Dopo le politiche del 2006 e del 2008 si vota ancora con questa legge e il Senato, ora più di sempre, è in bilico

il nuovo Senato senza una maggioranza?

La legge elettorale Calderoli, denominata dal suo stesso autore “porcata” e “Porcellum” dal politologo Giovanni Sartori, è stata approvata a fine dicembre 2005 dalla maggioranza di centrodestra (Forza Italia, An, Udc, Lega Nord) con il dichiarato obiettivo di impedire a Romano Prodi, tornato sulla scena politica alla guida dello schieramento di centrosinistra, di vincere le elezioni. Scopo raggiunto perché la vittoria di misura ha condannato il governo Prodi II, caduto il 24 gennaio 2008, a una quotidiana caccia al voto in Senato. La legge ha regolato le elezioni politiche del 2006 e del 2008.

Il “Porcellum” prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza attribuito in modo sensibilmente diverso tra i due rami del Parlamento. Alla Camera, il premio è assegnato alla coalizione di liste (o lista singola) più votata a livello nazionale. Il premio consiste nell’assegnazione di un certo numero di seggi necessario a raggiungere la quota di 340 deputati su 630. Se la coalizione raggiunge o supera tale soglia, ovviamente il premio non scatta.

Al Senato, il premio attribuito a livello regionale ha prodotto spesso come effetto collaterale l’ingovernabilità della Camera Alta. In ciascuna regione (tranne Molise, Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, regioni per le quali vigono disposizioni particolari) viene assegnato alla coalizione (o alla lista) più votata in quella regione il numero di seggi necessario a raggiungere il 55% dei seggi assegnati alla regione. Gli elettori possono votare la lista ma non esprimere la preferenza per un candidato.

Alla Camera le liste sono bloccate e i candidati possono presentarsi in più circoscrizione. I 617 seggi (sono esclusi i seggi Esteri e quello della Val d’Aosta) vengono assegnati alle liste o alle coalizioni mediante il sistema proporzionale, cioè in proporzione ai voti ottenuti.

Diverse sono le soglie di sbarramento: il 10% per le coalizioni, il 4% alle liste non coalizzate e il 2% alle liste coalizzate. A questo si aggiunge la clausola del migliore perdente (tra le coalizioni che non hanno raggiunto il 10% viene ripescato il primo partito che ha toccato la soglia del 2%).

Al Senato, invece, il metodo è diverso in quanto i seggi vengono distribuiti a livello regionale. Esclusi i 6 seggi spettanti agli italiani all’estero, i 7 del Trentino Alto Adige, i 2 del Molise e il seggio della Valle d’Aosta (regioni per cui vigono disposizioni speciali), i 299 seggi vengono attribuiti tramite la previsione di 17 premi di maggioranza regionali. La lista o la coalizione che ottiene più voti deve raggiungere il 55% dei seggi ma se ciò non dovesse accadere questa quota gli viene assegnata d’ufficio e gli altri seggi saranno distribuiti alle altre liste e coalizioni. Le soglie di sbarramento, calcolate su base regionale, sono così distribuite: il 20% alle coalizioni, l’8% per le liste non coalizzate, il 3% per le liste coalizzate. Anche al Senato le liste sono bloccate ed è possibile presentarsi in più circoscrizioni.

© Riproduzione Riservata

Commenti