Decalogo per chi avrà l’onore e l’onere di reggere le sorti del Paese dopo le elezioni: trascorrere una sola giornata in 7 diverse zone del sociale. Lo sappiamo che, alla fine, i nostri politici non rinunceranno mai ai loro privilegi

fervono i preparativi per le elezioni

A ridosso di una consultazione elettorale meno “truffaldina” delle precedenti mi sento di offrire per tempo un suggerimento a tutti coloro che si apprestano a governare il Paese, ma anche a coloro che lo stanno da sempre governando. Ogni Presidente del Consiglio, ogni Ministro, ogni Onorevole ogni direttore generale si organizzi al fine di regalare a se stesso un’esperienza fondamentale.

Si tratta di trascorrere un giorno (un solo giorno e non tutta la vita), in sette diverse zone del sociale.

  1. Il primo giorno in borgata ospite di una famiglia di disoccupati con il pesante interrogativo quotidiano “oggi come facciamo a mangiare?” per poi recarsi nei vari mercati e frugare nelle cassette vuote in cerca di cibo avariato da recuperare, e tornare nella borgata deserta, priva di servizi, di bar, di negozi, di edicole, di vita.
  2. La seconda giornata, sveglia alle cinque poi, in tuta da operaio, (ve lo immaginate Monti) prendere il trenino all’alba per poter entrare nella metro affollata e non stracolma di sudori e di umori per arrivare in fabbrica alle sette e trenta. ( In genere l’esemplare organizzazione dello Stato attualmente fa sì che chi vive ad Anzio lavori a Roma e chi abita a Roma lavori ad Anzio).
  3. La terza giornata, con camicia giacca e cravatta trascorrere da impiegato otto ore alla scrivania, più pausa pranzo e tragitto andata e ritorno col pensiero tagliente “ma ce la faccio questo mese con milleduecento euro?”
  4. La quarta giornata in una cella di “fine pena mai” o anche in una cella qualsiasi di Rebibbia o Regina Coeli rimanendo ovviamente anche di notte magari assaggiando i 40 gradi di calore dell’estate.
  5. Il quinto giorno appollaiati sulla cima di una gru insieme ai licenziati della fiat o ai licenziati dell’Ilva o di qualsiasi altra fabbrica.
  6. Il sesto giorno lo trascorrerà con la vedova e gli orfani di uno qualsiasi dei molti piccoli imprenditori o con gli orfani di tanti lavoratori vittime improvvise di indigenza e disoccupazione morti suicidi per disperazione fiscale o esistenziale.
  7. Il settimo giorno detto “il giorno del signore” perché inventato appunto dai signori, quando si sono resi conto che gli schiavi, senza mai interrompere l’attività e la sottomissione, morivano a grappoli. Il settimo giorno va dedicato a un’assoluta inattività cercando di acquistare le energie necessarie per tornare in Parlamento ammesso che voglia ancora arrivarci.

Sicuramente non mi daranno retta, andranno di filato alla loro poltrona per poter finalmente infierire indisturbati sui sottomessi e vendicarsi dei propri privilegi, opprimendo ancor più coloro che non ne hanno mai avuto alcuno.

Elencherò solo alcuni di questi privilegi:

  • stipendio mensile oscillante tra 18 mila e 30 mila euro;
  • ristorante gratuito;
  • treno e areo gratuito;
  • assicurazione sulla vita gratuita;
  • rimborsi spese ad libitum ovvero come va va!
  • cinema e teatri gratuiti;
  • assistenza medica gratuita;
  • regalie varie in cambio di appoggi e concessioni

A futura memoria riferisco una frase detta dall’attuale Presidente del Consiglio: “Abbiamo deciso di lasciare intoccati i compensi degli onorevoli deputati, ma con estremo rigore abbiamo stabilito che se uno di loro riceve un regalo il cui valore superi i 150 euro, lo deve immediatamente recapitare al Ministero del Tesoro”.

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