesimo giorno dalla data di esecutività della delibera consiliare di ricorso alla procedura di cui alla 243 Bis …con il risultato, quindi, di ritrovarsi automaticamente in default a far data dal giorno successivo….…..e non è detto che sia un male…..

Forse è per questo che, in linea generale ed in assenza (a tutt’oggi) di contraria previsione, permane la facoltà, per gli Enti che vi hanno aderito, di revocare l’istanza di ricorso alla procedura di riequilibrio entro il medesimo termine (60 gg).

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