Auschwitz: una ferita ancora aperta: il 27 gennaio Giorno della Memoria, per non dimenticare le vittime dell’Olocausto. Il dovere della comunità mondiale

«Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede. Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto. Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai. » (Elie Wiesel)

le vittime della Shoah

Sono più di dieci anni, ormai, che il 27 gennaio celebriamo la Giornata della Memoria, in ricordo delle vittime dell’Olocausto, facendo ripercorrere dentro di noi il ricordo di milioni di uomini e donne ebrei, zingari, omosessuali, intellettuali e tanti altri ancora… Ricordiamo una strage, un dramma dell’umanità, una catastrofe, una sconfitta dell’uomo.

Ogni anno ricordiamo, perché non si ripeta più. Facciamo memoria, perché nessun uomo muoia, per nessun motivo, giusto o ingiusto che sia.

Ogni anno il 27 gennaio ci mettiamo di fronte alla violenza, ascoltiamo il male perché più non dilaghi, ascoltiamo le ferite perché nessun altro uomo rimanga ferito da persecuzioni, dolore, morte, calunnia.

Ci mettiamo faccia a faccia con il male e insieme ad Auschwitz ricordiamo, inevitabilmente, tutti gli altri stermini dell’umanità.

Ogni anno ci dobbiamo disgustare, nella speranza che il disgusto ci tenga fermi, solidi e soprattutto ci tenga orientati al senso di dignità umana.

Riconosciamo che l’Olocausto non è stato l’unico crimine dell’umanità e che in diverse parti del mondo vengono commesse ingiustizie, violenze, condanne a morte, discriminazioni, soprusi.
Ci riconosciamo incapaci di dignità. Ogni anno ci ritroviamo spaventati dall’altro, dal diverso, dall’estraneo a noi. Ogni anno il 27 gennaio facciamo verità e facciamo fuoriuscire dalle nostre comunità tutti i nostri fantasmi di male.

La Giornata della Memoria così è diventata per noi anche giornata di purificazione. Abbiamo bisogno di porci di fronte a un crimine così atroce come la Shoah per riflettere sui tanti piccoli e grandi mali che oltraggiano e sfigurano l’essere umano?

Abbiamo bisogno del ricordo della Shoah per porci di fronte alle nostre piccole Shoah?Ricordiamoci, commettiamo Shoah ogni volta che rifiutiamo la diversità del nostro prossimo. Commettiamo Shoah ogni volta che siamo spaventati dalla differenza. Commettiamo Shoah ogni volta che chiudiamo i nostri spazi. Commettiamo Shoah ogni volta che viviamo nell’indifferenza. Commettiamo Shoah ogni volta che non ci sentiamo responsabili.

Commettiamo Shoah ogni volta che non abbiamo cura della vita dell’altro. Commettiamo Shoah ogni volta che ci chiudiamo alla realtà dell’altro. Commettiamo Shoah ogni volta che anteponiamo l’autoaffermazione alla condivisione. Commettiamo Shoah ogni volta che presumiamo che ormai l’uomo è cresciuto e che nella storia non si verificheranno più olocausti.

Commettiamo Shoah ogni volta che non ci impegniamo a fare verità sul nostro profondo e non ci mettiamo in dialogo con le nostre contraddizioni.

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