Dietro il declassamento, allarme di Confcommercio: “Una regia per favorire qualcuno che vorrebbe entrare con una quota e diventare padrone di un’azienda che produce sviluppo”

l’aeroporto di Catania

“Diciamo che, tutto sommato, Bruxelles è molto lontana da noi, valuta secondo le proprie informazioni e i propri criteri e, così, può anche sbagliare. Più difficile, però, è credere che il governo italiano non conosca la realtà dei nostri aeroporti e che anziché spiegare all’Unione Europea che sta commettendo un errore di valutazione, non reagisca, accetti la declassificazione di Fontanarossa e poi spieghi che non è successo nulla”.

Pietro Agen, presidente regionale e vice presidente nazionale di Rete Imprese Sicilia – si legge in un articolo tratto da “La Sicilia”, sullo scherzetto che, in combinazione, Bruxelles e Roma hanno riservato a Fontanarossa, va giù durissimo. Parte dall’impossibilità che il ministro Passera non abbia considerato il danno conseguente a questa scelta dell’Ue. Insiste, poi, ribadendo un altro errore di fondo che si sta commettendo. Anche questo, cominciamo ad entrare nella trama che c’è dietro come spiega Agen, commesso non per caso.

“Sento parlare dell’aeroporto di Catania e dell’aeroporto di Comiso. Ma non è ancora, dunque, chiaro il concetto che questi due scali non sono una cosa diversa, ma un tutt’uno? Per semplificarla al massimo e far capir anche a chi ancora finge di non capire, possiamo dire che Comiso rappresenta la vera seconda pista di Fontanarossa, peraltro una seconda pista con una destinazione principale legata al traffico turistico e praticamente al riparo dall’emergenza delle polveri dell’Etna. E’ un altro errore, dunque, star lì a parlare di due aeroporti”.

E sono due, Agen non risparmia nessuno. E la terza analisi diventa l’affondo, diventa lo svelare quel che, in effetti, potrebbe esserci dietro questa strana ed incomprensibile declassificazione e dietro il silenzio del governo. Anche se il ministro Passera ieri è intervenuto, ma se l’è cavata con un tweet in cui dice di stare tranquilli, la classificazione vale solo per l’Europa, non per l’Italia. Ma, per Pietro Agen, la verità è da ricercare altrove.

“Non posso non pensare ad una regia, una regia più o meno occulta, che manovra tutto quel che sta accadendo, che prima non interviene sulle scelte di Bruxelles, poi tranquillizza da Roma, mentre ci continuano a dire che bisogna vendere Fontanarossa e Comiso. E, per giunta, vendere anche in fretta. E perché mai? Questo scalo, nonostante i problemi globali che ci sono, è un business positivo, funziona, produce reddito ed è veicolo di crescita e sviluppo. E noi che cosa dovremmo fare? Venderlo ai privati. E quando? Magari oggi, dopo che è stato retrocesso a scalo di serie B? E no che questa storia non ci convince, manco per niente”.

La storia non convince nessuno, ha ragione Agen. E’ tutto così strano, così ammantato da un velo di mistero, di sospetto che non può che crescere. Tutta ‘sta fretta, in effetti. Ma, chiediamo ad Agen (che cita pure Andreotti a proposito del pensare male che, magari magari, uno un po’ ci azzecca), secondo lui questa regia che sceneggiatura seguirebbe? “Beh, poniamo che ci sia un privato che viene qua e dice che vuole mettere una cinquantina di milioni nella società. Poi questi cinquanta milioni del presunto beneffatore, diventano capitale e lui si ritrova socio di un’azienda che ha un valore di gran lunga superiore”.

Ecco, domanda successiva: quanto può valere oggi lo scalo catanese? “Non meno di 500 milioni, non ci sono dubbi. Ma ci rendiamo conto che è l’aeroporto di sette province, che serve aree che hanno economie che, seppur in difficoltà adesso, sono tra le più ricche e vivaci dell’Isola, da Ragusa a Siracusa a Catania? Si vuol vendere Fontanarossa, si cercano investitori privati? Credo che il minimo che si debba e si possa fare è, siamo chiari, un bando di livello mondiale. I nostri aeroporti non li regaliamo a nessuno e non c’è in corso, né in prospettiva nessuna svendita”.

Agen non ha dubbi, serve una mobilitazione generale, bisogna resistere, perché cedere significherebbe assecondare quel regista e finire dentro quella trama. “Siamo in crisi economica, bisogna lavorare per valorizzare le risorse e Fontanarossa e Comiso lo sono. Adesso c’è anche questa storia dei fondi europei bloccati. Dico che se bisogna impegnare somme sulla sicurezza, sull’ambiente lo si faccia, perché anche quello è importante, produce occupazione e, per di più, rende più sicuri i nostri territori. Siamo per la terza volta regione Obiettivo 1, una sconfitta per l’Italia e la Sicilia. Tanto più mentre altri Paesi, penso alla Polonia, i fondi li hanno spesi e bene”

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