Nel suo anno di attività il governo di Mario Monti è riuscito a spendere più di Berlusconi, richiedendo un numero di consulenze esterne superiore a quelle del predecessore a Palazzo Chigi. Ecco i veri numeri

Mario Monti

In teoria, la spending review annunciata l’anno scorso dal Governo Monti sarebbe dovuta essere una manovra di tagli e revisioni della spesa pubblica avviata in primis dal governo stesso proprio per dare il buon esempio. In teoria, appunto, perchè in pratica i princìpi di rigore e sobrietà richiesti dal professore non sarebbero stati applicati per la macchina amministrativa.

Una pioggia di consulenze esterne, questa la maxi spesa del governo Monti, per un valore di 2,3 milioni di euro in meno di un anno. Una spesa esosa per un governo tecnico che, paradossalmente, ha avuto bisogno di risorse esterne piuttosto che basarsi sul parere dei tecnici interni. A chiedere spiegazioni in merito ci ha pensato il senatore dell’Italia dei Valori Elio Lannutti, presentando un’interrogazione parlamentare nella seduta di mercoledì scorso al presidente del Consiglio e al ministro dell’Economia.

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Ben 111 consulenze esterne – secondo quanto riportato da un articolo di Stefano Sansonetti su Milano Finanza – più di quelle richieste nell’ultimo anno di governo Berlusconi, che si affidò al parere esterno 108 volte, per un costo totale di circa 2,5 milioni di euro.

Nel conteggio sono considerate tutte le voci e le strutture che fanno capo a Palazzo Chigi, quindi anche i dipartimenti. E al primo posto per il numero di consulenze esterne richieste c’è proprio il dipartimento della Protezione Civile e quello degli Affari Regionali e del Turismo.
441 mila euro e 19 consulenze per il dipartimento guidato da Franco Gabrielli, mentre per il turismo, il cui incarico è stato affidato al ministro Piero Gnudi, sono stati elargiti 504 mila euro per 13 consulenze.

Al terzo posto, con 9 incarichi esterni e 304 mila euro, il dipartimento delle Pari Opportunità, di competenza del ministro Elsa Fornero; seguono poi le consulenze richieste da parte della Struttura di missione per le procedure di infrazione (6 incarichi da 216mila euro totali) e l’Unità per la semplificazione e la qualità della regolazione (16 incarichi per 215mila euro). Infine, i 195 mila euro per le 6 collaborazioni attivate dalla Struttura di missione della cooperazione internazionale e dal Dipartimento della gioventù, entrambi sotto la competenza tecnica del ministro Andrea Riccardi.

Tra le numerose collaborazioni, la più costosa è risultata essere quella affidata a Francesca Maffini, coordinatore dell’ufficio stampa del capo dipartimento: 84.867 euro per una consulenza durata dal 1° gennaio al 31 dicembre 2012.

Eppure, meno di un anno fa, il premier Monti era stato molto chiaro: in una lettera inviata a tutte le strutture dipendenti dal Ministero delle Finanze e dalla Presidenza del Consiglio, il monito era stato quello di “evitare spese non indispensabili o non ricollegabili in modo diretto ed immediato ai fini pubblici”,oltre che astenersi “dall’effettuare spese di rappresentanza”, evitando infine “di organizzare convegni, o altri eventi non strettamente indispensabili”.

Senza voler mettere in dubbio l’impellenza di tali spese appena rivelate, quello che rimane da chiarire – secondo il senatore Lannutti – è la necessità di richiamare personale, esterno e costoso, in sostituzione del team di governo. Un governo che, appunto, viene definito tecnico proprio per le competenze che ciascuna personalità chiamata a governare dovrebbe avere in materia, per risolvere le emergenze politiche in maniera veloce, efficace e soprattutto economica.

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