Nonostante mille scoperte, oggi non sappiamo neanche perché ci troviamo su questa terra: proviamo almeno ad impegnarci per restarci il più a lungo possibile. E chi può dire, con certezza, quando e come avverrà la fine?

l’eterna dilemma sulle origini della vita

Abbiamo mai riflettuto su quanto la scienza sia, in realtà, capace di chiarirci le idee? Sappiamo quanto essa sia, in verità, capace di arricchirci o quanto sia utile alla sopravvivenza del genere umano?

Sappiamo, ad esempio, come si sono formati i pianeti? Come si siano formate la terra e la luna?
Almeno tre teorie sembrano contendersi la verità.

Sappiamo come l’acqua sia arrivata sul nostro pianeta? Fino a qualche anno fa gli studiosi affermavano che essa fosse stata portata da un superbombardamento di comete che, cariche di ghiaccio, raffreddarono la palla di fuoco. Cavolo! Di quanta acqua vi fu bisogno? Considerate che il nostro pianeta, come il nostro organismo, è costituito da 75% di acqua. Poi, la NASA, con la missione Deep Impact, esplorò una cometa di passaggio. Accertò che sì, la cometa era costituita da ghiaccio ma l’acqua, che a sua volta aveva dato vita a quel ghiaccio, non aveva le caratteristiche dell’acqua terrestre.

Perché si cercò l’acqua sulla superficie delle comete? Perché alcuni studiosi ritengono improbabile che essa possa essere stata veicolata, in tale quantità, dai bombardamenti meteoritici.

Si cercarono, dunque, delle masse più grandi rispetto ai comuni meteoriti. E come arrivò la vita sulla terra? Arrivò dallo spazio veicolata da quell’acqua delle meteoriti. Tuttavia, alcuni studiosi affermano che sia impossibile che su altri pianeti vi sia vita. E perché mai? Cosa ne sappiamo di quel pianeta, in una lontana galassia sconosciuta, che ruotando sul proprio asse occupa la propria “zona abitabile?”

Sappiamo cosa sia lo spazio e come sia fatto? Non con certezza. Attraverso misurazioni si è scoperto un angolo di 180° che però non riesce a dare la certezza circa l’assenza di curvatura.
Di cosa abbiamo certezza? Che il tempo sia indissolubilmente legato allo spazio. L’esempio ricorrente è l’appuntamento. Se diciamo; “ci vediamo alle sei” qualcuno chiederà “dove?”. Parimenti, se diciamo; “ci vediamo in piazza!” altri chiederà; “quando?”

Gli scienziati, oggi, ci invitano a non parlare più di “universo” ma di “multiverso”. Ci sono molti universi che potrebbero, ad esempio, racchiudere il mistero delle realtà parallele. Se poi iniziano a disquisire circa materia non materia dei buchi neri, beh… è il caso di prendersi le ferie. Essi ci dicono che esistono ma non possono dimostrarlo.

E allora mi tornano alla mente le parole della Hack che, riguardo ai misteri inspiegabili dell’astrofisica chiedeva fede assoluta “perché” precisò “le cose esistono; dobbiamo solo dimostrarlo. Solo se ci crediamo con tutte le nostre forze, un giorno le proveremo!”
Strana idea circa l’ateismo possiede la Hack. No, Professoressa! Forse non vanno così le cose. Non è pensando intensamente a un bue… che avremo un bel paio di corna!

Allo stato attuale non sappiamo neanche perché siamo su questa terra… vediamo almeno di impegnarci per restarci il più a lungo possibile…

Oggi ci chiediamo di quale morte finirà il nostro pianeta. Alcuni dicono che arderà quando Andromeda, collidendo, fonderà con la Via Lattea, altri che gelerà. Caspita! C’è una bella differenza! Magari, nella seconda ipotesi, si potrebbe vivere, almeno per un po’, nel sottosuolo… non credete?

Tuttavia, secondo chi scrive, la capacità in cui l’intelletto dovrebbe eccellere non deve risiedere nella “quantità di risposte” che è in grado di dare, ma la “qualità di dubbi e domande” che è in grado di sostenere . Per il resto, credere all’esistente non dimostrabile della Hack ha lo stesso valore dell’esistente non dimostrabile di Benedetto.

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