Studio dell’Università di Ferrara svela il meccanismo che può aiutare a debellare tutte le cellule tumorali

nuove strategie per sconfiggere il cancro

Le cellule affette da cancro perdono gran parte dei sistemi di controllo rispetto a quelle sane. Ciò che ne risulta è un ciclo vitale alterato che molto spesso sfocia in una sorta di immortalità, dovuta alla riduzione o all’assenza totale dei meccanismi che ne scandiscono la fine. Intervenire su questi sistemi di controllo per indurre la morte a queste cellule è una delle grandi sfide della lotta contro il cancro.

Uno studio tutto italiano ha appena messo in luce il meccanismo che conferisce l’immortalità alle cellule di un tipo di tumore, il carcinoma del colon, smascherando per la prima volta chi accende e spegne l’interruttore che dà e toglie loro la vita. È una delle tante storie che si realizzano grazie all’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, che sabato 26 gennaio scenderà in oltre 2.500 piazze italiane con la campagna Le arance della salute.

“Studiamo i mitocondri – ci racconta Paolo Pinton, professore all’Università di Ferrara e titolare della ricerca, appena pubblicata su Current Biology – organelli che le cellule hanno inglobato in epoca primordiale e che fungono da vero e proprio interruttore per la loro vita”. E continua: “La corrente che può passare o meno attraverso questo interruttore è rappresentata dal calcio. I mitocondri provvedono a rifornire le nostre cellule dell’energia necessaria per tutte le funzioni biologiche a partire dall’ossigeno che respiriamo, e per farlo necessitano di aumenti transienti dei livelli di calcio al loro interno”. Ma non fanno sono questo. Infatti “i mitocondri sono responsabili anche dei processi di morte cellulare: quando una cellula è danneggiata, essi iniziano ad accumulare calcio in modo persistente, si rovinano e inviano dei messaggeri di morte per la cellula, che va dunque incontro a un suicidio programmato detto apoptosi”.

Quando c’è un tumore, “spesso il processo di morte cellulare controllata viene meno, perché il trasporto del calcio non funziona: le cellule impazzite continuano a dividersi e si ha la progressione della malattia”. C’è dunque un grosso interesse a identificare i fattori che si celano dietro all’accumulo di calcio dentro i mitocondri, e il gruppo di ricerca guidato da Pinton ce l’ha fatta, identificando un microRna, il cosiddetto miR-25, come responsabile della presenza o meno di canali per il trasporto di calcio al loro interno.

“I microRna sono piccoli pezzetti di rna che si trovano nel citoplasma. Quando fu identificato il primo, negli anni ’90, si pensò a un caso eccezionale, invece oggi ne conosciamo centinaia e centinaia. Nel nostro caso, abbiamo osservato che il miR-25, molto presente nelle cellule cancerose del colon, va a interferire proprio con la formazione del canale per il passaggio del calcio, il mitochondrial calcium uniporter, scoperto nel 2011 dai collaboratori con cui adesso abbiamo condotto questa ricerca”. Il miR-25 si comporta cioè come un tappo che occupa e blocca gli stampini da cui prendono forma questi canali proteici, che quindi non si formano. Per questo “quando, come nel caso del carcinoma del colon, ci sono alti livelli di miR-25, si hanno pochi canali di trasporto e di conseguenza uno scarso accumulo di calcio”

Possiamo dunque pensare allo sviluppo di qualcosa che antagonizzi l’azione del miR-25 e boicottare così lo stratagemma adottato dalle cellule tumorali per la sopravvivenza, bloccandone la proliferazione e arrestando la progressione della malattia. “Certo per poter ideare e sviluppare una terapia la strada da percorrere è ancora tanta – osserva Pinton – finora abbiamo condotto essenzialmente studi in vitro e stiamo appena iniziando quelli in vivo sui topi. Ma – continua – il vantaggio di lavorare sui microRna è che alcuni sono già utilizzati a scopi diagnostici e studiando il loro profilo possiamo in parte capire quale sarà l’evoluzione di una certa forma tumorale”. Sul futuro dei suoi studi, annuncia: “Estenderemo l’indagine anche al tumore alla prostata, dove il miR-25 è particolarmente espresso come nel caso del colon, per valutare se il meccanismo coivolto è lo stesso. E poi vorremmo vedere se altre proteine in gioco nella regolazione dei livelli di calcio sono bersaglio di altri microRna”.

È questo il risultato di più di 10 anni di esperienza nel campo dei meccanismi di controllo cellulare, di cui gli ultimi due investiti nello studio specifico del coinvolgimento dei microRna nello sviluppo dei tumori. E del sostegno dell’Airc, che sta finanziando la ricerca sia con fondi diretti al laboratorio di Pinton sia con una borsa di studio per il postdoc Saverio Marchi, primo autore del paper. “Abbiamo corso e lavorato tanto – conclude il professore – ma volevamo arrivare primi e ce l’abbiamo fatta, nonostante l’argomento sia molto caldo e lo stiano affrontando intensamente gruppi di tutto il mondo”.

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