Pio La Torre fu il primo parlamentare ucciso da Cosa Nostra: il sacrificio del deputato del Partito Comunista Italiano, l’impegno di un’intera vita contro il crimine

Pio La Torre

Pio La Torre nasce in una borgata di Palermo, nel 1927. Cresciuto in una famiglia molto povera, matura ben presto interesse per la giustizia sociale, iniziando immediatamente a combattere per i diritti dei più deboli e bisognosi contro lo sfruttamento dei ricchi proprietari terrieri.

Nel 1945 si iscrive al Partito Comunista, dal 1945 al 1950 vi è la lotta per l’ applicazione dei provvedimenti legislativi emanati dal ministro dell’agricoltura Badoglio che garantivano ai contadini più diritti e terre da coltivare. Norme di cui i proprietari terrieri non ne riconoscevano la legittimità tanto da scatenare, specie nel Meridione, la richiesta di un’effettiva riforma agraria insieme a una moltitudine di proteste popolari che si concretizzarono nelle occupazioni delle terre incolte da parte dei braccianti agricoli.

Pio La Torre partecipò attivamente a tali proteste, divenuto ormai sia funzionario della Federterra sia responsabile della Cgil e della commissione giovanile del PCI. Il 10 marzo del 1950 circa seimila contadini (con Pio la Torre alla testa del corteo) sono a Bisacquino con l’intento di occupare i duemila ettari di terreno del feudo Santa Maria del Bosco, dove viene assegnato un ettaro di terreno a testa e fissati i limiti di divisione, durante il ritorno verso casa vengono circondati dalle forze di polizia inviate dal prefetto Vicari.

La Torre tenta di convincere il commissario Panico di desistere dalla repressione, ma questi ordina di strappare ogni vessillo e bandiera dalle mani dei contadini che iniziano il lancio dei sassi, a quel punto Panico ordina di aprire il fuoco ferendo molti braccianti,allora La Torre cerca di dissuadere i contadini.

La battaglia continua fino a sera, La Torre viene arrestato. E’ accusato, ingiustamente,dal tenente Caserta di averlo colpito con un bastone, condotto al carcere dell’Ucciardone di Palermo, l’l1 marzo è incarcerato.

Rimane in carcere per un anno e mezzo, nel 1952 è eletto al consiglio comunale di Palermo dove resterà fino al 1966, questo è il periodo in cui diviene segretario regionale della Cgil e nel 1959 del PCI. Nel 1963 viene eletto per la prima delle due legislature in cui resterà in carica, all’Assemblea regionale siciliana. Nel 1969 è chiamato a Roma dal partito alla direzione centrale del PCI dove diviene il vice responsabile della Sezione agraria e della Sezione Meridionale.

Nel 1972 eletto al Parlamento resterà per tre legislature facendo parte della commissione Bilancio e programmazione Agricoltura e Foreste, della Commissione parlamentare per l’esercizio dei poteri di controllo sulla programmazione e attuazione degli interventi ordinari e straordinari nel Mezzogiorno e principalmente della Commissione Antimafia.

Eletto in Parlamento nel 1972, entra subito a far parte della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso in Sicilia.La commissione era stata istituita nel 1962, durante la “prima guerra di mafia”e pubblicò il suo rapporto finale nel 1976. Pio La Torre con la collaborazione del giudice Cesare Terranova, redasse e sottoscrisse la relazione di minoranza che chiariva i legami tra la mafia e importanti uomini politici,in particolare appartenenti alla Democrazia Cristiana.

Alla relazione aggiunge una proposta di legge “Disposizioni contro la mafia”per integrare la legge 575/1965 e per introdurre un nuovo articolo nel codice penale “il 41bis”.Tale proposta segna una radicale svolta alla lotta contro la criminalità mafiosa. La proposta di legge La Torre prevedeva l’introduzione nel diritto penale di un nuovo articolo, il 416 bis, che introduce il reato di associazione mafiosa punibile con pena da tre a sei anni per i membri, che poi saliva da quattro a dieci nel caso di gruppo armato. Stabiliva inoltre la decadenza per gli arrestati della possibilità di ricoprire incarichi civili e l’obbligatoria confisca dei beni direttamente riconducibili alle attività criminali perpetrate dagli arresti.

La Torre ha una grandissima conoscenza del fenomeno mafioso,è conscio delle sue trasformazioni, dalla mafia agricola e del latifondo,alla mafia urbana e dell’edilizia, che grazie ad appalti politici,perpetrò,il cosiddetto “Sacco di Palermo”,fino alla mafia imprenditrice al traffico internazionale di droga con agganci nell’alta finanza.

La Torre non ha paura di fare nomi e cognomi dei conniventi politici ,dalla sua analisi del rapporto tra il sistema di potere mafioso e pezzi dello Sato emerge la convinzione che :”La compenetrazione è avvenuta storicamente come risultato di un incontro che è stato ricercato e voluto da tutte e due le parti mafia e potere politico.

La mafia è quindi un fenomeno di classi dirigenti”.Nel 1981 torna in Sicilia, negli anni precedenti era stato ucciso il giudice Cesare Terranova (25 settembre 1979),il Procuratore della repubblica Gaetano Costa (6 agosto 1980) e il presidente della regione Piersanti Mattarella (6 gennaio 1980).

Nel 1981 sostituisce Gianni Parisi assumendo l’incarico di segretario regionale del PCI e subito intraprende la sua ultima battaglia. Il 7 agosto del 1981 il Governo annuncia l’accordo con la Nato per l’installazione dei missili nucleari Cruise nella base nucleare di Comiso (provincia di Ragusa). La Torre dà forza a un movimento di protesta contro l’installazione che rappresenta una minaccia alla sicurezza e fonte di ritorno economico. La tensione tra Stati Uniti e Russia comportava l’adozione di un atteggiamento prudente e di trattative, la protesta fu di enorme successo accompagnata da una massiccia raccolta di firme. Egli spiegò in un articolo pubblicato su “Rinascita” che la contrarietà dei missili era basata sull’opposizione a trasformare la Sicilia in un avamposto di guerra in mare.

Diceva: ”Noi dobbiamo rifiutare questo destino e contrapporvi l’obiettivo di fare del Mediterraneo un mare di pace”. Quale rappresentante politico direbbe così oggi? Il 30 aprile del 1982 La Torre è insieme a Rosario Di Salvo, sta raggiungendo con un auto ,una Fiat 132, la sede del partito ,in via Turba di fronte la caserma Sole, si affiancano all’auto due moto di grossa cilindrata:alcuni uomini mascherati con casco e armati di pistole e mitragliette sparano parecchi colpi contro i due. Pio la Torre muore all’istante mentre Di Salvo ha il tempo di estrarre la pistola e sparare per difendersi. L’impegno antimafia del politico siciliano Pio La Torre ha segnato la condanna a morte inflitta, poi, dalla mafia.

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