Viaggio in una terra che è l’incrocio millenario di diverse civiltà: meta turistica privilegiata ma anche autentico “laboratorio” umano unico in tutto il mondo

l’isola di Bali

L’isola di Bali si trova al centro dell’Indonesia, un stato-arcipelago composto da più di 17.000 isole, il cui sciame dalla Tainlandia si inoltra fin quasi all’Australia, confinando con la Malesia, le Filippine e la Nuova Guinea. In questo contesto, Bali ha una esclusività unica: è la sola isola che ha conservato la religione induista quando tutte le altre sono state completamente conquistate dalla religione musulmana.

La situazione è talmente particolare che esiste una leggenda il cui racconto narra del dio Shiva, il principale del pantheon induista, che fuggiva di isola in isola man mano che la conquista islamica procedeva. Quando arrivò a Bali, trovò quel territorio talmente confortevole che decise fermamente che là sarebbe terminata la sua fuga. Si insediò su monte Agung, il vulcano più alto, ancora oggi considerato sacro, e disse: da qui non mi muovo più.

Effettivamente così accadde: nonostante i ripetuti tentativi, mentre la conquista islamica completò l’opera di insediamento musulmano, i potenti influssi del dio riuscirono a preservare l’induismo originario. La storia degli eventi reali ovviamente è più complessa, sta di fatto che a Bali si è conservata tutta una serie di rituali induisti arcaici che non si ritrovano più nemmeno in India.

Per la bellezza della sua variegata geografia interna, il carattere benevolo e ospitale degli abitanti, la loro grande sensibilità artistica e abilità artigianali, Bali è certamente uno dei luoghi più interessanti della terra. La sua cultura è il frutto millenario di numerosi incroci di diverse civiltà, che ne fanno non solo una meta turistica privilegiata ma anche un laboratorio umano unico al mondo.

Fino ai primi anni Ottanta Bali era un luogo di passaggio di molti artisti, freakettoni e ricercatori spirituali. Con mille lire al giorno si poteva vivere dignitosamente, avendo a disposizione un paesaggio naturale e un ambiente ispirativo eccezionale. Poi l’isola è stata agganciata al massiccio e rapido avanzamento economico di tutta l’area estremo-orientale, che ha la Cina come traino principale. Il panorama quindi, soprattutto a partire dal Duemila, è andato cambiando radicalmente.

La parentesi tragica degli attentati terroristici del 2002 ha fatto da spartiacque in questo senso. Detto fra noi, dietro la matrice politica ufficiale infatti, la crisi economica locale che ne è derivata, ha determinato il crollo di innumerevoli attività che si reggevano sul turismo, favorendone l’acquisto a prezzi stracciati da parte dei grandi gruppi finanziari, che hanno così potuto inaugurare un nuovo e più deciso sviluppo turistico dell’isola, inquadrandolo nel mercato globale di lusso.

Oggi Bali è diventata una destinazione che attrae persone da ogni parte del pianeta, soprattutto australiani, russi, americani, europei. Molti creativi italiani si sono trasferiti a Bali perché vi hanno trovato il posto ideale dove vivere e produrre liberamente i frutti del loro talento artistico.

Si può studiare la cultura millenaria dell’isola seguendo diverse linee prospettiche. Probabilmente quella religiosa sarebbe la più prolifica, ma accanto ad essa c’è la sua tradizione artistica che con la spiritualità si è sempre intrecciata profondamente. Arte e spiritualità a Bali rappresentano un binomio di cui ancora oggi, nonostante la febbre affaristica che ha contagiato tutti i suoi abitanti, è possibile trovare condizioni e prodotti estremamente affascinanti.

Scuole di yoga, meditazione, comunità di ricerca new age, si affiancano a molteplici correnti artistiche che vanno dal figurativo tradizionale all’astratto d’avanguardia. E’ stata proprio la scoperta di questi valori intrinseci alla cultura dell’isola che ha reso possibile l’emancipazione economica di molti semplici contadini, che si sono trasfornati improvvisiamente in artisti quotati, con un mercato straordinariamente in ascesa.

Nel documentario, realizzato a Bali nel 2008, che ho intitolato La Fonte Balinese, tocco tutti questi aspetti. Seguendo l’itinerario storico artistico, sono andato alla ricerca delle sorgenti spirituali della cultura balinese, per poi trovare le prime influenze occidentali verso la metà del Novecento, quando alcuni artisti, specialmente olandesi e tedeschi, hanno cominciato a rendere consapevoli gli abitanti della loro innata ricchezza che, con buona pace di ciò che la rivoluzione globalizzatrice avreebbe portato, ha trasformato completamente la loro vita.

Parlando con loro, alla domanda che rivolgevo su come si concilia la loro fervida devozione religiosa con la smania generale di business che li ha contagiati, la loro risposta che ottenevo era sempre la stessa: money is important, but not in the first place, il denaro è importante ma non sta al primo posto. Ecco uno degli aspetti interessanti da seguire di questo raro laboratorio antropologico.

Un’ultima considerazione: c’è da dire che questa rivoluzione per ora tocca principalmente le zone costiere, quelle più in contatto con i commerci con l’estero. Ma se si va all’interno dell’isola è ancora possibile, non saprei ancora per quanto, ritrovare squarci di vita arcaica che serbano l’antico fascino di una vita rurale povera ma incontaminata.

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La Fonte Balinese: un documentario di un’ora, realizzato da Leopoldo Antinozzi, che racconta le sorgenti spirituali di un luogo favolistico, famoso in tutto il mondo per la sua tradizione religiosa ed artistica. Un esempio di come un povera piccola isola del terzo mondo, ma con una ricchezza culturale millenaria, sia riuscita a trasformarsi in modo così decisivo, da inserirsi di prepotenza nella grande corrente economica che sta sconvolgendo tutto l’estremo oriente.

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