A un mese dalle elezioni, lo spettacolo indecoroso della politica “manipolata” dai giornalisti diventa più palese

i “nemici” Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi

Il monopolio anticostituzionale dei giornalisti sulla “informazione”, su quella politica in particolare, sta dimostrando tutta la sua vergognosa e rozza impostura nella campagna elettorale. L’ultimo esempio è il talk show “Leader” di Lucia Annuziata su RAI3 (18/1), ospite la lista di Ingroia. Dobbiamo capire che la casta dei giornalisti è ben più dannosa, pericolosa e repellente di quella partitocratica.

L’aver subito, senza combattere, che il monopolio anticostituzionale della “informazione”, di quella politica in particolare, appartenga ai giornalisti, sta producendo disastri e imposture a catena, sempre più inaccettabili.

In periodo elettorale, lo spettacolo vergognoso della politica “manipolata” dai giornalisti diventa più palese. L’ultimo esempio è quello del talkshow “Leader” di Lucia Annunziata su RAI3 del 18 gennaio u.s. Non si tratta solo di incapacità palese della conduttrice, come è stato scritto, ma di ben altre vergogne. Un programma che discredita ampiamente la RAI sempre meno “Servizio pubblico” costituzionale.

Era stata annunciato come l’incontro di Ingroia con cittadini e lavoratori, era tutt’altro. I lavoratori, illudendosi di poter dialogare con “Rivoluzione civile”, stavano al freddo, all’esterno, silenti ed impediti dall’intervenire. In sala c’erano invece i soliti giornalisti, tra i quali alcuni noti provocatori screditati che cercavano di gettare in rissa l’incontro con i candidati della lista.

C’erano anche altri “invitati” (da chi e perché ?) che cercavano di “incastrare” Ingroia . Gli uni e gli altri non volevano far conoscere il programma della lista invitata, ma solo polemizzare sul nulla, impedendo perfino a Ingroia e candidati di esprimersi e rispondere nel merito. Ecco le poche domande meno “indecenti” di questi due gruppi “selezionati”, nell’arco di 2 ore di trasmissione:

  • Perché è stato candidato al Nord, come capolista, un rappresentante campano?
  • Perché non è stata candidata una attivista della “associazione agende rosse” (Borsellino)? La donna intervistata, impegnata per la lista e delusa, diceva che non avrebbe più votato per Ingroia;
  • Come si spiega la candidatura di Di Pietro che, in passato, aveva voluto la TAV in Val di Susa?
  • Sono sorti dissidi tra Salvatore Borsellino ed Ingroia, tra De Magistris (perché assente?) e Ingroia?

Come si vede, nulla che possa informare o interessare i cittadini e gli elettori italiani, ma solo gossip e tentativi maldestri di mettere zizzania all’interno della lista o tra candidati e non candidati. Peraltro domande pretestuose che si smontano facilmente, come mostreremo e come hanno tentato di dire i candidati.

Per fortuna, Fiorella Mannoia, all’inizio, era riuscita a declamare con efficacia il programma della lista “Rivoluzione civile”, sconosciuto ai più e sempre oscurato da tutti i mass-media italiani.

La trasmissione, sia per la malafede degli “invitati contrari” che per la incapacità assoluta della conduttrice, ha poi assunto toni polemici personali, di scontro verbale tra i presenti, eludendo ogni ruolo informativo.

Nella gazzarra, Ingroia e i candidati – sorpresi dall’inganno pianificato e poco attrezzati alle rozze e strumentali dinamiche giornalistiche della TV – si sono trovati in difficoltà e hanno perso colpi e lucidità.

Mi auguro che, in futuro, capito l’inganno giornalistico corrente, possano correre ai ripari e migliorarsi. I candidati di “Rivoluzione civile”, espressioni della società (maggioritari) e dei partiti di opposizione a Monti e a chi lo sostiene (PD e SEL), sono stati selezionati in gran fretta e tra molte candidature offerte, in coerenza con il programma elettorale e secondo questo ordine, concordato e accettato a priori:

  1. Ingroia in tutte le circoscrizioni
  2. esponente società civile
  3. indicazione forze politiche
  4. Al Senato prevalentemente società civile. L’obiettivo è di avere un numero di prevedibili eletti della società civile dal 55 al 70% (in rapporto a quelle che saranno le percentuali di consenso).

