La ricerca petrolifera in Italia equiparabile al “diritto”, con le buone e le cattive, di predazione e saccheggio del sottosuolo e del suolo. Ma ora cambiare si può e si deve

la necessità di rivedere le politiche di ricerca nel sottosuolo

Secoli fa sulle coste africane sbarcavano i negrieri, mercanti di uomini sostenuti dalle grandi compagnie occidentali e dai latifondisti americani, i quali senza la protezione di leggi ma con la violenza e la complicità dei capitribù locali (acquistata in cambio di perline e pezzi di vetro colorati) saccheggiavano i villaggi deportando gli indigeni da trasformare in schiavi-forzalavoro a costo zero.

Mutatis mutandis, qualcosa di simile sta accadendo da alcune decine di anni anche in Itala, in particolare in Basilicata e altre regioni nel cui sottosuolo è stato rinvenuto qualche giacimento di idrocarburi.

Le condizioni politiche e sociali oggi non consentono saccheggi palesi per cui devono essere garantiti da una copertura legislativa e da una filiera istituzionale conseguente che favorisca la predazione.

Ecco che in Italia i “diritti di estrazione” sono i più bassi esistenti, circa il 10%, contro valori che vanno dal 50 ad oltre il 70% in altre nazioni.

I controlli sulla correttezza degli interventi in superficie e nel sottosuolo, con le buone e le cattive, sono quasi nulli rispetto all’importanza ambientale e socio-economica di varie aree interessate dalle attività petrolifere.

In Italia “si può”! Cantavano i Pooh! In Italia si può dicono i nostri amministratori, non tutti per fortuna, alle compagnie petrolifere: venite, guadagnate, inquinate e poi ve ne potrete andare via impunemente!

Non senza avere elargito perline e pezzi di vetro colorati a sprovveduti e famelici amministratori locali che si accontentano di svendere l’ambiente e le sue risorse di superficie in cambio di piccoli favori personali e di “clan”, magari per avere un trampolino di lancio per una carriera politica a livello nazionale, per avere una manciata di denaro (niente rispetto al valore della predazione del sottosuolo) da usare per ampliare i consensi elettorali in vari modi, ecc..

Ma che penseranno i sostenitori della predazione? Circa i cittadini? Che votino alle scadenze previste e non rompano le scatole!

E circa i comitati di cittadini che si sono resi conto dei danni fatti e di quelli che si possono ancora arrecare alle risorse ambientali di importanza strategica quali l’acqua di superficie e del sottosuolo, al suolo e ai suoi prodotti di qualità? Estremisti arretrati contrari allo sviluppo! Lasciateli parlare: solo parole ma poi…niente di più.

E circa le attività petrolifere incontrollate e incontrollabili, grazie alle vigenti leggi a “maglia larga”, anche nel sottosuolo interessato da faglie attive sismogenetiche che già hanno originato terremoti distruttivi e che ne possono causare ancora altri? E che ce ne importa! Tanto prima o poi il sisma dovrà verificarsi; qualche anno prima o dopo che fa? Tanto mica ci abitiamo noi sulle faglie attive; i problemi sono della popolazione delle aree epicentrali dei sismi come quella del maggio 2012 in Emilia.

E circa gli scienziati, che dicono? Se verranno da noi qualche spicciolo lo potranno sempre avere; però ci devono coprire. E circa qualche scienziato rompiscatole che spiega la pericolosità per l’ambiente e per la salute dei cittadini derivante dal “saccheggio” del territorio? Lasciatelo parlare, isolatelo! Contro pochi scienziati liberi ne possiamo mettere in campo migliaia a nostro favore, i quali anche se sono mercenari, incrementano i numeri a vantaggio della predazione.

Si può cambiare questa situazione? Certamente. Basta votare in maniera che i sostenitori dei predatori vadano a casa!

© Riproduzione Riservata

Commenti