La compagna Michela Miti: “è grave ma la clinica non vuole trasferirlo”. Procura ora indaga. I medici: “nessun protocollo violato!” La sorella dello scrittore difende lo staff sanitario: “Alberto vive grazie a loro”

Alberto Bevilacqua in gravi condizioni

È finito in procura a Roma il caso di Alberto Bevilacqua, ricoverato in prognosi riservata nella clinica romana Villa Mafalda. La compagna dello scrittore, Michela Macaluso (l’ex attrice meglio conosciuta al pubblico come Michela Miti), ha denunciato la casa di cura perché impedirebbe il trasferimento del paziente, in gravi condizioni per «un’infezione multi resistente», in un’altra struttura attrezzata per terapie specialistiche e i magistrati hanno aperto un’inchiesta per lesioni colpose (al momento senza indagati). La direzione della clinica si difende: le cure sono state prestate d’accordo con la famiglia, «non è stato violato alcun protocollo» ed è lo stesso Bevilacqua a voler restare. Interviene anche la sorella dell’autore di Gialloparma, Anna: «Mio fratello gode della protezione massima dei medici».

A far scoppiare il caso – che riapre anche il dibattito sui diritti delle coppie di fatto – è il Corriere della Sera, che riferisce dell’esposto presentato dai legali della Macaluso (in arte Michela Miti, poetessa ed ex attrice), dell’iniziativa della procura romana e della retta stellare, pari a circa tremila euro al giorno, per l’ospitalità nella casa di cura, dove Bevilacqua, che ha 78 anni, è ricoverato dallo scorso ottobre. Le cure «sono state prestate sempre in accordo con la sorella, Anna Bevilacqua, con la sig.ra Macaluso e addirittura il consulente medico di quest’ultima, il prof. Mauro Cacciafesta, che ha confermato l’adeguatezza delle terapie prestate», precisa la direzione di Villa Mafalda, dove sono state effettuate verifiche dai Nas. «Non è stato violato alcun protocollo», protesta la clinica, che si riserva di «tutelarsi in tutte le sedi opportune». Bevilacqua, fa sapere il professor Claudio Di Giovanni, «è cosciente e ha espressamente detto di non voler cambiare clinica. Siamo stati in sintonia sia con la sorella che con la signora Macaluso. Martedì è stato mandato anche un suo consulente che ha definito congrua la terapia in atto. Ieri qui da noi sono arrivati i Nas. La situazione è grave, ma lui è lucido e cosciente».

Piena fiducia nei medici dalla sorella dello scrittore, Anna Bevilacqua: «Se mio fratello è ancora vivo, lo deve alle cure precise e tempestive poste in essere dai medici. Sono in costante contatto con loro e so che sono in grado di intervenire per assicurargli le cure migliori», spiega, raggiunta al telefono a Parma. «L’unica mia preoccupazione è tutelare mio fratello per tenerlo tranquillo. Al resto penseranno i legali».

Ma la Macaluso, che in base alla legge non può intervenire sulle decisioni che riguardano la sorte del compagno, non ci sta: «Voglio solo salvare la vita di Alberto», spiega, sottolineando di non essere «mai stata informata della terapia» e chiarendo che lo scrittore soffre di «un’infezione multi resistente che può portare ad esiti letali» e ha bisogno perciò del «trasferimento in strutture specializzate». A Bevilacqua e alla compagna arriva la solidarietà di Franco Grillini, presidente di Gaynet: è «un ennesimo caso di discriminazione nei confronti delle coppie di fatto che esistono nel nostro Paese a causa della mancanza di una legge specifica che le riconosca».

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