I soci della cordata “coraggioso” del 2008 cercano un compratore: la compagnia di bandiera è al collasso

Alitalia sempre più in difficoltà

 

L’Alitalia ha esaurito il carburante, i soldi sono finiti. E i soci italiani della compagnia, i “Capitani coraggiosi”, chiamati “patrioti” da Silvio Berlusconi che nella campagna elettorale del 2008 lanciò la cordata italiana, la Cai, guidata da banca Intesa e Corrado Passera, cercano un compratore.

Il 13 gennaio è scaduto il vincolo che si erano dati, in gergo lock up, a non cedere le loro quote. Adesso sono liberi di vendere. Il pretendente favorito per l’acquisto è Air France-Klm. E’ la stessa compagnia franco-olandese che nel 2008 era giunta a un passo dall’acquisto della malconcia Alitalia pubblica. La trattativa era alle battute finali con il governo Prodi, ma il progetto fu respinto da Berlusconi in nome dell’italianità, e anche i sindacati gli diedero una mano, perché bocciarono il piano industriale dei francesi.

Respingere l’offerta di Air France e fare l’operazione Cai – come spiega il blog “Cado in piedi” – è costato ai contribuenti almeno 3 miliardi di euro. I francesi si sarebbero accollati circa due miliardi di debiti finanziari e avrebbero messo un altro miliardo con un aumento di capitale. Invece, con la cordata lanciata da Berlusconi, i debiti sono rimasti a carico della collettività, inoltre settemila ex dipendenti dell’Alitalia hanno perso il lavoro, una legge ha garantito loro l’80 per cento dello stipendio per sette anni.

Neppure la nuova Alitalia privata, pur libera da zavorre e con il monopolio su molte rotte nazionali garantito dall’acquisto anche di Air One, è riuscita a decollare veramente. I conti sono in rosso dalla nascita, il capitale è stato quasi interamente bruciato dalle perdite, pari a 678 milioni nei primi tre anni di attività, più altri 173 milioni persi nei primi nove mesi del 2012. L’attività dell’Alitalia è stata ridimensionata, meno aerei, meno voli, meno dipendenti, sono aumentate le quote di mercato delle compagnie concorrenti, tutte straniere. E adesso, per risparmiare, i patrioti hanno anche affittato alcune rotte a una compagnia rumena, la Carpatair, che impiega propri equipaggi, mentre ci sono 5mila lavoratori in cassa integrazione o in mobilità

Allora a cosa è servito il sacrifici odi 3 miliardi è rotti imposto alla collettività dal progetto di Berlusconi e di banca Intesa con Passera, che adesso è ministro dello Sviluppo nel governo Monti?

I “Capitani coraggiosi” sono in fuga. Chi sono? Sono Colaninno, i Benetton e i Gavio proprietari di autostrade, Emilio Riva il patron dell’Ilva, la famiglia Ligresti ha passato la mano all’Unipol, l’ex proprietario di Air One Carlo Toto, gli Angelucci proprietari di cliniche, la Pirelli e tanti altri. Sono entrati di malavoglia in questo affare, attirati da Berlusconi che ha promesso: “Siete dei patrioti. Vi ringrazio per aver risposto con il cuore e vedrete che sarà un buon investimento”.

Adesso vorrebbero fari riconoscere da Air France un prezzo più alto del capitale che hanno versato, in tutto 847 milioni di euro. C’è anche l’interesse di una compagnia araba, la Etihad di Abu Dhabi, che potrebbe avere una quota solo di minoranza. Con i francesi non c’è accordo sul prezzo. Air France, che è già entrata nel 2009 come partner industriale con una quota del 25 per cento, non è disposta a pagare un prezzo come quello già offerto a Prodi, sembra che al massimo potrebbero sborsare alcune centinaia di milioni di euro.

Italianità non ha coinciso con l’interesse nazionale, ma con gli interessi, privati, di un gruppo di imprenditori che hanno accettato di intervenire nella speranza di ottenere benefici, compensazioni nelle loro attività.

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