Più a rischio i bambini: impennata fra i piccoli da 0 a 4 anni. Gli esperti: “no ad antibiotici o antivirali, a meno che ci sia un’altra infezione batterica o si debba pure affrontare una malattia cronica”. I consigli dei medici

l’influenza sempre più incubo degli italiani

Si avvicina il picco dell’influenza stagionale. Sono già oltre 2,1 milioni gli italiani che si sono messi a letto con febbre e dolori articolari e nell’ultima settimana la curva dell’incidenza si è impennata, con mezzo milione di nuovi casi. I dati sono registrati sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità nell’ultimo bollettino settimanale InfluNet.

A rischio – come riporta “Repubblica” – soprattutto i bambini e per questo la Società italiana di infettivologia pediatrica (Sitip) ricorda quali sono le terapie da seguire. “No a antibiotici o antivirali, a meno che nel bambino sopraggiunga un’altra infezione batterica o si debba affrontare una malattia cronica”. Per la Sitip in questo caso serve comunque una prescrizione pediatrica.

Cosa fare. Per alleviare i sintomi, spiegano gli esperti, sono utili anche semplici accorgimenti, come, ad esempio, il riposo, la somministrazione di antifebbrili, una dieta bilanciata con particolare attenzione a un’adeguata integrazione dei liquidi e a un apporto calorico minimo, considerando anche la difficoltà del bambino ad alimentarsi. I pediatri raccomandano la vaccinazione in presenza di patologie croniche per i piccoli dai sei mesi ai cinque anni d’età.

A rischio bimbi e adolescenti. Un’impennata di casi già si registra tra i bambini e gli adolescenti di 0-4 e 5-14 anni. Nella prima fascia l’incidenza dell’influenza è molto più alta (23,82 casi per mille assistiti), mentre nell’altra tocca i 18,15 casi, in quella tra i 15-64 anni i 5,91 e tra chi ha 65 anni o di più i 2,15. Non ci sono motivi di particolare allarme quest’anno e l’andamento della curva dell’epidemia è simile a quello della passata stagione influenzale. Lo conferma il segretario della Federazione nazionale dei medici di medicina generale (Fimmg) Giacomo Milillo: “Non c’è una situazione di allarme anche se il timore è che il numero dei casi quest’anno possa risultare, alla fine, maggiore a causa del calo registratosi nella vaccinazione antinfluenzale”.

Il picco a metà febbraio. Il Piemonte, la Valle d’Aosta, l’Emilia Romagna, le Marche e la Campania sono le regioni più colpite, con un livello di incidenza superiore a nove casi per mille assistiti. Secondo gli esperti, il picco influenzale dovrebbe essere raggiunto attorno a metà febbraio.

I consigli. I consigli sono quelli di ogni anno: rivolgersi al medico di base, non prendere antibiotici, a meno che sia il medico a indicarli, e ricorrere al Pronto Soccorso solo per sintomi che fanno sospettare bronchiti o polmoniti soprattutto in bambini piccoli, malati cronici non vaccinati e persone anziane. Ma non bisogna esagerare con la paura di contagio e i genitori non devono tenere i ragazzini in casa, per paura di farli ammalare. Anzi per prevenire l’influenza è bene “giocare all’aperto”. Lo consigliano gli esperti dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma che ricordano quanto gli ambienti chiusi favoriscano il diffondersi dei virus attraverso starnuti, colpi di tosse e contatto con oggetti toccati da persone affette. I medici consigliano di lavarsi le mani, un’azione fondamentale per prevenire il contagio.

Evitare gli ambienti chiusi. Per evitare le trappole del freddo quindi, soprattutto nei giorni del picco influenzale, molto meglio coprirsi bene e uscire un po’ di casa che non restare chiusi in un ambiente bello caldo in cui i virus prolificano e si propagano con maggiore facilità. Per i bambini spazio ai giochi all’aperto. Infatti “evitare di restare tutto il giorno chiusi dentro casa durante i giorni più freddi, sfruttando per esempio le ore più calde della giornata e un appropriato abbigliamento invernale – spiega il dottor Antonino Reale, responsabile del Pronto soccorso ed emergenza del Bambino Gesù – non aumenterà le probabilità di prendersi un bel raffreddore e anzi diminuiranno le occasioni di entrare in contatto con virus che attaccano le vie respiratorie”.

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