I partiti aderenti sono onesti e coerenti, rappresentano una forza organizzata per la nuova lista civile.

E’ possibile e naturale che, in qualche circoscrizione, vi siano candidati “esterni”. Il caso di Lidia Undiemi che rivendicava un propria candidatura è stato spiegato da Ingroia; in ogni caso, sono molti coloro che, pur meritando una candidatura, non hanno potuta ottenerla per motivi diversi. In realtà, come ha sostenuto Ingroia, è il meccanismo delle legge-truffa elettorale che genera “distorsioni” a catena.

Se Di Pietro, da ministro, nel lontano passato ha sostenuto la TAV, oggi sottoscrive un programma elettorale NO-TAV è una conquista della lista e un ripensamento positivo del leader IDV: esso non nasce in questi giorni, si è già manifestato per una serie di ragioni intervenute nel frattempo.

I dissidi Borsellino/Ingroia – o De Magistris/Ingroia – sono invenzioni strumentali dei mass-media, smentiti dai diretti interessati. De Magistris non era presente all’incontro di RAI3, in quanto non candidato.

Ma aldilà delle facili risposte a rilievi deboli e strumentali, quello che conta è che i cittadini non abbiano potuto conoscere e valutare le proposte e il programma di “Rivoluzione civile”, né la sua alterità rispetto ad ogni altra lista, in particolare di centro-destra e di centro-sinistra.

Penso anche che Ingroia debba essere molto più netto nella chiusura a PD e SEL, partiti legati a Monti e alla sua politica. Dire che si possono determinare convergenze su singole questioni è una banalità che crea però una dannosa ambiguità , sulla quale gli imbonitori mediatici “vanno a nozze”. Una banalità, perché chi mai rifiuterebbe voti del PDL o della Lega su una mozione che bocciasse la TAV o l’aumento del riarmo?

Anche nei rapporti con Grillo serve chiarezza e nettezza: dopo le sue ultime deliranti sortite – casa Pound, abolizione dei sindacati, ecc. – la condanna di Grillo deve essere netta, senza ambiguità e tatticismi.

Si tratta di incertezze ed ambiguità che possono solo danneggiare la lista di “Rivoluzione civile”, nonché i movimenti ed i partiti che la sostengono e la sosterranno. Penso anche che Ingroia ed i suoi candidati, debbano acquisire in fretta una maggiore cultura politica e comunicativa, in modo da contrastare più efficacemente l’impostura pianificata della casta dei giornalisti.

Anche candidare alcuni di loro, come fanno tutti i partiti tradizionali, perché “più presentabili” è una soluzione discutibile, perché rafforza il monopolio politico-mediatico dei giornalisti e delle loro logiche.

E’ invece tempo di capire che la casta monopolistica dei giornalisti, del tutto anticostituzionale, è molto più dannosa e repellente di quella partitocratica, perché ci impedisce di conoscere e di valutare correttamente. Invece è questo il presupposto di ogni scelta politico-elettorale cosciente. Una lista che si basa sul rispetto e sul rilancio della Costituzione non può accettare il monopolio dei giornalisti, meno che mai sulla informazione politica ed elettorale. Oggi i giornalisti – buoni o cattivi che siano – usano la TV e i giornali come se fossero loro salotti privati, invece che strumenti essenziali di informazione e conoscenza pagati e sostenuti dai cittadini-utenti, dalla pubblicità e dallo Stato (contributi editoriali). Siamo arrivati al punto che i conduttori-giornalisti vengono pagati in funzione della pubblicità che raccolgono con i loro teatrini in TV.

Si tratta dunque di questioni elementari di democrazia politica e mediatica che la lista “Rivoluzione civile” deve affrontare e risolvere, rivendicando il DIRITTO A COMUNICARE dei cittadini (Cost.art.21 e 43). Finché ciò non avverrà, ci ritroveremo le situazioni vergognose ed aberranti, come quella qui descritta.

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